La storia ci insegna che solamente le epiche gesta sono destinate a riecheggiare per l’eternità e a fungere da monito per l’uomo che verrà, una tradizione millenaria destinata a sopravvivere se le generazioni saranno altrettanto degne per tramandarle. Il nostro vecchio continente ne ha di fulgidi esempi, tra questi, la difesa del Reich alla fine della Seconda Guerra Mondiale, dalla barbarie capitalista angloamericana e comunista sovietica. 

La Germania Nazionalsocialista era ormai avviata alla fine, la sua industria bellica colpita ripetutamente dai bombardieri nemici, il popolo ormai ridotto a vivere tra le macerie provocate dalle democrazie occidentali. Era uno scenario apocalittico, che doveva apparire paradossale se solo pensiamo a come era stata quella stessa nazione qualche anno prima. 

Di nuovo i tedeschi dovettero confrontarsi con il dolore di una sconfitta che stava per arrivare, l’ennesima umiliazione che non potevano sopportare, e allora l’ultima speranza fu quella di portare il popolo alla lotta, inquadrato in una vera e propria milizia non tanto a difesa del “capo”, bensì dell’identità, della tradizione, dell’ideale. 

Proprio in tale contesto prese forma il “Volkssturm” nel 1944 (già teorizzato dal 1935 come milizia nazionale), che aveva il sacro compito di difendere la patria e l’idea; parliamo di battaglioni del popolo, reclutati in tutti i ceti della società civile, addestrati dalla Wehrmacht. Queste milizie del popolo vennero istruite alle tattiche difensive e di resistenza al nemico, inquadrate in un contesto militare dalla Wehrmacht, che fungeva da apparato d’istruzione; mentre la guerriglia urbana, il sabotaggio dietro le linee nemiche e altre attività militari non convenzionali vennero affidate alle unità “Werwolf” (ovvero “lupo mannaro”, in riferimento al noto romanzo del 1910 di Hermann Lons) che si distinsero per grande ardimento e tenacia. 

Le critiche mosse dalla propaganda dei vincitori al Volkssturm variano dall’accusa gratuita di fanatismo – quantomeno assurda, dal momento che l’Inghilterra democratica aveva una sua struttura equivalente, anche se mai impiegata in combattimento – a quella di inefficienza, come se una forza paramilitare ausiliaria fosse tenuta ad avere le stesse caratteristiche di un esercito regolare! In realtà, questi reparti venivano spesso utilizzati per coprire i tratti del fronte meno impegnativi, ma se si pensa alla situazione disperata dell’esercito tedesco nell’ultimo anno di guerra si comprende facilmente come ogni aiuto e ogni reparto in grado di dare consistenza al fronte diventasse prezioso.

Inoltre, non mancarono i reparti che facendo di necessità virtù, si trasformarono sul campo in veri reparti scelti, come quelli di Kustrin, di Breslavia e di Konigsberg. Le perdite inflitte e subite e le numerose Croci di Ferro assegnate testimoniano della determinazione di questi reparti popolari coinvolti in combattimenti feroci. In effetti, la loro composizione eterogenea – anziani, giovanissimi, personale precedentemente esentato dal servizio militare – in molti casi rappresentò spesso una felice sinergia. I giovanissimi, cresciuti dal regime, fornivano l’elemento ideologizzato, entusiasta e aggressivo. I vecchi, per lo più veterani della Grande Guerra, portavano la preziosa esperienza nella guerra difensiva e di trincea e i poliziotti locali (per lo più anziani anche loro) la conoscenza del territorio e della popolazione. A questo occorre aggiungere che spesso, questi miliziani difendevano la propria città o il proprio villaggio con la famiglia.   

Le unità di guerriglia “Werwolf” e la milizia del popolo “Volkssturm”, rappresentavano delle forme non convenzionali, militarmente parlando; erano più l’incarnazione dell’estremo volere di non cedere nulla al nemico fino all’ultimo respiro, una devozione al sacrificio che l’uomo europeo ha dimostrato ampiamente nel corso della storia partendo dalle Termopili, arrivando alla difesa di Vienna, passando per le gesta dei soldati italiani contro lo straniero sul Piave, la resistenza delle forze nazionali spagnole contro l’armata trotzkista e marxista, giungendo al sacrificio dei ragazzi di Salò contro l’eresia materialista e tantissimi altri aneddoti che non stiamo qui a richiamare in quanto già riconosciuti dalla storia. 

Da tutto ciò si evince che lo slancio eroico della stirpe è nel DNA del popolo europeo purtroppo, ad oggi, confuso e deviato dalla sua vera natura da più di 70 anni di materialismo capitalista e marxista. Oggi noi siamo chiamati alla stessa missione: quella di porre estrema resistenza agli attacchi del mondialismo selvaggio che attenta alla nostra millenaria civiltà per poterla corrompere con filosofie distruttrici e devote al caos, per poter continuare ad accrescere il potere dell’alta finanza e dei maestri della degenerazione.