È sicuramente simpatico Jorge Mario Bergoglio, e anche alla mano… ma, mi dispiace, non ce la faccio più a riconoscerlo Pontefice. Lo ricuso.

Permango convinto che, in conclave, chi guida il voto sia lo Spirito Santo, sono quindi altrettanto convinto che ci sia un perché che sfugge al mio fallace comprendonio se, ormai 6 anni fa, da quel conclave è uscito un Papa che meno Papa non si può. 

Un perché che sfugge alla mia limitatezza di semplice fedele ma che rientra nella progettualità salvifica della Divina Provvidenza, e questa certezza mi bastava, per cui, come gli uomini di montagna che sogliono dire «tasi e tira», mi sono imposto di tacere, tirare… e farmelo piacere

Ho tirato e taciuto fino a quando ce l’ho fatta, ma la fatica autoimpostami di sopportare crescenti ambiguità e contraddizioni, quando non «sfondoni» teologici per i quali ho iniziato a sospettare una progettualità dissolutrice, l’ha avuta vinta e la mia disposizione a tacere e tirare in silenzio si è tramutata in un cosciente crescendo di dolorosa presa di distanza, che è culminata con una decisione drammatica per un cattolico: ricusare il Papa.

Che la Divina Provvidenza abbia voluto sottopormi a scelte che dolorosamente sollecitano il fedele che dovrei essere a fare uso del dono che Dio ha fatto a ognuno di noi e che ci caratterizza come uomini, ossia il libero arbitrio? Forse.

Ma il dato di fatto è che non posso sopportare oltre l’eresia manifesta da parte di chi dovrebbe combatterla.

Più che mai ora concordo con le tesi di Donoso Cortés (quello che considero il più profetico pensatore del XIX secolo), che identificava nell’eresia il fondamento delle dottrine sociali e politiche dei tempi moderni, caratterizzate dal suffisso «ismo» che indica l’eccesso ideologico (illuminismo, razionalismo, idealismo, liberalismo, libertarismo, positivismo, capitalismo, nazismo, comunismo,  laicismo, ecologismo, ecc.). 

Ci sarà sicuramente un perché, alla lunga positivo (perché Dio sa ricavare da ogni male un bene), di un papato che semina ambiguità come un contadino sparge il grano sul suo campo, ma considerare papa uno come Bergoglio è francamente difficilissimo: personalmente non ci riesco. Confido nella dinamica della Divina Provvidenza e nella Misericordia di Dio, ma sento di non avere un Santo Padre a cui fare riferimento.

Chi l’avrebbe mai detto che un convinto assertore, come il sottoscritto, dell’infallibilità del Pontefice e dei dogmi di Santa Romana Chiesa (che è stata capace di enunciare verità di una commovente profondità, come la dimensione trinitaria di Dio, l’immacolata concezione o l’assunzione di Maria in cielo, tanto per citarne qualcuno), si sarebbe risolto, dopo tanto doloroso travaglio e tentativi di difesa ad oltranza, a non vedere più nel Pontefice ufficialmente regnante il vero ed unico Papa di Santa Romana Chiesa, ma solo un vescovo che sembra capitato lì per caso o, peggio, messo lì per massacrare il papato? Un vescovo tra i tanti e, stando a certe affermazioni, nemmeno tra i più svegli, più interessato a svolgere il ruolo di protagonista di una sua invertita pastorale personale che a difendere il patrimonio di fede tanto minacciato da ideologie che definire perniciose è un eufemismo.

Purtroppo in lui non riconosco più il fedele custode e trasmettitore del “Depositum Fidei”, ma l’emendatore o l’occultatore di questo sommo bene. Un implacabile emendatore che mira a dissolvere nel dubbio verità consolidate… ed in effetti è il “cupio dissolvi” la cifra che caratterizza quella sua pastorale personale che tanto sconvolge il cattolico che voglia rimanere nel solco del magistero tradizionale, certo ed infallibile della Chiesa.

Non c’è nulla da revisionare o da emendare nell’insegnamento definitivo di Santa Romana Chiesa, c’è solo da “insistere et insudare” nel diffondere e difendere dottrina, formule, dogmi, sacramenti, liturgia, riti, dagli attacchi di un laicismo che ha assunto gli aspetti di una religione invertita.  

È questo che mi ferisce: il Vescovo Bergoglio sacrifica il tesoro dottrinale a una discutibile pastorale condivisa con l’antroposofia e il deismo massonico, una pastorale applaudita da chi è sempre stato nemico della Chiesa Cattolica e sempre ha nutrito disprezzo per il cristianesimo e la civiltà che da esso è sorta.

Ma che caspita di pastorale è questa? Una pastorale compartecipata con tristi figuri come Odifreddi?

