La crisi economica colpisce ormai intere categorie sociali. Vediamo una minoranza di grandi ricchi aumentare profitti e potere, mentre le classi medie e popolari, ormai impotenti di fronte agli eventi, si impoveriscono, colpite da tasse, disoccupazione crescente, perdita di influenza e persino di dignità sociale. Le categorie si sentono sempre meno rappresentate e sempre più inermi. I singoli e le famiglie, sono ormai atomizzati, isolati, indifesi. Alla discesa prettamente economica si accompagnano una perdita di dignità del lavoro e una crescente insicurezza riguardo al futuro. Una volta si parlava di “mondo del lavoro”, oggi di “mercato del lavoro”. Le parole contano: prima si avevano una serie di incontri/scontri, ma all’interno di una rete di contatti e relazioni sociali dignitose e consolidate, mentre oggi siamo solo merce, “risorse umane”, quasi fossimo materie prime o bestiame. Una volta avevamo una dignità, oggi solo un prezzo, e neppure troppo alto. Al piccolo imprenditore, al professionista e al proletario tradizionali subentrano ormai l’indebitato, il precario, il disoccupato. Quella che una volta era la caricatura tragicomica del lavoratore sottomesso e vittima del sistema liberale – Fantozzi – aveva un lavoro fisso, casa di proprietà, famiglia e pensione assicurata: oggi praticamente un mito per molti irraggiungibile, il che è tutto dire.     

Evidentemente, il singolo – imprenditore, dipendente, professionista – non è in grado di difendersi dallo strapotere statale, e meno ancora da quello capitalistico e finanziario, e anche la difesa sindacale non riesce a garantire nulla di più di una ritirata graduale e di una resa concordata. Alla lunga, le categorie dovranno scegliere tra il farsi schiacciare e schiavizzare dal Sistema e dai suoi vertici economici, oppure dotarsi di una struttura di categoria ben più solida e vasta, che abbracci anche sottosettori diversi ma fortemente interconnessi: la Corporazione, destinata non solo a difendere gli interessi dei suoi affiliati ma anche a imporsi come soggetto importante nella società del futuro. 

COSA SONO LE CORPORAZIONI

In tempi di crisi economica e di poteri bancari sovranazionali sembrerebbe fuori luogo parlare delle Corporazioni, vale a dire di quei corpi sociali intermedi che, ben noti già nell’antica Roma col nome di Collegia, si sono perfezionati nel corso del Medio Evo cristiano. Disarticolate e disgregate dall’avvento del potere borghese e reintrodotte brevemente dal fascismo, le corporazioni appaiono come un qualcosa di incomprensibile nella società capitalista. Il termine stesso è stato distorto e manipolato dalla neolingua del Sistema. Nel mondo di oggi, quando un settore della società cerca di difendere i propri interessi viene accusato di essere “corporativo” mentre per contro, soprattutto nel mondo anglosassone, si ammette come fatto lecito e normale che i super-ricchi si organizzino appunto in Corporations multinazionali. Come avviene in altri campi, la manipolazione e il controllo delle parole da parte del potere mediatico nasconde un controllo reale sui fatti – un po’ come in certi contratti, che nascondono le condizioni più importanti, e quindi le potenziali fregature, in clausole apparentemente secondarie. In questo caso, la piccola clausola nasconde l’enorme imbroglio: i padroni della grande finanza internazionale possono organizzarsi in corporations per difendere e imporre i propri interessi, ma se il resto della società, il popolo, tenta di fare altrettanto, viene colpevolizzato. I grandi speculatori parassitari possono organizzarsi, il popolo che lavora no!  

Per sua natura, la Corporazione è molto di più di una semplice associazione professionale o di categoria, e anche del semplice sindacato – oggi per di più burocratizzato e ormai prono ai grandi poteri economici. La corporazione nel suo pieno sviluppo gestiva la vita lavorativa dei suoi partecipanti dalla fase di formazione e apprendistato a quella pienamente produttiva, fino all’assistenza quando questi si mettevano a riposo e spesso persino oltre, con l’aiuto prestato a vedove e orfani. Il legame tra i partecipanti non si limitava all’aspetto prettamente economico, la corporazione si interessava di altri aspetti sociali, umani e persino esistenziali e religiosi, assumeva importanza nella vita economica, politica e culturale di un territorio e di uno Stato. Nel giorno del proprio santo patrono era normale per una corporazione fornire aiuti sociali concreti anche agli esterni, specie ai più poveri – per esempio, quella dei calzolai regalava scarpe, quella dei pasticceri distribuiva dolci, e così via. Il rapporto tra gli associati coinvolgeva le loro famiglie contribuendo a forgiare legami umani fortissimi e per questo motivo persino in guerra i membri di una corporazione venivano spesso inquadrati in uno stesso corpo militare e, in caso di assedio, potevano gestire un intero settore delle difese. Facendo parte di una corporazione il singolo (con la sua famiglia) non si trovava ad affrontare da solo le avversità della vita e i mutamenti di una economia instabile e in perenne trasformazione, non era un suddito di uno Stato iperburocratico e impersonale, come quello moderno derivato dalla Rivoluzione francese. Attraverso la corporazione, i singoli non erano solo più protetti, ma potevano far sentire la loro voce e influenzare gli eventi politici e sociali, talvolta in modo determinante. A questo si aggiungeva il fatto che la Corporazione aveva un aspetto per così dire “segreto”: gestiva le informazioni tecniche riservate nel suo campo specifico – quello che oggi chiamiamo “know-how” e spesso anche “copyright” – divenendo la depositaria di competenze, abilità, esperienze, innovazioni affinate nelle generazioni. Un ruolo a dir poco prezioso e strategico.  

