La figura di Ramiro Ledesma Ramos nel tempo non ha mai ricevuto l’importanza che merita, tramandata solamente da pochi scritti di arguti studiosi che hanno deciso, giustamente, di approfondire quella che è stata una personalità degnamente rivoluzionaria. 

Ramiro Ledesma Ramos si contraddistinse per il suo spirito ardentemente intransigente, una personalità incapace del compromesso e sempre in sfida con se stesso e il mondo intero, pur di mantenere una ferrea coerenza ideologica, fattore che gli diede un’impronta più unica che rara in tutto l’ambiente nazionalrivoluzionario spagnolo. Una personalità “elettrica”, per utilizzare un termine futurista, per il suo stile d’abbigliamento caratterizzato da berretti e lunghi cappotti, che sfoggiava in sella alla sua ruggente motocicletta, una Royal Enfield. 

Fondatore delle Juntas de Ofensiva Nacional-Sindacalista (JONS), unitesi in seguito con la Falange per coniugare rivoluzione e aristocrazia spirituale, i due elementi che rispecchiavano il carattere dei due mostri sacri del fascismo spagnolo, ovvero Ledesma Ramos e Josè Antonio Primo de Rivera.

Tra queste due figure possiamo parlare di un rapporto di amore e odio, contraddistinto da un profondo rispetto, ma anche da un continuo scontrarsi per via dell’animo di Josè più portato alla moderazione e al compromesso, a discapito dell’intransigenza di Ramiro Ledesma, testardo per natura e orgoglioso in una maniera “sovrumana”, come citeranno molti suoi biografi in seguito. Tale rapporto conseguì la scissione tra Falange e JONS, che tornarono ciascuna alle proprie attività politiche e militanti.

Nelle sue due principali opere “Discorso alla gioventù spagnola” e “Fascismo in Spagna?”, si trova la sintesi del suo enorme pensiero, mirato alla creazione di uno Stato Nazionale del Lavoro mediante l’introduzione del corporativismo, della socializzazione delle imprese e dei mezzi di produzione, di ispirazione repubblicana (ma con nulla a che fare con la visione marxista imperante in tale organo istituzionale ai tempi). Mirava anche alla separazione fra Stato e Chiesa e forgiò il sindacalismo nazionale, cosicché il suo pensiero si può considerare tra le colonne portanti dell’ideologia del nazionalsindacalismo, seguendo principalmente il modello di Sorel.

La formazione filosofica di Ledesma Ramos si deve principalmente alle influenze avute da Ortega y Gasset, Heidegger, Nietzsche, Fichte, Bergson e Kierkegaard, che hanno contribuito a costruire l’intelletto del giovane rivoluzionario. Dal punto di vista politico, oltre che spirituale, le influenze subite vanno dal fascismo di Benito Mussolini, passando per l’avanguardia Futurista e giungendo all’arditismo e al sindacalismo rivoluzionario.

Religiosamente, invece, Ramiro considerava il destino dell’unità spagnola sotto il Cattolicesimo: infatti, riteneva che senza la spiritualità cattolica non poteva esservi alcuna Spagna, ma riservava un profondo rancore nei confronti delle istituzioni clericali, che riteneva colluse con il capitalismo e il liberalismo imperanti nella terra iberica.

Ramiro Ledesma Ramos, può essere considerato – oltre che figura cruciale per il nazionalsindacalismo – anche l’ideologo fondamentale per un fascismo spagnolo, intriso di beltà rivoluzionaria, mistica del sacrificio e ardimento della lotta, con una visione improntata in maniera efficiente anche sul tipo di propaganda da utilizzare, come quando lanciò la “Conquista del Estado” (un bollettino di guerra militante), che portò in ogni contesto, dalle università ai campi, dalle fabbriche alle botteghe, e ancora nei luoghi di incontro come bar, ristoranti e via discorrendo.

Una mentalità portata per una vita eroica, quella del giovane rivoluzionario, arrestato nel 1936 dalle guardie repubblicane e condannato a morte tramite fucilazione nel cimitero di Aravaca, il 29 ottobre 1936, insieme allo scrittore Ramiro de Maeztu. Si narra che, prelevato per essere fucilato, volle darsi una morte ai suoi occhi più onorevole gettandosi sul fucile della guardia che lo accompagnava. Anche negli ultimi istanti della sua vita, Ledesma Ramos, non ha ceduto all’incoerenza e ha scelto la morte in faccia al nemico, senza alcuna resa, “come per andare  più avanti ancora”.

«Non hanno ucciso un uomo, hanno ucciso un’intelligenza!»
(Ortega y Gasset, maestro di Ramiro Ledesma Ramos)

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