Per quale ragione la Chiesa dovrebbe essere povera? Per quale ragione Lei, Papa Bergoglio, tiene il bordone a una fesseria simile, cosi fessa che anche a un ignorante come me suona di stortura lontano un miglio?

Sia ricca la Chiesa, di una ricchezza totale, spirituale e materiale! Solo così avrà l’indipendenza dal potere temporale ed eviterà di diventare succube di quello o quell’altro Stato, come la diventò la chiesa protestante, sottomessa ai principi e imperatori tedeschi e alla regina d’inghilterra.

Abbia la Chiesa il suo ricco vincastro incardinato nella terra proprio come la parola di Dio non ha disdegnato di farsi «fattura del suo fattore», nascendo nella terra e incardinandosi nella storia.

Mi sembra già di sentire la replica: «Gesù è nato povero …». Cosa cavolo c’entra?

Gesù è nato nel disagio, non è nato povero; è nato come tutti gli altri neonati di quei tempi, nel disagio, proprio per sottolineare la disponibilità di Dio a sporcarsi con la storia dell’uomo venendo al mondo non in una reggia ma in un abituro, nascendo in una famiglia che si potrebbe definire piccolo borghese. No, non era povero, Gesù, e non disdegnava gli agi. Ma non ne era schiavo. Come, invece, sono schiavi della moderna moda culturale coloro i quali insistono con la visione pauperistica del cristianesimo.

Il bambin Gesù, parola di Dio inveratasi nella carne, e sua madre non hanno rifiutato l’oro, l’incenso e la mirra dei Magi.

E il Rabbi Gesù ha accettato volentieri che Maria gli versasse del profumo sui piedi, zittendo Giuda, il quale avrebbe voluto che quel profumo fosse venduto per darne il ricavato ai poveri (un atteggiamento che oggi garantirebbe al traditore per antonomasia una santificazione laica).

Papa Bergoglio, rifugga da questo pauperismo modaiolo e faccia fruttificare oboli e donazioni, sono doni che le persone oneste fanno affinché la Chiesa si arricchisca e diventi più bella ed efficace nell’aiutare corpi e anime come, qualora non se ne fosse ancora accorto, ineguagliata dalle altre religioni, la sua Chiesa fa da secoli, salvando non solo anime (che è la cosa in assoluto più importante) ma anche vite sul mero piano corporale, donando beni materiali e capacità di procuraseli (attraverso l’insegnamento che i buoni missionari sanno trasmettere), grazie proprio alla ricchezza: la ricchezza della Chiesa.

Non è la ricchezza materiale che perverte gli uomini di Chiesa, ma l’adesione di questi alle fesserie della moda culturale che invita ad abbandonarsi ai vani pensieri e che scinde la carità dalla verità.

È lì che l’invertito per antonomasia, Satana, colpisce oscurando la verità: rendendo pastori e principi o schiavi di mammona o schiavi del pauperismo alla moda… schiavi dei vani pensieri, servi di colui che tutto inverte.

Quei suoi pastori e principi troppo attaccati al vil danaro, sono la faccia opposta (a quella del pauperismo) di una stessa moneta: il soldo della menzogna.

Non sono un teologo, sono solo un cattolico – prima addormentato come molti e poi risvegliato dai tempi dei miei 37 anni (adesso ne ho 63) – e non ho la presunzione di ergermi ad essere quello che non sono per disquisire in maniera scientifica sui passi dell’Evangelo, ma buon senso mi dice che quando Gesù disse «è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago piuttosto che un ricco entri nel regno dei cieli», Egli non volesse escludere nessun ricco dalla benedizione e non volesse condannare la ricchezza in sé, ma esecrare quel che spesso la ricchezza comporta per l’uomo: l’eccessivo attaccamento ai beni terreni e la dimenticanza di quelli celesti.

E per far capire ciò, Nostro Signore ha fatto ricorso ad un eccesso, a un paradosso significativo: non ha fatto ricorso all’immagine di un canapo da pescatore (kamelos) che, benché eccessivamente spesso per una cruna, s’inserisce bene nello specifico esempio, ma ha fatto ricorso addirittura a un cammello, che con l’ago non c’entra proprio un bel niente.

Solo ricca, qui sulla terra, la Chiesa potrà salvare la nostre vite materiali e spirituali attraverso la carità, la quale si esercita sia sul piano materiale che sul piano spirituale. Proprio come è fatto l’uomo, il quale è un composto di anima (di natura spirituale) e corpo (di natura materiale).

San Francesco d’Assisi, che di «sorella povertà» ha fatto la propria divisa, non ha mai negato alla Chiesa – la Sposa di Cristo – il diritto al possesso di beni materiali deputati anche a celebrare tanto la dignità di Cristo quanto quella della sua Sposa (1).

Note

(1) “Vi prego, più che se riguardasse me stesso, che, quando vi sembrerà conveniente e utile, supplichiate umilmente i chierici di venerare sopra ogni cosa il santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo e i santi nomi e le parole di lui scritte che consacrano il corpo. I calici, i corporali, gli ornamenti dell’altare e tutto ciò che serve al sacrificio, devono essere preziosi. E se in qualche luogo trovassero il santissimo corpo del Signore collocato in modo miserevole, venga da essi posto e custodito in un luogo prezioso, secondo le disposizioni della Chiesa, e sia portato con grande venerazione e amministrato agli altri con discrezione” (Fonti francescane n. 240-244).