In un programma che tratta del fenomeno migratorio ascolto esterrefatto Laura Boldrini che pontifica:  

«Dobbiamo dare l’esempio concreto di una cultura dell’accoglienza»… e fin qui va più o meno bene. La Signora Boldrini, penso, sente la necessità di sottolineare una cosa nota come “ospitalità” che gli italiani coltivano da tempo, ma non è esattamente così, perché madama Boldrini, l’unica buona in mezzo ad un popolo italiano incattivito, sente il bisogno di allargarsi, chiosando: «che sia integrale … una cultura dell’accoglienza deve mettere tutto al centro».

Tutto al centro? Cosa significa? Forse sta parlando dell’Aleph di Borges, un punto in cui si uniscono senza confondersi tutti i punti dell’universo? Siamo nel mondo dell’onirico: madama Boldrini sta sognando o ha bevuto un cicchetto di troppo. Mentre cerco di capire se c’è o ci fa, lei prosegue: «L’accoglienza come un nostro valore a 360 gradi e che sappia misurarsi con la sfida della globalizzazione, quella sfida che porta con sé, com’è ovvio, anche una maggiore opportunità di circolazione delle persone, perché nell’era globale tutto si muove».

Non è finita, siamo all’affondo finale, al capolavoro dell’idiozia: «Si muovono i capitali, si muovono le merci, si muovono le notizie, si muovono gli esseri umani e non solo per turismo e i migranti oggi sono l’elemento umano, l’avanguardia di questa globalizzazione e ci offrono uno stile di vita CHE PRESTO SARÀ LO STILE DI VITA DI TUTTI NOI».

Anche no! Dico io, e, come Alberto Sordi chioso : «ma che stai a dì?»

Metto da parte la celia perché quest’ultimo pezzo – «ci offrono uno stile di vita che presto sarà lo stile di vita di tutti noi» – è raccapricciante nella sua idiota miopia, perché madama Boldrini non si accorge che con la sua sperticata difesa dell’integrazione – oggettivamente non dovuta perché basata sulla aprioristica rinuncia alla nostra identità, sulla menzogna storica – fra una generazione, o forse meno, saremo tutti integrati in una spiritualità che costituisce anche uno stile di vita: l’Islam. Sì, saremo tutti musulmani, della peggiore musulmanità (quella che sta prendendo casa da noi e che la Boldrini manco si è accorta che esiste), oppure saremo tutti «dhimmi», sudditi di uno stato islamico in cui vige la Shari’a.

Solo un idiota può pensare che, mettendo fianco a fianco persone/etnie con differenti background culturali si realizzi, come d’incanto, l’integrazione.

Il background culturale e religioso costituisce l’auditum identitario di una popolazione e le popolazioni che arrivano da noi hanno un auditum del loro background culturale e religioso molto elevato:

  • i musulmani sono tutti convinti di essere spiritualmente superiori e di essere investiti dell’onere di migliorare (in senso islamico) il mondo;
  • i negri (me ne frego se qualcuno si scandalizza per l’aggettivo, perché per me: absint iniura verbis) vanno fieri della loro negritudine e, a causa dei nostri sovrastimati sensi di colpa, nutrono un sentimento revanscista molto elevato;
  • entrambe le etnie/popolazioni considerano le donne europee lascive, in cerca del vero maschio che nella civiltà occidentale non esiste e che loro identificano in loro stessi (1).

Da parte nostra:

  • coltiviamo il disinteresse, fino all’ignavia, per il nostro auditum identitario e per la nostra spiritualità e concediamo un plusvalore che non ha luogo d’esistere verso i loro;
  • ci cospargiamo il capo di cenere e chiediamo scusa per cose che non hanno più senso di esistere, per «cattiverie» del passato remoto, e non ci sogniamo nemmeno lontanamente di chiedere loro di fare ammenda delle loro «cattiverie»;
  • dimostriamo una tolleranza suicida nei confronti di chi, «straniero», non esita ad offendere il nostro ordine civile cercando di imporre il suo.

E a fronte di una situazione caratterizzata da uno squilibrio ideologico a favore dei peggiori stranieri giunti truffaldinamente da noi e di una evidente deriva verso l’ignavia da parte nostra, i vertici della nostra politica, per bocca della Boldrini e dei suoi sodali, propongono vuote supercazzole. Non siamo messi per niente bene: una generazione e saremo tutti circoncisi o dhimmi.

