Sig.ra Nalesso, non so quale significato esatto abbia per Lei quella Croce che porta al collo con leggiadra e discreta naturalezza, non so se per Lei rappresenti un simbolo profondamente religioso oppure rimandi alle nostre radici storiche, oppure, come per me, tutte e due le cose. Poco importa, il dato di fatto è che, oltre a starle bene, quel crocefisso appartiene a tutti noi, anche agli atei, perché anche loro, pur arroccati nel dogma laicista, non possono non intercettare l’immagine dell’archetipo del perfetto essere umano, che ha voluto vivificare la giustizia con la verità ed è morto di quella ingiustizia che è di tutti noi.

Immagino quali siano le pressioni a cui Lei è sottoposta affinché non lo esponga durante la lettura del telegiornale. Nessuno sa essere così dogmaticamente rigido come rigidi sono coloro i quali vogliono convincere tutti che Dio non esiste, oppure, se esiste, che non è cattolico.

Provo simpatia e stima per quella bella persona che Lei è, per la professionalità e il garbo con cui ci informa e le chiedo di resistere; continui, con quella naturalezza che la contraddistingue, a portarlo al collo quel discreto crocefisso, sunto, nella gioia e nel dolore, della nostra spiritualità, della nostra storia, della nostra tradizione, del nostro senso di giustizia e del dovere.

Le malelingue (chi sente il bisogno di polemizzare sulla sua catenina con crocefisso che Lei porta al collo, altro non è che una malalingua), si stancheranno di manifestare la loro fregola laicista e quel simbolo che adesso scartavetra i loro occhi non lo vedranno più perché, non cogliendone il valore, si saranno assuefatti come si sono assuefatti a tutti gli «dei falsi e bugiardi» della moda culturale.

Resista, la prego, che è in buona compagnia, e sappia che il suo telegiornale è il più bello. 

Con stima e simpatia