Le recenti disattivazioni di pagine e profili sui due più noti social network (Facebook e Instagram) ci hanno dato modo di riflettere su cosa sia la democrazia, o meglio la libertà di pensiero, nel XXI secolo e ci hanno anche mostrato quanta ignoranza ancora imperi in materia di ideologia, gestione aziendale e persino lessico. 

Alcuni movimenti nazionalisti come Forza Nuova hanno visto in poche ore scomparire anni di lavoro, per una motivazione che crea più interrogativi che risposte: l’odio. 

Ma cos’è l'”odio”? È il contrario di “amore”? È solo un sentimento? È una piaga sociale? Per chi ha preso questa decisione, a quanto pare l’odio rappresenta tutto ciò che non è (attenzione! ribadiamo “ciò che non è” e non necessariamente “ciò che va contro”) il pensiero unico dominante, fatto di amore, pace e libero mercato. Chi ama la patria, il sociale, la cultura, la religione, la lingua, automaticamente diventa diffusore di odio, e come tale va censurato. 

I movimenti interessati dal provvedimento, fatto salvo forse qualche raro episodio in cui un membro troppo zelante possa essersi lasciato andare a linguaggi più aggressivi (e per questo è stato quasi sempre rimproverato dai superiori), non hanno mai diffuso odio nel senso etimologico del termine, ma consapevolezza di appartenere ad una nazione e ad una società minacciate da organismi sovranazionali e dall’immigrazione forzata.

Ma a chi ha deciso il blocco permanente ciò non interessava, occorreva fermare “l’avanzata dell’odio”. Ovviamente, se a destra si sono ben guardati dal prendere posizione, a sinistra hanno esultato. Molti politici hanno commentato soddisfatti la decisione, mentre attivisti (social) vari, che vanno dal radical chic vegan al militante da centro sociale, hanno naturalmente proseguito indisturbati la loro propaganda di odio vero, con foto ribaltate, invocazioni di piazzale Loreto e della galera a vita (perché per essi l’unico reato punibile è la cosiddetta “apologia”), istigazione alla violenza contro chiunque sia solo sospettato di non aderire alla cultura mainstream. In pratica, siamo piombati in un maccartismo all’italiana, che questa volta ha come bersaglio il nazionalismo. 

Com’è logico, non sono mancati rimandi all’Oceania orwelliana, al Grande Fratello, al controllo del pensiero. Ma lo scrittore britannico fu ancora più profetico quando caratterizzò il personaggio di Goldstein, colui che vuole liberare il popolo dalla repressione, ma riceve solo insulti e urla isteriche da quello stesso popolo aizzato dal potere e da esso mantenuto in regime di povertà mascherata da libertà

La critica che viene maggiormente mossa a chi, giustamente, protesta contro questa decisione è questa: che diritto hanno di chiedere la libertà di pensiero coloro che si ispirano a regimi autoritari e/o totalitari del passato?Ancora una volta siamo quindi costretti a rimarcare la grande differenza tra un’idea, intesa come concetto e come insieme di precetti etici, filosofici e sociologici, dal come questa viene messa in pratica. 

Un nazionalista può chiedere che venga rispettata la sua idea e che gli venga consentito di propagandarla? La risposta ovviamente è sì. Lo stesso vale per qualsiasi altra ideologia, sia essa liberale, democratica o socialista. Sta al popolo seguire la via più o meno rivoluzionaria che ritiene giusta nel suo interesse, così come sta ai rappresentati delle suddette ideologie trarre forza da quelle stesse idee per guidare la nazione.

Anche perché, è il caso di ricordarlo, ogni ideologia ha capitoli di storia caratterizzati da repressioni anche violente. La prima dittatura dell’età post-assolutista fu proprio quella democratica, che raggiunse il culmine con il Terrore e la ghigliottina. Ma anche i regimi liberali, in maniera solo velatamente meno cruenta, si sono sporcati le mani. Per quelli socialisti, non è nemmeno il caso di parlarne. 

L’odio diventa una scusa, un pretesto per zittire chi cerca, anche con percentuali da zerovirgola, di infondere fiducia e speranza a popoli stanchi e delusi, che hanno solo bisogno di quella spinta in più per ritrovare la grandezza passata per costruire il futuro.

Se è vero che i social network sono aziende private, è altrettanto vero che per la loro configurazione ed utilità sociale debbono consentire a tutti di potersi esprimere liberamente, rispettando i regolamenti (cosa che i movimenti oscurati hanno sempre fatto). Ogni attività privata, soprattutto se commerciale e fatto salvo per i circoli e per le piattaforme web riservate, è obbligata a non discriminare nessuno, soprattutto in virtù di false supposizioni quali la non provata accusa di diffondere odio.