È esistito un Papa nel passato che abbia detto/fatto banalità simili a quelle di Papa Francesco e come lui abbia aderito alle tendenze culturali “alla moda”?

A titolo paradigmatico, queste tendenze, le contengo tra la prima di cui ho memoria e che ha dato un duro colpo al mio papismo incallito, e l’ultima:

  • “Chi sono io per giudicare?” (in merito alle coppie gay);
  • “I rom sono gente semplice e gioiosa”.

Sicuramente è esistito e, fortunatamente, la Chiesa sempre ha saputo curare le ferite lasciate da quei pontefici, per cui restano salde tanto la mia cristiana speranza quanto la convinzione che fuori dalla Chiesa non c’è salvezza.

Ma ora, dopo anni di perplessità e demoralizzanti dubbi, rivolgendomi idealmente al Papa mi viene da dire:

  • se Voi, Santo Padre, non Vi ritenete in grado di emettere un giudizio su un argomento così denso di ricadute sul futuro, contraddite la verità; contraddite quella verità che rende liberi, quella verità di cui andava parlando colui del quale Voi siete il Vicario: nostro Signore Gesù Cristo;
  • se Voi, Santo Padre – trascurando la maggioranza degli italiani che sulla loro pelle sperimentano quotidianamente la gaia attività di borseggio e di accattonaggio molesto praticato dagli zingari – elargite loro (coram populo e senza il benché minimo richiamo a comportarsi meglio)  simpatia e sostegno, ancora una volta contraddite quella verità che rende liberi (e onesti).

Santità, noi abbiamo bisogno di conforto alle nostre certezze: papà e mamma, solo loro, costituiscono il fondamento della famiglia naturale (la sola vera famiglia) e rendono fertile e possibile la società umana; tutto il resto è falso. Due uomini o due donne che si uniscono in pseudo-matrimonio, oltre ad essere un controsenso semantico sono il contrario della verità e per analogia, quindi, sono il contrario della libertà, e se Voi, Santità, non scomunicate una perversione che, se protetta dalle leggi, è in grado di spegnere la società e la vita… tradite la verità e l’autentica libertà. Vi prego, abbiate il coraggio della coerenza e fustigate senza remore, come Gesù fustigò i mercanti nel tempio.

Santo Padre, gli zingari stessi ammettono di essere dediti al furto e all’accattonaggio molesto, nonché allo sfruttamento dei loro figli per ottimizzare i proventi dell’accattonaggio stesso (ipocritamente premettendo che la colpa di tutto ciò è dei non zingari e della loro intolleranza). C’era proprio bisogno di convocarli in Vaticano per dar loro un paterno buffetto e dichiarare coram populo che sono persone semplici e gaie? Santità, non c’era proprio spazio per un cazziatone generale, ribadendo loro che, se vogliono essere ben accetti, devono smetterla di rubare, di sfruttare la figliolanza e di detenere, alla faccia della miseria che in malafede vanno palesando, oro e automobili lussuose?

Santo Padre, ditemi per favore: Voi avete per caso in uggia le persone che non hanno particolari problemi economici perché si accontentano del loro; che non rubano; che sono eterosessuali; che vanno a messa e pregano in maniera magari un po’ distratta, oppure un po’ bigotta; che sono contro l’aborto e il «matrimonio» omosessuale; che non apprezzano gli zingari perché sempre li sorprendono, specialmente sugli autobus, con le mani nelle tasche altrui intenti a sfilare il portafoglio?

C’è spazio nella Vostra pastorale per le persone normali? Per esempio, io dalla Vostra pastorale mi sento escluso, perché la considero farlocca… ed è questo che più di tutto mi duole: sentire come  farlocca la pastorale del Santo Padre. Quella pastorale che risulta essere farlocca anche per il modo in cui viene fatta passare attraverso i media: una pastorale stile «Imagine» di John Lennon, che sognava un mondo ove regnasse il piattume spirituale.

Santità, cosa aspettate a distribuire qualche scomunica contro il «gay pride» e contro tutti coloro i quali sostengono che due pederasti o due lesbiche hanno il diritto di «sposarsi», che possono non solo adottare ma anche concepire un figlio per interposta persona?  Cosa aspettate a lanciare anatemi contro coloro i quali vogliono staccare il crocefisso dalle pareti di scuole, ospedali e tribunali? Cosa aspettate a dire che la proposta di coprire con tendine amovibili i simboli cristiani – partorita da una giunta progressista della provincia di Bologna (Pieve di Cento) – è un’imbecillità? Voi che siete tanto spontaneo…

Smettete, Vi prego, di cincischiare ed esprimete il Vostro definitivo no alla comunione per i divorziati (io sono un divorziato e porto sul groppone la resposabilità di quel gesto sacrilego, non oso avvicinarmi alla particola e non voglio che nessuno mi assolva, perché solo Gesù lo potrà fare quando sarà il momento).

Cosa aspettate, Santità, a confermare il divieto della contraccezione farlocca, dell’uso del preservativo, della pillola, della spirale, etc. Tutte cose che ammaestrano l’uomo a usare il proprio pene come se fosse una sigaretta, il proprio sperma come se fosse cenere e la vagina della propria compagna come se fosse un posacenere?

Se avete tempo per ricevere una banda di ladri conclamati come gli zingari, dovreste averne anche per ribadire questi principi. Capisco che occorra coraggio per andare contro la mentalità mondana, lo stesso coraggio avuto da Gesù nell’affermare la Verità.

Mentalità mondana – specie quella culturale – a cui contrapporsi anche nelle apparenti piccole cose, come per esempio il fatto di indossare le scarpe rosse, cosa che Voi non avete voluto fare raccogliendo la scontata approvazione dei mondani e disorientando quei cattolici che dal Papa si aspettano il rispetto dell’avita tradizione… anche a costo di un po’ mal di piedi.

Santità, fregatevene di piacere al mondo che rifuta e sbeffeggia Gesù Cristo e la sua regalità!

Confesso di aver fatto molta fatica, scrivendo queste righe dettate dal dolore, a rivolgermi a Voi, Papa Francesco, utilizzando la seconda persona plurale e gli appellativi ‘Santo Padre’ e ‘Santità’. Mi sono sforzato per il rispetto che porto alla figura del Sommo Pontefice, cercando di ignorare la sciatteria con cui, invece, viene trattata da Jorge Mario Bergoglio.

Parafrasando Dante: ritornate a vostra scienza o Papa Francesco «…che vuol, quanto la cosa è più perfetta, più senta il bene, e così la doglienza»

Sì, sorga un Papa!