Ho molti dubbi che il sistema democratico sia il migliore di tutti i sistemi di governo, però vuoi vedere che proprio questo sistema stavolta ci caverà d’impaccio?

A seguire i talk-show, i TG, ma anche le notizie cartacee c’é da perdere la trebisonda:

  • le razze non esistono, come non esistono più il papà e la mamma, e di colpo ti scopri razzista e omofobo senza esserlo;
  • l’immigrazione clandestina non è un problema, anzi ci serve a contrastare la denatalità e a pagare le nostre pensioni, e di colpo ti spaventi perché sembra quasi che tu sia l’unico ad essere preoccupato per un fenomeno pericolosissimo e per una analisi che definire cretina è un eufemismo;
  • di colpo, gli zingari (che adesso per legge devi chiamare “rom”, altrimenti s’incazzano e ti perseguono penalmente, appoggiati da tutti gli anti-razzisti e anti-xenofobi d’Italia e della UE) sono tutti santi, non rubano più, non sfruttano più le donne e i bambini per taccheggiare e per molestare con una insistente quanto falsa richiesta di  carità… peccato che mi abbiano rubato in casa tre volte e altre due abbiano cercato di sfilarmi il portafoglio dalla tasca.

Solo noi italiani «de souche» siamo impresentabili, brutti, sporchi e cattivi perché di colpo, senza nemmeno esserne coscienti, abbiamo virato verso il razzismo, la xenofobia e l’omofobia. Così dobbiamo fare l’autoaccusa – di sessantottarda e maoista memoria – di razzismo, xenofobia e omofobia. Sì, anche la demenziale invenzione dell’omofobia, con annesso reato, accusa che si rivolge a chi, stando al significato delle parole, teme l’uguale.

Meno male che è arrivata una squadra di qualificati esperti (Cirinnà, Saviano, Vauro, etc.) a spiegarci che siamo diventati razzisti, xenofobi ed omofobi, perché francamente io non me ne ero accorto:

  • vivo in Marocco tra i marocchini e, ricambiato, mi ci trovo benissimo, forse non sono poi così razzista e xenofobo;
  • ho qualche amico omosessuale (che essendo intelligente non ha fatto della sua omosessualità una bandiera), ci vado d’accordo e testimonio che mai è stato oggetto di denigrazione da parte mia o degli altri amici. Ergo, non sono nemmeno omofobo (secondo il significato dato dagli «illuminati» a questo strano termine).

Eppure, rimango fortemente preoccupato perché:

  • tengo ad essere definito caucasico, né più e né meno come il mio amico negro tiene ad essere definito negro (e non «di colore»), perché si trova benissimo nella sua negritudine e la rivendica;
  • ritengo che la vita proceda da padre/madre in figlio e che quel trittico formi la famiglia naturale, e non proceda invece da generici genitori 1-2 in figlio (meglio se asessuato), perché, è bene specificarlo, solo un padre e una madre generano (i genitori omo no!);
  • l’immigrazione clandestina mi preoccupa perché scarica sulle nostre coste la feccia del Maghreb e dell’Africa sub sahariana che giunge da noi per meglio delinquere e meno pagare il fio delle malefatte, e perché ci sono sempre «quelle zoccole di italiane disposte a farsi scopare»… ho usato una serie di eufemismi per smorzare la trivialità di frasi che vanno per la maggiore tra quella marmaglia che qualcuno, in cerca di una farlocca patente di umanitarismo, ci induce ad accogliere festanti;
  • avvezzo come sono a guardarmi intorno e a dire pane al pane e vino al vino, dichiaro che gli zingari, o rom che dir si voglia, di cui ho contezza, rubano e sfruttano donne e bambini per scucire, in maniera truffaldina, l’elemosina. Questi sono i rom di cui ho contezza dai miei 63 anni, dai racconti dei miei genitori e dei miei nonni, che affondano le radici agli inizi del ‘900.

La qualificata squadra di cui sopra ha fatto una scoperta da premio Nobel: l’acqua calda. E’ vero, gli assassini sono assassini a qualunque stirpe/etnia/popolo appartengano (scegliete voi il sostantivo che volete, essendo stato cassato il termine razza), però, la commissione che esamina le scoperte da premio Nobel non può non non rilevare che chi fa questa chiosa evidentemente evita di riflettere su una realtà inoppugnabile: esistono popolazioni che, per educazione, cultura, tradizione, spirtualità, civismo, hanno una diversa percezione del «prossimo» e del modo di rapportarsi con esso; non solo, molti sono naturalmente propensi ad abbandonarsi alla passionalità derivante dalla collera, dall’impulso sessuale e da tutti quei tropismi (compresa la ybris da consumo di alcool) che sono suscettibili di innescare comportamenti selvaggi.

Lasciamo stare le speculazioni da premio Nobel e diciamoci un concetto terra-terra, che più realistico non si può: tramite l’immigrazione clandestina noi stiamo imbarcando sul territorio del nostro paese un’orda (spero che esista ancora questo sostantivo) della peggiore gente  degli altri paesi, propensa a rapportarsi col prossimo in maniera più «selvaggia» di quella alla quale siamo avvezzi, non ultimo perché quella qualificata squadra di cui sopra ha istillato nelle loro orecchie che noi, già crociati e colonialisti, sfruttatori capitalisti dell’Africa, siamo stati molto cattivi con loro.