Accantoniamo un attimo la minaccia costituita dagli africani che giungono clandestinamente in Europa, spesso carichi delle loro delinquenziali aspettative, perché in fin dei conti sortiscono un «rischio» per la  sicurezza limitato all’ambito della criminalità, quindi, in teoria, facilmente mitigabile da provvedimenti di polizia; andiamo invece a fare la radiografia di una minaccia più consistente e più difficilmente mitigabile la penetrazione dell’Islam “intollerante” (2).

È giunto il momento di porre sotto la lente di ingrandimento l’evoluzione della realtà islamica in Europa, perché stiamo scherzando con il fuoco. Cerchiamo, dunque, di fare un po’ di chiarezza nelle testoline vuote di chi, in Italia, ma anche negli altri paesi europei è preposto ad affrontare la problematica:

  • in Europa insiste una nutrita comunità musulmana integrata che professa un Islam «tollerante», che convive senza problemi sia con il cristianesimo, sia con le altre espressioni della civiltà europea, spirituali e non. Definiremo tale realtà una comunità integrata di musulmani di buona fede e volontà, scevra da condizionamenti suscettibili di trasformarla in una «quinta colonna» e che, se opportunamente coinvolta, diventa un potenziale alleato contro la Da’wa (3) islamista (4), in quanto anch’essi, come noi, sono il target  della Da’wa dell’internazionale islamista (5), che mira a re-islamizzarli perché ritenuti musulmani troppo tiepidi. Va tuttavia tenuto conto che tale comunità, comunque, mantiene una solida e radicata cifra identitaria e spirituale, ben più marcata della nostra e che, per il bene loro e nostro, non deve essere oggetto di approccio sincretistico;
  • a fianco di tale realtà sostanzialmente integrata, ne insistono altre che sono integrate solo formalmente, perché lavorano e mandano i figli a scuola, ma che sono costituite da famiglie, spesso allargate, che al proprio interno professano in maniera marcata la propria identità musulmana, le quali, pur non creando problematiche di integrazione, si autoproteggono da ogni influenza proveniente dal mondo civile esterno, in quanto ritenuto «impuro» e suscettibile di inquinare la purezza dell’Islam.
  • Non di rado tale realtà esprime una gioventù «turbolenta», che si esprime con atteggiamenti spesso non manifestamente islamici (non disdegnando abiti e atteggiamenti dell’Occidente degenerato, come il rap e il consumo di spinelli e alcolici per strada); teniamo comunque in conto che quel loro atteggiamento «turbolento» è strumentale ad affermare la loro «superiorità». che comunque sottende la superiorità musulmana in un «mondo di codardi che li teme» (6). Infatti, nella maggior parte dei casi, appena rientrati  in seno alla famiglia questi giovinastri si attengono ai dettami della avita tradizione musulmana, rispettando il padre, la madre, il vecchietto di casa e il decano della comunità, sono fieri di essere circoncisi, rispettano il digiuno del mese di Ramadan non disdegnando di imporlo anche ai ragazzi non musulmani appartenenti alla loro gang. Definiremo tale realtà un potenziale embrione di insorgenza islamista, destinata a manifestarsi in tutta la sua virulenza qualora si verificassero le giuste condizioni. Per esperienza, so che quella realtà è suscettibile di produrre combattenti per il jihad;
  • a fianco di tale realtà, ne insiste un’altra dalle caratteristiche più marcatamente islamiste, che non ha remore ad applicare la shari’a anche quando questa legge è in palese contrasto con le norme in vigore e si fa un vanto di palesare tali comportamenti: si tratta delle comunità «salafite» (7). È vero che la comunità salafita è una comunità chiusa che tende generalmente a farsi gli affari suoi, ma è permeata dalla Fratellanza Musulmana, sua madrina (8). Per esperienza so che una tale realtà, di solito, non genera jihadisti ma accesi predicatori, e va considerata un potenziale pericolo né più e né meno di quella suscettibile di creare jihadisti.

Per inciso: non è sufficiente combattere la guerra contro i jihadisti,  per contrastarli basta la volontà e le armi del più scalcinato esercito, oppure l’azione della polizia.

