Con sentenza del 27 marzo scorso, il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha accolto il ricorso contro il provvedimento emesso dal Questore di Roma nei riguardi di un militante di Forza Nuova che, denunciato a seguito della partecipazione alla manifestazione del 15 giugno 2017 contro lo Ius Soli, era stato destinatario della misura di interdizione per un anno dagli stadi e da tutti gli eventi e manifestazioni sportive (Daspo).

Conseguentemente, il Tar ha annullato il Daspo poiché comminato in seguito ad un fatto compiuto durante una manifestazione politica e – si legge nella sentenza di annullamento – “all’infuori di qualsivoglia collegamento con un evento o manifestazione sportiva”.

La sentenza in questione, dunque, ribadisce un orientamento già consolidato, sia della giurisprudenza amministrativa sia di quella penale, per cui il Daspo, in quanto misura di prevenzione interdittiva atipica, può essere “connessa ad una situazione di pericolosità espressa solamente in occasione di manifestazioni sportive” (in tal senso si veda: Tar Molise, sez. I, 11 marzo 2016; Tar Umbria, sez. I, 19 febbraio 2016 n.103; Cass. Pen. Sez. III, 28 gennaio 2014, n. 3713).

È quasi superfluo sottolineare che questa pronuncia della giustizia amministrativa riveste per noi una fondamentale vittoria di carattere politico, nonché rappresenta un segnale forte alle Questure italiane e, nello specifico, alla Questura di Roma. Infatti, finalmente, un giudice nella Capitale ha ribadito quello che diciamo da sempre, e cioè che non può essere strumentalizzata la passione per il calcio e lo sport in generale, nutrita da tanti militanti, come strumento per reprimere la partecipazione e la militanza politica.

Da oggi, dunque, il sistema perde un importante strumento di repressione indiscriminata; d’altro canto, noi soldati politici conquistiamo un ulteriore margine di azione, in vista delle future battaglie di legittima resistenza nazionale.

Andrea Di Cosimo
Vincenzo Antonio Nardulli