È recente la notizia della morte di Noa Pothoven, per la quale inizialmente si era parlato di eutanasia; ma a quanto pare, la ragazza, aveva sì fatto richiesta, ma poi, visto il respingimento della sua domanda, si è lasciata morire di fame e di sete. 

Cosa può aver spinto una ragazza così giovane a tentare di usufruire del suicidio assistito e, vedendosi negata la richiesta, a lasciarsi morire di fame e di sete? 

Una depressione fortissima, sindrome da stress post traumatico scatenata da una – o più, non è chiaro – violenze sessuali. 

L’ennesimo articolo sul “femminicidio” starete pensando, ebbene no. Non parlerò di quello.

Cercherò di analizzare cosa ha portato alla morte di Noa, ma non solo, analizzerò addirittura cosa ha portato alla sua violenza sessuale.
No, nulla di complicato, anzi, ciò che ha ucciso Noa, ciò che causa violenza e odio – non quello dei barconi affondati, per intenderci – è il totale disvalore della vita umana, disvalore causato dalle stesse libertà che siamo portati a chiedere, così tante “libertà” da farci perdere di vista il valore della stessa.

Questa epoca è figlia del ’68, o meglio, è figlia di tempi insospettabilmente più antichi, ma ciò richiederebbe una trattazione estremamente lunga e tediosa – per quanto sarebbe sorprendentemente interessante.

Torniamo a noi, i motivi profondi, quelli reali per vivere ci sono stati tolti un po’ alla volta. Noi stessi, chi vi scrive è del 1983, abbiamo perso di vista l’obiettivo, figuriamoci la nuova generazione e quelle che verranno.

Quali sono questi motivi “profondi e reali” di vita?

Dio: smettere di credere significa svilire se stessi e ridurre la propria dignità a quella di un animale. Si vedano infatti i folli che pensano che “la vita di un animale valga quanto una vita umana”. Ciò ti toglie ogni inibizione nella costruzione che non sia una mera, effimera quanto insoddisfacente ricerca di una soddisfazione – che sia sessuale, economica o quant’altro – che non arriverà mai, essendo al di fuori di ogni natura umana.

– L’amore per la Patria, motivo validissimo: senza un senso di appartenenza ad una comunità, senza il sogno di contribuire alla sua crescita, siamo esseri senza scopi precisi. Chi non raggiunge il soddisfacimento personale – e guarda caso siamo in crisi – attraverso i soldi o il consumismo, è fondamentalmente un individuo non realizzato, inutile, che ha buttato la sua vita.

– La famiglia: ora tutto volge e rema contro; sembra quasi che chi ha dei figli sia uno stupido, che avrà la vita rovinata – nel caso degli uomini. Per le donne peggio ancora, se hanno dei figli non potranno mai avere una carriera, anzi, fare un figlio ti rende automaticamente schiava del patriarcato.  Ormai la famiglia è diventata la scimmia di sé stessa, due uomini e due donne, che per natura non possono essere famiglia, vogliono esserlo, magari concependo dei bambini.

Ecco dunque perché noi stessi dobbiamo stare molto attenti a cosa chiediamo, a quali diritti vogliamo ottenere.

La droga leggera? 
L’eutanasia? 
L’aborto?

Non sono soluzioni, ma solo un qualcosa che serve a distogliere lo sguardo dal vero problema, problema che è risolvibile combattendo per la giusta causa, l’unica possibile.

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