Si parla tanto di xenofobia e su tale scia, cavalcata dalle sinistre buoniste e radical-chic che vedono bene i clandestini ovunque tranne che a Capalbio, si è inserito un elemento attinente alla strategia dell’Islam militante e intollerante (quello della Fratellanza musulmana, tanto per intendersi): la cosiddetta “islamofobia”.

È la parola d’ordine dei musulmani in malafede, quelli che sottotraccia tramano per estendere l’Islam al mondo e togliere dal mondo chi musulmano non è, ma anche quei musulmani da loro considerati troppo tiepidi nella loro “musulmanità”.

Un aggettivo, coniato dal sovrano marocchino, acerrimo nemico dell’integralismo islamista, descrive la realtà dell’islam dei Fratelli Musulmani, quell’Islam che da religione è degenerato in ideologia, ossia l’Islam “intollerante”.

Ed è quell’Islam lì, intollerante, che usa ed abusa della parola “islamofobia” allo scopo di accreditare l’idea che, proprio come negli anni ’30 gli ebrei erano scherniti e maltrattati dai nazisti, adesso sia in atto una persecuzione di tutti i musulmani da parte dell’europeo preda del virus xenofobo.

Il problema è che i corifei della xenofobia tengono loro il bordone, senza rendersi conto che proprio quei musulmani lì saprebbero bene come risolvere il problema della xenofobia nei confronti dei clandestini, altro che accoglienza: campi di concentramento, sbobba e manganellate come se piovesse, specie sui non musulmani, qualora la sbobba non andasse loro a genio. E saprebbero bene come risolvere il problema dell’islamofobia: o tutti circoncisi o tutti “dhimmi”.

Dall’“islamofobia” all’accettazione di partiti islamisti, stante la dabbenaggine dei nostri politici, il passo è breve, ed è per questo che i responsabili delle varie organizzazioni musulmane in Europa insistono su quel termine “falso e bugiardo” (tanto per citare Dante).

Per avere un’idea dello stato dell’opera basta leggere la dichiarazione di Nagib Azergui (presidente della «Union des démocrates musulmans français»), il quale, in occasione delle recenti elezioni europee in cui qualche movimento islamico, pur non ottenendo seggi ha comunque scucito un risultato apprezzabile (nonché preoccupante) ha arringato i suoi sostenitori dicendo loro «oggi andando a votare a migliaia voi avete espresso un voto che è il simbolo della rabbia crescente contro quell’odio di cui siamo oggetto in Europa». Però! E qualche babbeo da noi ci crede pure.

E che dire della seguente dichiarazione (ripresa dal giornale francese La Croix) secondo cui: «la laicità modello francese è diventata chiaramente una barriera contro l’islam. Un modello di assoluta intolleranza, perfettamente incoerente».

Francamente visto come sono trattati i musulmani in Europa (si sono impossessati di interi quartieri, ai bar vicini alle moschee impediscono di servire alcolici, ingombrano strumentalmente gli spiazzi davanti alle cattedrali per pregare senza un minimo di reazione da parte delle Forze dell’Ordine. Rammento che, alcuni anni fa, in Italia, tale Adel Smith addirittura staccò il crocefisso nella stanza di un ospedale e lo lanciò fuori dalla finestra, definendo il crocifisso la rappresentazione di un “cadaverino”) la succitata dichiarazione è una gigantesca bugia strumentale alla parola d’ordine “islamofobia”, ma tant’è.

Quel delirio prosegue: «Uno Stato che proibisce a uno studente velato di avere accesso alla conoscenza, a una donna in niqab di muoversi liberamente, a una tata che indossa il velo di badare ai bambini, non è degno di definirsi uno stato democratico, e tanto meno laico». Meno male che ci sono loro, quelli che non sanno distinguere il piano religioso da quello naturale (piani distinti e non contrapposti) e che pretendono di imporre al mondo la shari’a, a insegnarci la laicità.

L’Unione dei Democratici Musulmani Francesi insiste su alcuni punti:

  • sviluppo del commercio halal;
  • introduzione di corsi di educazione civica (quale?) mirati ad incrementare l’inclusività;
  • lotta all’islamofobia;
  • diritto di indossare il velo a scuola;
  • introduzione di una direttiva europea che espunga dai media chi è considerato razzista.

Attenzione, però, le rivendicazioni sub conditio vittimistica non si fermano qui, abbracciano anche argomenti “up to date”, l’ecologia, le tasse, le banche, e lo ius soli, perché intende anche:

  • combattere l’inquinamento della plastica;
  • combattere i paradisi fiscali e le lobby;
  • rimuovere il segreto bancario delle aziende europee;
  • portare la Francia fuori dalla NATO;
  • dare il diritto di voto a tutti gli stranieri.

Un segnale indicatore di quanto sia studiatamente intrusivo quell’Islam lì, viene anche dalla creazione dell’EMF (Etudiants Musulmans de France), testa di ponte per inoculare nelle scuole e nelle università idee e tesi dell’Islam intollerante della Fratellanza Musulmana.   

C’è poco da scherzare, siamo di fronte ad un’azione ben studiata, mirata a indirizzare le comunità islamiche incistate in Europa verso quell’Islam di cui ho accennato più sopra, intollerante e troglodita, in auge nei paesi del Golfo, e quelle comunità, opportunamente re-islamizzate, saranno il cavallo di troia che darà la spallata alla nostra Europa che rinnega le proprie radici perché “tanto crediamo tutti nello stesso Dio” e, considerazione della Boldrini, “inclusione significa mettere tutto al centro”.

L’Islam  che più direttamente ci investe è sostanzialmente diviso in due importanti realtà, espressione della maggioritaria corrente sunnita:

  • l’Islam impresentabile o «intollerante», caratterizzato da  bassa speculazione metafisica, elevata rigidezza normativa ed elevata propensione alla militanza, professato grosso modo nei paesi arabo-islamici del golfo e propagandato, non senza una buona dose di dissimulazione, dalla Fratellanza Musulmana (specie in Europa);
  • e l’Islam presentabile o «tollerante» caratterizzato da elevata speculazione metafisica, bassa rigidezza normativa e bassa propensione alla militanza, consolidatosi nei paesi arabo-islamici del Maghreb, in primis in Marocco, in Libano, in Giordania, in Siria e in Iraq.

Il problema sta nel fatto che l’Islam che imperversa da noi, anche grazie alle supercazzole di Boldrini & Company, è quello impresentabile e «intollerante», al quale noi lasciamo mano libera solo perché racconta la balla di essere democratico, fa la vittima invocando l’islamofobia e strizza l’occhio agli anti-xenofobi di Capalbio.

«Stringiamoci a coorte» come invoca il nostro inno, e difendiamo le nostre radici, ma soprattutto smettiamo di fare i babbei e guardiamo in faccia la realtà, renderemmo un ottimo servizio anche a quelle comunità musulmane che professano l’Islam «tollerante» e che vivono in pace nel nostro Paese, senza avanzare richieste mirate a sopraffarci, le quali, come noi, sono oggetto dell’azione di islamizzazione radicale in atto in Europa.