Per queste perplessità e per queste considerazioni, si viene tacciati di ignoranza dagli «illuminati» e democratici rappresentanti dell’Italia inglobante e solidale.

Il sunto delle considerazioni delle Boldrini, dei Saviano, dei Vauro, e delle Bonino, insomma di quella squadra di fenomeni del progressismo nostrano, non lascia adito a dubbi ed è, più o meno, il seguente:

  • «gli italiani hanno bevuto il percolato di razzismo che Salvini e quelli come lui trasudano e, dunque, sono diventati razzisti»

oppure

  • «non capisco come mai un così gran numero di italiani segua quei beceri individui identitari, patrioti e sovranisti» (più o meno D’Alema dixit). Mistero della fede: quella rossa, la stessa che ha permesso le foibe mentre si urlava contro il fascismo ormai caduto e che ha indotto i padri del D’Alema nazionale a isolare con dei picchetti i treni dei profughi dell’Istria per evitare che quei profughi – che fuggivano la stessa ideologia professata per decenni dal D’Alema – fossero rifocillati.

Il Sindaco di Napoli, De Magistris, ce l’ha addirittura con il «fascista» Salvini perché, Ministro dell’Interno, gli capita di indossare la giubba della polizia… e che dire dunque del Renzi, che quando andava in giro per le missioni militari in Italia e all’estero vestiva la giubba mimetica dell’esercito?

Veniamo al dunque: siamo sicuri che gli italiani (la maggioranza) si sono fatti rimbecillire dal Salvini e dai patrioti cosiddetti sovranisti?

Non sarà che imbecilli sono i D’Alema, le Boldrini, i Saviano, i Vauro e compagnia democratica cantante che – democraticamente, s’intende – definisce “imbecilli” gli italiani che la pensano diversamente da loro?

Se la democrazia corrisponde al D’Alema-pensiero, per cui noi che non siamo d’accordo con lui siamo degli idioti, penso che il D’Alema abbia sbagliato qualcosa nel suo modo di intendere la democrazia. Ah già, dimenticavo, quanto a democrazia aveva già espresso il suo modo di intenderla quando, qualche tempo, fa ha ammesso, banalizzando l’episodio, che «anch’io quando ero giovane ho lanciato qualche molotov». Bravo! Un’ottima maniera di convincere chi la pensa diversamente. Ma, si sa, le molotov dei compagni sono generatrici di un fuoco purificatore che produce libertà e «diritti civili».

In ogni caso, hanno ragione a preoccuparsi per la democrazia in pericolo, devono solo rendersi conto che a minacciarla sono proprio loro, quando ostentano disprezzo per le scelte elettorali di un popolo – un tempo trionfalmente definito ‘sovrano’ – che non ne vuole sapere delle loro mene ideologiche e anti-nazionali.

Si spieghi loro (ai Vauro, ai D’Alema, ai Saviano e soci) che il concetto democratico prevede che la maggioranza vince e mena il torrone (e non per questo è sporca, brutta e cattiva) e la minoranza fa opposizione. Magari anche in maniera dura, ma senza basarsi sul livoroso disprezzo nei confronti di chi è colpevole di non volere la liquidazione dell’Italia prospettata dai poteri sovranazionali di cui la sinistra nostrana è serva. Sperare questo, però, è obiettivamente un po’ ingenuo, considerando la posta in gioco e i soggetti in campo.

Cianciano di pericolo fascista e razzista – associando sistematicamente questi due nomi alla violenza, cieca e gratuita – quando appartengono, o ne sono contigui, a quel mondo che ovunque urlava slogan tipo «camerata basco nero, il tuo posto è al cimitero» oppure  «uccidere un fascista non è un reato»; bieche sentenze (analoghe alla legge sulla blasfemia del mondo islamico radicale, per cui basta accusare qualcuno di blasfemia per eliminarlo), in ossequio alle quali il commissario Calabresi, Sergio Ramelli e i fratelli Mattei (solo per citare alcune delle vittime di quegli anni, “formidabili” secondo l’espressione dell’ex capo sessantottino Mario Capanna) furono assassinati.

Infine, un appello: Cirinnà (che ti fai fotografare con la maglietta recante la scritta «meglio frocio che fascista» oppure col cartello con su scritto «Dio, Patria, Famiglia, che vita di m…»), D’Alema, Vauro, Saviano e membri vari della sinistra italica, prima di aprire la bocca (e sparare idiozie ad alzo zero)… accendere il cervello, credetemi, è l’unico modo per non fare la figura degli imbecilli.

Altrimenti continuate a pensare e ad urlare che chi non condivide le vostre idee e le vostre intenzioni sia un troglodita e oscurantista “residuo del Medioevo”. Peccato per voi, però, che – almeno su alcuni temi decisivi – la maggioranza degli italiani, anche se un po’ confusamente, la pensi in maniera diversa e lo abbia manifestato attraverso l’esercizio democratico del voto.

Forse, proprio grazie alla democrazia, ossia a quel sistema di governo che da sempre mi lascia qualche dubbio,  stavolta l’Italia del primato morale e civile del suo popolo potrà evitare di non finire nelle grinfie dei suoi carnefici.  

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