Ben più pericolosa, perché agisce sotto traccia sfruttando le nostre leggi attinenti alla libertà di pensiero ed espressione (che loro ripudiano), è la Da’wa, i cui predicatori vanno perseguiti come se fossero veri e propri jihadisti, perché la Da’wa è la predicazione attiva e coattiva che la Fratellanza Musulmana applica in maniera occulta sulle realtà musulmane sopra descritte, richiamandole al rispetto dell’avita tradizione religiosa «a fronte di un mondo di decadenti (perché non musulmani) da convertire o da perseguitare dovunque si nascondano» (9).

Ai musulmani europei che professano un Islam integrato con la società circostante, al fine di richiamarli ad una più stretta osservanza islamica, la Da’wa si rivolge con linguaggio culturalmente elevato e con testi editi dalla Fratellanza Musulmana (uno su tutti «Gloire a Dieu ou les milles verités scientifiques du Coran»), ma è con toni ben più virulenti che la Da’wa si rivolge a quelle comunità  musulmane che non hanno nessuna intenzione di integrarsi e che già professano, in maniera dissimulata, un Islam intollerante. Queste comunità sono costantemente invitate all’azione che ogni buon musulmano dovrebbe aver a cuore: la Da’wa stessa e il jihad, nonché l’esempio, ossia l’intolleranza manifesta nei confronti delle  abitudini, dei comportamenti (anche alimentari), dei simboli religiosi non musulmani presenti nella società che li ospita .

Si aggiunga, a ciò che ho appena descritto, che sono in rientro i cittadini di quello che fu il Califfato dell’ISIS: ex combattenti o comunque supporter con le loro mogli e figli, un numero che, a quanto mi consta, in Francia si avvicina alle 1000 unità (300 sono già in territorio francese e altri 600 aspettano l’ok per il rientro).

Attenzione, lo ripeto una volta ancora, stiamo attenti quando ricerchiamo e predichiamo l’integrazione a tutti i costi, perché per il musulmano che professa l’islamismo aderire alle leggi che sono in contrasto con la shari’a lo pone automaticamente in uno stato di «infedeltà» e nella shari’a l’infedeltà e l’apostasia sono punite con la morte. Non illudiamoci, il militante islamista mai si integrerà e noi faremmo bene a considerarlo sempre un pericolo.

L’insipienza della nostra classe politica, rende l’Islam incistato da noi un pericolo reale incombente!


Note

(1) È quello che si dicono tra di loro le avanguardie della Boldrini

(2) Definizione particolarmente azzeccata, coniata dal Re del Marocco, acerrimo avversario dell’integralismo, per indicare l’Islam deteriorato in contrapposizione al vero Islam, definito «tollerante»

(3) Per Da’wa s’intende l’azione di proselitismo; è traducibile con i termini “richiamo”, “appello”, “propaganda”. Il proselitismo attivo è considerato un dovere nell’Islam.

(4) Con il suffisso “ista” si intende l’Islam attivamente militante

(5) Si identifica con la consorteria dei «Fratelli Musulmani», che mira ad estendere l’Islam shari’atico all’orbe

(6) Sono i discorsi ricorrenti nelle gangg di giovani musulmani che imperversano nelle nostre periferie. E si sappia che da internet quei giovani scaricano opuscoli in cui vengono squalificate le leggi dello stato sostenendo che esse non possono competere con la legge di Allah, la shari’a, l’unica autentica legge che soppianta tutte le altre.

(7) Da «salafa», ossia la tradizione dei «pii antenati», i primi seguaci di Mohammad.

(8) Un fuori onda durante un incontro televisivo del tunisino Ghannouchi (leader di Ennahda, il partito salito al potere in Tunisia dopo le famigerate primavere arabe) con un leader dei salafiti tunisini è stato illuminante: alle rimostranze del salafita, che invitava Ghannouchi a spingere sull’acceleratore per instaurare la shari’a in Tunisia, quel bel tomo del Ghannouchi gli ha risposto che non era ancora il momento perché stavano operando in maniera da ingannare gli occidentali e, quando i tempi sarebbero stati maturi, avrebbero dato la spallata finale e instaurato il califfato in Tunisia e non solo.

(9) Chi non crede che passino tali messaggi, ascolti le prediche degli imam organici alla consorteria dei Fratelli Musulmani