Per quei pochi marxisti in via d’estinzione non risucchiati nel nichilismo liberal, i più intelligenti certamente, la questione centrale sarebbe ancora oggi quella Capitale/Lavoro. Tutte le altre contrapposizioni sarebbero create ad arte dal sistema per distogliere l’attenzione dal mito – senza alcuna accezione negativa – della lotta di classe, che resterebbe l’unica (al netto delle sovrastrutture identitarie e spirituali che il Capitale gioca a mettere l’una contro l’altra) reale battaglia da combattere.

Anche qualche voce della nostra “area” crede che ci sia molto di vero in quest’analisi, ma non è così. Il fallimento delle categorie ermeneutiche marxiste – la riduzione dell’uomo a puro soggetto economico e la creazione stessa della contrapposizione imprescindibile tra le classi – è, invece, una delle appetitose concause che ha permesso la vittoria del nichilismo liberal e della sua fattuale alleanza con il trotzkismo camaleontico e sempre risorgente.

Epurato dall’ossessione economica e classista, il socialismo ha offerto brillantemente il fianco all’azione del nemico grancapitalista che, altrimenti, nulla avrebbe potuto per far penetrare al suo interno, dentro la città fortificata concettuale, il suo cavallo di Troia. Ateismo, odio per la religione cristiana e/o la Chiesa cattolica, idiosincrasia per la famiglia… non erano certo elementi estranei né al marxismo né al leninismo delle origini, per non parlare degli utopismi. Infatti, fatto storico a sinistra troppo spesso sottovalutato, la più grande rivoluzione borghese contemporanea è stata realizzata facendo esplodere, a Roma, e non è certo un caso, il Concilio Vaticano II, senza il quale il ’68 mai avrebbe potuto essere quello che compiutamente è stato. Demolire dall’interno quella che fino ai primi del ‘900 era davvero una formidabile macchina da guerra contro il caos è stata la mossa, fino ad oggi, vincente. Mossa che ha ricevuto una base fondamentale e indispensabile dalla sconfitta dell’Italia della Conciliazione nella guerra del sangue contro l’oro, guerra che Roma ha certamente perduto, grazie anche all’azione collaborazionista svolta dall’interno delle mura di Pietro.

Corporativismo e dottrina sociale della Chiesa restano le reali soluzioni, la terza via che produssero – pur non perdendo di vista la questione Capitale/Lavoro, anzi – costituisce, oggi più che mai, il modello migliore possibile da realizzare, perché capace di affrontare e risolvere, nelle sue autentiche caratteristiche, tutte le contrapposizioni (gay/etero, bianchi/neri ecc.), nel segno di una visione spirituale onnicomprensiva e tradizionale, la sola che è stata capace di reggere le sorti dell’Europa, faro del mondo, per 1500 anni almeno, avendo poi trovato nel fascismo del ’29 quell’alleato politico la cui vittoria avrebbe potuto portare il nostro continente a prolungare quel Medio Evo virtuoso in cui lo scontro tra le classi non aveva motivo di esistere, perché contadini e baroni, piccoli e grandi proprietari, bevevano a sera attorno alla stessa tavola, dopo aver lavorato e sofferto insieme affinché la terra, privata o comune che fosse, desse a loro e ai loro figli da mangiare.

Essere grati alla riforma protestante, all’illuminismo e alla rivoluzione detta francese, come molti marxisti intelligenti fanno ancora oggi, impedisce di comprendere come siano andate e come stiano le cose. Distruggere quel mondo – quel Medio Evo, a sproposito e a proposito tanto evocato oggi – anziché agevolare la nascita del paradiso socialista in terra, rendendone possibile la felice realizzazione, ha significato creare quel caos che oggi anche i compagni intelligenti vorrebbero abbattere, magari recuperando Stalin contro Trotsky, esausti come sono dalla mancanza di senso dei tempi che viviamo. Un possibile punto di partenza per la comprensione? Capire che la redistribuzione della proprietà, non più solo terriera, ovviamente, è il traguardo, il vecchio e nuovo sol dell’avvenire: tutti proprietari, contrordine compagni! Questa è la vera battaglia per riconquistare la libertà.