Il conflitto nel Donbass è scoppiato nell’aprile del 2014 in seguito alla cosiddetta “rivoluzione colorata” del popolo ucraino in Piazza Maidan (Kiev), dove gli insorti hanno rivendicato la loro appartenenza all’Europa con la volontà di unirsi all’Unione Europea ed alla NATO. Infatti, non era difficile rinvenire nella folla rivoltosa vessilli blu con le stelle gialle, bandiere arcobaleno o a stelle e strisce e tutto ciò che può rappresentare l’occidentalismo atlantista.

Tra i manifestanti anche alcune formazioni paramilitari definite “neonaziste” come Pravy Sektor, Azov e Svoboda, che hanno guidato l’attacco al sistema. Forze chiaramente manovrate da CIA, Mossad e altri poteri esteri, che oggi continuano a fare il proprio sporco gioco in Ucraina, approfittando della profonda fase di stallo che ha fortemente destabilizzato questa nazione. I finanziamenti esteri alle formazioni cosiddette “naziste” ucraine sono palesi, in quanto in pochissimo tempo tali forze sono riuscite ad ottenere ingenti armamenti e altro materiale bellico utilizzato esclusivamente contro la popolazione civile del Donbass, che invece si difende a stento e come può.

Diversi movimenti politici europei avevano avvisato i nazionalisti ucraini dopo Maidan, mettendoli in guardia dal cadere dalla padella (il corrotto regime precedente) nella brace (asservimento totale all’atlantismo di USA, UE e NATO); tra questi anche Forza Nuova, che oggi sostiene la causa del Donbass.

L’armata occidentalista riconducibile all’Ucraina di Poroshenko e dei “pupazzi nazi” a stelle e strisce, quindi, si scontra con le due repubbliche popolari del Donbass (Donetsk e Lugansk) che non hanno accettato la svolta liberale ed europeista di Kiev, proclamando i propri territori come indipendenti e con milizie del popolo come corpo di difesa.

Le due Repubbliche popolari del Donbass si contraddistinguono per un interessante esperimento politico, ovvero il superamento della classica dicotomia destra contro sinistra, al fine di costituire un fronte ribelle capace di legare combattenti di diversa estrazione politico-idelogica, allo scopo di salvare la Patria dalle grinfie del mostro “Usraeliano” (Israele e Stati Uniti d’America) e dei suoi vari lacché.

Economicamente, socialmente e politicamente, le due Repubbliche popolari hanno sviluppato una dottrina che si rifà al socialismo nazionale e si basa sui valori fondamentali della civiltà, quali Dio, la patria, la famiglia, il lavoro e la giustizia sociale. Non è affatto raro, infatti, constatare quanto siano permeati dalla religiosità cristiana gli strati civili e militari del Donbass; una religiosità che fa da collante per la difesa della patria, dei propri cari, prestando grande attenzione all’importanza del lavoro in chiave anti-liberale, considerando i lavoratori ancora fulcro e anima pulsante della società.

Al contrario gli Ucraini (Ukropi, così chiamati per la loro sudditanza a UE e USA), in particolare le formazioni “neonazi”, hanno forti connotati “neopagani” dal sapore new age, che sanno tanto di sionismo anti-cristiano. Un espediente, quello del neopaganesimo, sapientemente utilizzato da certi ambienti per cacciare il cristianesimo dai movimenti patriottici e così privarli dell’importantissimo vincolo alla vera religione, costringendoli, di fatto, ad una falsa e fuorviante spiritualità “fai da te”.

Ma, come già mostrato, nella guerra civile che insanguina l’Ucraina vi sono, ovviamente, altri determinanti aspetti in ballo, quello legato all’indipendenza dal giogo atlantista USA-UE-NATO e quello legato al modello economico che vede lo scontro fra la concezione liberal-liberista e quanto le si oppone in nome della giustizia sociale e del bene che ne consegue per le famiglie e la nazione.

Due mondi si confrontano nel Donbass, geograficamente vicini ma molto lontani sul piano dei principi e dei valori su cui imperniare la vita delle persone e delle comunità. Un confronto armato e sanguinoso che, purtroppo, oggi è quasi dimenticato; un conflitto del quale raramente si parla nei telegiornali o attraverso gli altri organi di informazione (e forse, qui da noi, questo non è del tutto un male, vista la malafede di larga parte del sistema mediatico nostrano, quasi tutto controllato dal potere mondialista), ma che non può essere ignorato per il dovere di giustizia che impone di dire la verità su quanto sta accadendo in quella terra e sulle ragioni che hanno causato – ed ancora causano – tanti morti e dolore.