Nel Vescovo Bergoglio vedo, con dolore, un eretico o un apostata forse (spero) inconscio, che si è prefisso, per mal interpretato “amore”, di trasformare la Chiesa di Gesù in una chiesa antroposofica cancellando o occultando il “Depositum Fidei” che dagli apostoli a Sant’Ambrogio e Sant’Agostino, da San Leone Magno a San Benedetto, da San Bernardo a San Domenico, da San Francesco a Sant’Anselmo, da San Tommaso d’Aquino a Nicola Cusano, da San Pio V a San Carlo Borromeo, da San Filippo Neri a Don Bosco, da San Pio X a Pio XII e San Giovanni Paolo II (solo per citare alcuni tra i più grandi santi e uomini di Chiesa) è giunto fino a noi; un esercito di santi e dottori della chiesa, che si sono sforzati di perpetuare ed incardinare la sacra parola di Gesù nella dinamica della storia armonizzandola col tempo che passa.

Bergoglio sconvolse milioni di cattolici quando, ad una precisa domanda di un giornalista in tema di omosessualità e di comportamenti in netto e palese contrasto con l’insegnamento morale della Chiesa, rispose con un laconico: “Chi sono io per giudicare?”. Ma come? Di fronte all’evidentissima offensiva laicista e omosessualista, volta a promuovere lo stravolgimento del costume sessuale, tu che sei il Romano Pontefice – ossia colui che è chiamato e custodire e trasmettere fedelmente il deposito di verità naturali e rivelate, per il bene di tutti i fedeli e dell’intera umanità – ti defili con un’affermazione tanto assurda quanto capace di suscitare il consenso di tutti i nemici della Chiesa e della fede cattolica?

Bergoglio si defila e non vuole giudicare ciò che è palesemente contrario alla morale, ma che tanto piace all’andazzo odierno del “mondo” (evidentemente non vuole urtarlo, quel “mondo”), ma si permette con i suoi atti di mortificare secoli di insegnamento della Chiesa, di fatto giudicandolo obsoleto e lasciando addirittura intendere che la Chiesa che ha prodotto quel magistero oggi sarebbe poco o nulla misericordiosa. 

Quel «chi sono io per giudicare?» non rende giustizia a quell’omosessuale (spesso un uomo o una donna solo confusi da istanze o ideologie modaiole) che Bergoglio ha detto di non voler giudicare. Che bella scoperta! Forse il Vescovo Bergoglio non sa, oppure ha dimenticato, o, peggio ancora, disonestamente glissa sul fatto che il giudizio della Chiesa colpisce in maniera implacabile il peccato, ma sa riservare al peccatore pentito la vera misericordia, quella che non può mai essere disgiunta dalla verità.

Pertanto, caro Vescovo Bergoglio: giudichi! Giudichi quando è chiamato ad istruire i fedeli e gli uomini di buona volontà disposti ad ascoltarla. 

Se il Papa non giudica, come i suoi predecessori hanno fatto, la pederastia e non dice in maniera inequivocabile quello che la Chiesa ha sempre insegnato su tale argomento, chi lo deve fare? Chi, se non lui, il depositario di 2000 anni di spiritualità elaborata, sulla parola di Cristo e con la grazia di Dio, da quell’esercito di Santi costituito dai martiri, dai Padri e dai Dottori della Fede? 

Cosa o chi impedirebbe a Bergoglio di conformarsi alla chiarezza evangelica, in modo tale che il SI sia un SI e il NO sia un NO?

Il Vescovo Bergoglio con la sua pastorale personale, a dir poco ambigua, porta il fedele a confondere il SI e il NO… in pratica fa il gioco dell’invertito per antonomasia: Satana.

E che dire della sua pastorale rivolta agli ultimi?

Questo suo identificare gli ultimi principalmente nei migranti clandestini e nei rom, fa sì che ci si dimentichi delle altre persone in difficoltà, italiane e non. Quelle persone che, senza nulla pretendere e senza godere dello spazio mediatico che assicura attenzione, cercano di sbarcare il lunario tra mille sacrifici in casa propria. L’impressione è che il Vescovo Bergoglio interpreti l’attenzione verso gli ultimi in maniera più conforme al diktat del mainstream che a quello evangelico. 

Se il SI deve essere un SI e il NO un NO, il rom che ruba e costringe donne e bambini all’accattonaggio e il clandestino che ha scelto di imporsi in casa d’altri, non sono gli ultimi, sono solo quegli “astuti” che, assieme agli scribi e ai farisei ipocriti, Gesù mai ha mancato di fustigare.

E della pastorale fatta di chiacchiere, che dire?

Non si è mai visto un Papa che chiacchieri così tanto e di tutto, tanto che chiunque lo può tirare, come si suol dire, per la giacca, siano essi atei o cristiani «adulti». Anche coloro i quali affermano che essere cristiani è da idioti. 

Che pena quello scambio di idee con quei geni, si fa per dire, di Odifreddi e Scalfari!

Che pena quello scatto fotografico con un prete sorridente che gli aveva appena appuntato sul suo bianco vestito la spilla con su scritto “porti aperti”.

