A Verona non è andata in scena la perfezione, gli oratori di Verona non hanno tutti una vita perfetta, la relazione finale di Verona non è perfetta. Eppure a Verona è fiorita una speranza.

Qualche commentatore cattolico, tra i pochi rimasti, stranamente non se ne compiace come dovrebbe, perché, dice, quella speranza è labile e troppo timidi coloro che l’hanno accesa.

L’imperfezione di Verona non è la conseguenza della paura, come è stato scritto, o della volontà di compiacere il nemico.

L’imperfezione di Verona è frutto di quell’umanità il cui agire è così imperfetto che è l’imperfezione la normalità e la perfezione la quasi irraggiungibile aspirazione.

Debole e fragile l’umanità vista a Verona, come sempre debole e fragile è stata, soprattutto quando deve parlare di cose alte e grandi: di vita, di morte, di Dio. Argomenti per i quali mancano le parole persino ai santi ed anche la mente dei geni “si spaura”.

Persino la dottrina di Santa Romana Chiesa – certamente non nelle sue verità fondamentali – è stata rielaborata nei secoli attraverso l’esempio dei santi, gli insegnamenti dei mistici, le encicliche dei Papi.

Nella Chiesa antica il celibato non è condizione essenziale per divenire ministro di Dio.

San Pietro era sposato, sposato era san Gregorio che fu vescovo di Nissa e così tanti altri prelati.

Ancora ai nostri giorni i preti costantinopolitani, di rito antiocheno, caldeo, armeno e greco cattolico possono essere ordinati pur avendo moglie.

È il 1215 l’anno in cui il papa Innocenzo III decide di regolamentare il matrimonio, ma è solo nel 1439 che il Concilio di Firenze stabilisce che è un sacramento.

Lunghissime le dotte disquisizioni se, in caso di adulterio, fosse possibile contrarre validamente una nuova unione. Sono a favore di questa tesi venerabili dottori della Chiesa quali san Basilio, Giovanni Crisostomo e san Cirillo. Si decide però diversamente.

Quando l’umanità pensa, pensa così, senza eccezioni.

A Verona sono state ribadite con coraggio verità offuscate dalla propaganda pazzoide, ma efficace degli ultimissimi anni.

A Verona sono venuti allo scoperto tutti: i non cattolici pensanti che, per il solo fatto di pensare, sono con noi, almeno in parte, almeno su certe questioni; i cattolici spaventati che si sono sentiti rinvigoriti, i cattolici che credevano di esserlo e non lo sono, ma soprattutto i nostri nemici, così arrabbiati, così sconvolti, così scioccati da convincermi dell’assunto iniziale: a Verona non è andata in scena la perfezione, ma è fiorita una speranza. Coltiviamola. Non lasciamola sfiorire perché “si sarebbe potuto far di meglio”.

Finora non si è fatto quasi nulla e quando si è fatto qualcosa si è fatto di peggio.

Altri passi falsi si faranno.

Ciò significherà soltanto che staremo camminando. Brutta notizia per i tanti che ci vogliono fermare!

Print Friendly, PDF & Email