Sì, c’è ancora. Quell’Europa che ha fatto la storia di almeno metà del mondo, esiste e resiste!

Lo fa, potentemente, nel braccio alzato del quindicenne polacco, Jakub Baryla, che impugna una croce davanti ai manifestanti del gay pride.

Ne basta uno solo, uno contro cento e appare subito tutto chiaro: ordine contro disordine e il buio s’arrende alla luce.

Il disordine dell’ideologia gender confonde ciò che, per propria natura, è chiarissimo, ma senza la confusione il gender e i suoi deliri semplicemente non esisterebbero: la confusione è la prima nemica della verità, perché la confusione rende impossibile il ripiegamento su se stessi, quindi la meditazione e il pensiero ispirato nel quale ogni uomo psicologicamente equilibrato e di buone intenzioni non può che trovare la verità.

Ed è la verità, nel caso del polacco, evidentissima e a suo modo banale, che il mondo di oggi teme.

La confusione fa sì che non la veda anche chi, con cuore sincero, la cerca e permette venga facilmente occultata da chi, malignamente, la nasconde. Eppure, la forza dirompente della verità ogni tanto emerge con forza.

Lo ha fatto di nuovo giorni fa, non meno virilmente che in Polonia, a Cipro (non ne troverete cenno sui giornali italiani) dove un coetaneo del polacco, un greco-cipriota che vive nella Cipro occupata (e sfruttata) dai turchi, è entrato in una scuola, ha distrutto la bandiera turca e la foto dell’usurpatore Rauf Denktash, defunto presidente di Cipro Nord.

Per lui c’è ora un mandato di arresto, per noi una lezione di dignità, per la verità una rivincita insperata. Dobbiamo solo ringraziare.

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