Avete presente il pop e il rap italiani, quei generi musicali che vanno peggiorando di anno in anno, come i pazienti affetti da una malattia degenerativa? Bene, qualche sadico ha avuto l’idea, anni fa, di moltiplicare e rafforzare il virus canoro nostrano, innestandolo su quelli presenti in altri Paesi europei, dando vita ad un mostro: una kermesse canora, trasmessa in eurovisione, che settimane fa ha straziato le serate e i timpani dei telespettatori del vecchio continente.

Trattandosi appunto del vecchio continente, il tutto si è svolto in Israele che, come la geografia drogata di oggi comanda, pare si trovi in Europa.

Gli israeliani sono un popolo serio (e sono serissima nel dirlo) che, come noi, crede nella tradizione, nel sangue e nella razza e, avendo costruito una cultura, un Paese ed un impero su queste basi, ha ritenuto normale chiedere ai cantanti che partecipavano al concorso, di sottoporsi ad un esame del sangue. A che fine?

Ovvio! Al fine di poter andare a caccia della loro “ebraicità”, della percentuale dei geni che potevano far riferimento ad antenati di sangue ebraico.

Finisco la breve nota col chiedermi cosa sarebbe accaduto se un esame del genere fosse stato richiesto in un qualsiasi altro Paese al mondo.

Pensate ad Orban che chiede le analisi per individuare l’arianità di ospiti non bianchi!

A noi italiani, peraltro, non è dato neppure spulciare e disinfettare i gentiluomini che sbarcano: la pulizia è razzista e gli antiparassitari schiavisti!

Nel mentre, molti ebrei antisionisti denunciano che i cadaveri dei giovani palestinesi restituiti dalle autorità israeliane sono quasi sempre stati privati degli organi.

Si sappia che il sangue di un ebreo non può essere sparso neppure per salvare un altro ebreo e la donazione degli organi, che prevede spargimento di sangue, è proibita ad un fedele, anche se legalmente ammessa.

Il risultato purtroppo non è la messa al bando degli espianti, ma la ricerca spasmodica di organi di non ebrei.

Un buon lavoro in questo senso fu quello del Ministro della Sanità francese, una bella donna ebrea e sionista, Simone Veil, che, negli anni Settanta del secolo scorso, legalizzò l’aborto e concluse un accordo franco-israeliano grazie al quale gli organi dei morti (morenti, ad onor del vero!) francesi venivano di preferenza assegnati agli israeliani.

Dieci anni or sono il rabbino Rosenbaum venne arrestato per aver gestito un traffico di organi di dimensioni apocalittiche. Ma forse si trattava solo di un volenteroso macellaio: il Talmud qualifica i non ebrei quali “animali parlanti”, e se non si fa peccato a squartare un vitellino, immaginate una mucca! In Brasile i vitellini sono i bambini di strada e molti non erano nemmeno “animali parlanti”, tanto erano piccoli.