IL NUOVO CORPORATIVISMO NEL XX SECOLO

Le corporazioni medievali avevano la prerogativa di associare, intorno ad attività lavorative distinte, gruppi di interesse imprenditoriale. Alle corporazioni non partecipavano i dipendenti dei vari imprenditori, piccoli o grandi che fossero. Sotto questo aspetto, oggi la Confartigianato o la Coldiretti, ad esempio, potrebbero essere equiparate alle corporazioni medievali.

Il Corporativismo del XX secolo sviluppa un concetto e un modello operativo in ulteriore evoluzione rispetto alle corporazioni medievali, perché associa nella stessa corporazione sia gli imprenditori che i dipendenti e favorisce il nascere di due condizioni di valore. La prima condizione esisteva già con le corporazioni medievali, ossia la creazione di vari perimetri di giudizio sulle attività lavorative svolte. Un costruttore parlava per competenza nel settore delle costruzioni, un panificatore parlava per competenza nel settore della panificazione. La seconda condizione è la novità del Corporativismo, perché associa nella stessa corporazione sia il dipendente che il datore di lavoro, con l’obiettivo di ridurre la conflittualità tra le parti sociali. Da un lato, gli imprenditori sono invitati a esporre le valutazioni sui rischi dell’impresa, dall’altro lato, i lavoratori espongono le coordinate ergonomiche e di valore aggiunto per le loro prestazioni. Il tutto contribuisce a far confluire i dati e a fissare dei parametri da parte di un apposito Centro Studi Corporativi.

Ad esempio, oggi i produttori di automobili esporrebbero le necessità di capitale di funzionamento per l’impresa e le prospettive di vendita nel mercato dell’auto, impiegati e operai esporrebbero le comparazioni produttive, interne e con la concorrenza, suddivise in base al tipo di difficoltà dei vari reparti produttivi (il reparto verniciatura per esempio, è più usurante e pericoloso del reparto di montaggio).

Oggi questo confronto avviene tra fazioni che tendono a nascondere una parte dei loro dati; la corporazione impone invece una trasparenza reciproca. Questo raccogliere, condividere e analizzare i dati, ci introduce a un’altra questione di importanza capitale: la sfida costituita dall’evoluzione perenne e frenetica delle tecnologie moderne, che portano cambiamenti continui in campo lavorativo e sociale – cambiamenti che il mondo del lavoro oggi subisce senza poterli prevedere. Si è già detto della funzione di “depositaria delle competenze” dell’antica corporazione medievale, funzione che nelle corporazioni del Terzo Millennio sarà anche di “studio, analisi, previsione e applicazione”. La corporazione dovrà impiegare e inquadrare una schiera di giovani cervelli per gestire i mutamenti scientifici, tecnologici e sociali nell’interesse delle categorie e dell’intero corpo sociale. Del resto, l’Italia ha e sforna continuamente queste intelligenze, ma soffre per una “fuga di cervelli” che non trovando impiego nelle imprese, nelle università e nelle istituzioni statali in Italia sono costretti a emigrare. Le corporazioni del futuro saranno chiamate anche a mettere fine all’emorragia di intelligenze creando posti di lavoro in patria per i nostri cervelli migliori.     

ALCUNI ESEMPI ATTUALI

Un vantaggio sostanziale della corporazione consiste nel coalizzare insieme uomini di livelli sociali differenti, ma facenti parte di uno stesso settore sociale e lavorativo. Per esempio, una Corporazione agricola conterrà al suo interno grandi e piccoli proprietari, mezzadri, dipendenti, coltivatori e allevatori ma anche distributori locali dei prodotti, ecc., garantendo i loro interessi complessivi, le condizioni di lavoro presenti e future, la formazione continua, l’assistenza sociale, il livello di qualità e professionalità e anche di influenza e prestigio politico-sociali. Ancor più che nei secoli passati, proprio oggi una simile organizzazione onnicomprensiva sarebbe necessaria per avere un concreto potere contrattuale e difendere la produzione nazionale e il mondo agricolo italiano dallo strapotere della finanza bancaria e delle multinazionali. Proteggere l’agricoltura italiana vuol dire difendere la nostra autosufficienza alimentare, ma anche la qualità del nostro cibo, sfuggendo alla logica del cibo spazzatura distribuito dalle multinazionali. Un vantaggio per l’economia e la salute di tutta la comunità nazionale. 