Che pena i suoi continui “assist” a favore degli anti-sovranisti (come se i sovranisti fossero figli di un Dio minore e degli abietti).

Che pena il suo schierarsi politicamente, adducendo in maniera ipocrita un umanesimo più vicino a “Imagine” di quello spinellato di Lennon che all’Evangelo di nostro Signore.

Che pena quell’udienza alla piccola Greta Thunberg, vittima di un apparato pubblicitario che usa l’ecologia per mero tornaconto ideologico ed economico.

Gesù, di cui il Vescovo Bergoglio dovrebbe (dovrebbe!) essere il vicario, non andava giù per il sottile con gli “scribi e i farisei ipocriti”, non stava a cincischiare con loro, li evitava e, quando non poteva farne a meno, li rimproverava in maniera ferma denunciando la loro ipocrisia; non mercanteggiava con loro il SI e il NO.

Mai Gesù ha concesso qualcosa agli scribi e ai farisei ipocriti, mai ha permesso che le sue parole diventassero chiacchiera.

Mai si è fatto tirare per la giacchetta rischiando di essere frainteso.

Non mescoli il Papa la sua voce alle chiacchiere, non inquini l’annuncio e l’insegnamento cattolico con le vane parole testimoni di ancor più vacui pensieri. 

Che il Papa parli! Senza, però, confondere la Sua voce con quella del “mondo”. Parli per sancire, proclamare, scomunicare, insegnare. Parli con autorità e autorevolezza. Parli come chi giudica il “mondo” e non ne insegue le mode.

Riecheggia ancora nelle mie orecchie quel “convertitevi, un giorno verrà il giudizio di Dio anche per voi” che il Santo Padre Giovanni Paolo II tuonò all’indirizzo dei mafiosi. 

Parli, il Papa, e lo faccia con la cura di chi sa che insegna ogniqualvolta parla pubblicamente. 

Non si può, inoltre, tacere, come la pastorale bergogliana sia scarsamente o per nulla spirituale e volta al trascendente, ma zeppa di elementi sociali (ben guardandosi dal nominare la dottrina sociale della Chiesa), il tutto, ovviamente, in salsa progressista e mondialista.

Non molto tempo, fa un giornalista ha chiesto a Bergoglio: “Santità, che cosa teme più di tutto per il nostro pianeta?”

Dal Papa, uno si aspetta una risposta quasi scontata, tipo “la mancanza di fede”, o “il materialismo e l’edonismo che hanno avvinto il cuore degli uomini” oppure “l’assenza di speranza umana e soprannaturale in tanti giovani”… macché … La risposta è stata: “La scomparsa della biodiversità”.

Resta la fioca speranza che quel suo atteggiamento, sia dettato dal desiderio di parlare anche a chi è lontano dalla Chiesa, mostrandone il volto misericordioso e non giudicante. Riesce molto difficile, però, pensare che una simile strategia possa essere vincente, ossia confermare nella fede i cattolici e allo stesso tempo guadagnare nuove anime. Visto anche il disdegno proclamato da Bergoglio nei confronti di quello che lui ed i suoi amici hanno bollato come proselitismo.

E riesce difficile pensare anche che un certo modo di presentarsi e di esprimersi, che definire poco appropriato al Pontefice è un eufemismo, sia dettato dalla volontà di farsi comprendere dalle persone semplici e meno istruite. Non è con la sciatteria che si conquistano le anime, bensì elevandole con l’esempio. 

Si renda conto Bergoglio che, con questo suo linguaggio e con la sua fregola di parlare, non parla ai poveri di spirito, agli umili, agli ultimi, ma parla ai furbetti e a chi del cattolicesimo non importa nulla, preferendogli l’antroposofia; se la intende con chi, alla bimillenaria spiritualità della Chiesa, preferisce il Deismo massonico.

Si renda conto, il Vescovo Begoglio, che sta promuovendo il più piatto e anestetizzante sincretismo che porta a negare prima l’esistenza dello spirito del male riducendolo, per miglior agio di vita, a simbolo (il superiore dei Gesuiti, guarda caso, ha già sancito tale assurdità) e poi a negare Dio, quel Dio cattolico che, con la sua presenza nella storia oltre che in cielo, fa sorgere troppe e troppo impegnative domande per questo “mondo”, ormai deturpato dall’eresia.

Dio non è generico, Egli ha inverato la sua parola incarnandosi per noi, in Gesù Cristo, qui sulla terra. Gesù che è la Verità, la Vita, la Via, nonché l’unica risposta a tutte le domande dell’uomo. 

Ma se non rispondi a quelle domande e fai accomodare tutti in una cappella che va bene per chi crede in Cristo, Buddha, Mohammed, e per chi non crede in nulla… perché hai fatto il prete? Perché hai accettato di diventare Papa?

Irrimediabilmente lo ricuso o, come direbbero i suoi ebeti epigoni: “Not in my name”.