L’isteria collettiva sull’ambiente e sul riscaldamento globale, alimentata ad arte dagli apparati mediatici mainstream, come dimostra il fenomeno artificiale di Greta Thunberg, si fonde sempre più strettamente con la propaganda antinazionalista e antisovranista.

Lo dimostra bene il signor Massimo Gramellini in questo risibile articolo sull’emergenza incendi in Amazzonia, pubblicato da Il Corriere della Sera, che si fonda su un assunto postulato in maniera implicita: da come scrive, l’autore, lascia intendere che lo sfruttamento intensivo e scriteriato delle risorse del proprio paese sia una prerogativa dei sovranisti e che gli organismi sovranazionali, che lui ama tanto, siano gestiti da appassionati filantropi che hanno a cuore “la sua nuca”, il benessere del pianeta Terra e di ogni essere vivente (mentre scrivo sento le note di “Imagine” in sottofondo).

Oltretutto, il signor Gramellini non si dilunga neppure a specificare a chi intenderebbe affidare questo governo mondiale così illuminato e filantropico: a Hillary Clinton? A Obama? A Mario Draghi? In realtà, i governi sovranisti (alcuni validi, altri meno, a seconda della qualità della classe dirigente che li compone) tendono generalmente a tutelare gli interessi della propria nazione: gli unici che siano tenuti a tutelare, mentre ONU, UE, BCE, Trilateral Commission, Bilderberg Group e compagnia bella, tutelano solo gli interessi di una ristretta oligarchia di capitalisti che sfrutta allegramente ogni risorsa del pianeta, compresa la vita umana (una risorsa poco pregiata: abbondante, deperibile e sprecabile) e non si fa scrupoli a scatenare guerre e affamare popoli interi.

La stessa oligarchia che, attraverso i fenomeni della globalizzazione e della delocalizzazione, deindustrializza le nazioni occidentali: anche in questo fenomeno l’ambientalismo gioca un ruolo importante e dannoso. Accusando (non senza ragioni) le industrie di inquinare l’ambiente e diffondere malattie ,ne auspica la chiusura: il risultato è l’aumento della disoccupazione, la dipendenza di una nazione dalle aziende straniere che offrono lo stesso prodotto e il trasferimento della produzione in paesi che sfruttano i lavoratori e inquinano persino di più, dal momento che hanno legislazioni arretrate sul piano sociale ed ambientale.

Per diminuire l’incidenza dei tumori causati dall’Ilva, si sogna il ritorno ad un passato bucolico e idilliaco in cui non si moriva di tumore, ma di malaria, vaiolo, tifo, colera e anche di fame.

Ringraziamo quindi Massimo Gramellini per averci dimostrato ancora una volta che l’ambientalismo è uno strumento propagandistico del capitalismo apolide. Uno dei più efficaci, perché fa presa sull’emotività e sull’irrazionalità delle masse, abilmente influenzate da un apparato mediatico che mitizza personaggi come Greta Thunberg (una ragazzina autistica sfruttata dalla madre per guadagnare fama e vendere libri), mentre demonizza statisti come Bolsonaro e Donald Trump, che cercano semplicemente di difendere l’economia reale dei paesi che governano, sfruttandone le risorse naturali, ostacolando le delocalizzazioni e tutelando le grandi industrie e i settori strategici.

Per fortuna ci sono anche giornalisti meno isterici che parlano degli incendi in Amazzonia in modo più realistico, citando dati e fonti attendibili e dimostrando che l’annoso problema degli incendi in Amazzonia non è peggiorato con l’avvento al potere di Bolsonaro.