Ovviamente, il potere dell’alta finanza che vive non di produzione ma di speculazione sul lavoro altrui non vedrà mai di buon occhio una simile riorganizzazione radicale dell’economia e della società e i media – che, non dimentichiamolo mai, parlano sempre per conto di chi li finanzia – la avverserebbero rabbiosamente. Per contro, una grande Corporazione agricola avrebbe però anche le possibilità di dotarsi di propri organi di informazione a tutto vantaggio del vero pluralismo informativo. In fondo, se la finanza speculativa ha i suoi mass media, perché non dovrebbe averli anche il popolo che lavora? 

Un esempio di informazione per lo meno lacunosa si manifesta quando si parla di crisi dell’Alitalia, quasi isolando il problema dal suo contesto complessivo: quello del mondo aeroportuale e dei trasporti aerei in generale. Si tratta di un mondo lavorativo non solo lasciato indifeso dallo stato italiano e da accordi internazionali che tenderanno sempre più a farne un far west, ma anche di un mondo eccessivamente frammentato sul piano contrattuale e sindacale quando invece su quello professionale i diversi settori sono tutti intimamente connessi e interdipendenti. Anche in questo caso, sarebbe auspicabile una Corporazione aeronautica che comprenda tutte le diverse attività professionali – comandanti e tutto il personale di volo, tecnici, personale di assistenza a terra, amministrativo, ecc. – e che garantisca, insieme alla tutela del personale, la sicurezza e la professionalità. Eventualmente una simile corporazione, resa proprietaria o comproprietaria di una compagnia aerea nazionale e di scali aeroportuali, avrebbe non solo un potere contrattuale immensamente più forte di quello attuale, ma costituirebbe una barriera contro le grandi speculazioni finanziarie nel settore.     

Più in generale, seguendo la stessa logica, una simile autorganizzazione potrebbe applicarsi anche ad altri settori. Pensiamo agli autotrasportatori oggi quasi abbandonati a se stessi; alla massa dei piccoli negozianti che negli anni si sono visti schiacciare dal rullo compressore della grande distribuzione, alla quale attualmente non possono opporsi in alcun modo non avendone la struttura e i mezzi; al vasto e variegato mondo industriale dove piccoli e medi imprenditori e operai di ogni livello o specializzazione a dispetto di tutte le differenze subiscono tutti insieme lo strapotere della grande finanza e della concorrenza straniera, al mondo della scuola e dell’insegnamento ma anche a categorie di professionisti – avvocati, medici, ecc. 

PER USCIRE DAL LIBERALISMO: IL CORPORATIVISMO DEL TERZO MILLENNIO

Per chi vuole oggi dare vita a una corporazione, la difficoltà oltre che di comprensione del termine stesso, è anche legale nel senso che l’attuale ordinamento non le prevede e quindi non lascia loro nessuno spazio sostanziale, come si è già fatto notare in precedenza (“Il Corporativismo negli anni duemila”). D’altra parte, ricordiamoci che al momento del crollo del sistema sovietico la Russia pullulava di corpi sociali naturali intermedi – i “gruppi informali” – che non venivano riconosciuti e con i quali le autorità ufficialmente non trattavano ma che tuttavia svolsero un ruolo attivo e sostanziale nella trasformazione della società. In Polonia, Solidarnosc ha svolto un ruolo simile, fino a diventare centrale e decisivo e, se in seguito alla caduta del comunismo ha perso tale ruolo, è stato proprio perché è rimasto “sindacato” senza riuscire a farsi “Corporazione”.

Le corporazioni potranno agire nel futuro nello stesso modo anche da noi ma possono attivarsi già nel presente in vari modi.

  • Costituire un embrione di Corporazione significa intanto attribuire al proprio lavoro una dignità ormai dimenticata, riabituare persone che lavorano insieme (virtualmente o materialmente) a discutere, confrontarsi, dare o chiedere consigli, solidarizzare, fare rete, creare comunità, affrontare i problemi. E magari a cercare di prevedere le difficoltà in anticipo.
  • Una volta consolidata una prima comunità, la Corporazione potrà estendere la propria rete di contatti e fare contro-informazione e critica costruttiva verso i sindacati quando si mostrano troppo deboli e arrendevoli.
  • Similmente, la Corporazione può agire in proporzione alla sua dimensione, come gruppo di pressione e di opinione ma anche di elaborazione di idee, proposte, documenti, ecc. In situazioni di crisi e protesta, una realtà anche ristretta ma organizzata, determinata e con idee già chiare può indicare la direzione giusta e influenzare gli eventi più di una massa magari arrabbiata ma confusa e indecisa sul da farsi.
  • Con l’avanzare della crisi, le corporazioni potranno svolgere un ruolo importante nell’abituare le persone del proprio settore ad agire, anziché subire come accade oggi, e a prepararsi a svolgere un lavoro coordinato per influenzare e magari determinare gli eventi, invece di assistervi passivamente. 
  • Le corporazioni devono fare rete costituendo una Confederazione per agire in sinergia nella società moderna in crisi e in continuo mutamento 

Dove il potere finanziario vuole il popolo disinformato, disorganizzato, rassegnato, passivo, le corporazioni devono cercare di informarlo, organizzarlo, orientarlo, attivarlo.     

Il futuro deve essere dei produttori, a tutti i livelli, non degli speculatori parassitari.   

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