In questi giorni stiamo assistendo ad un’ondata di scioperi e manifestazioni di giovani e meno giovani a favore di uno sviluppo ecosostenibile e di un’economia “verde” (ci rifiutiamo di utilizzare la terminologia anglosassone), che hanno l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e soprattutto i governi affinché si adoperino per salvare il pianeta dal “cambiamento climatico”.

Ancora una volta, dobbiamo constatare che l’emotività ha preso il posto della razionalità e quindi vediamo difendere un tema delicato ed importante come l’educazione ambientale da urlatori ipocriti che debbono per forza di cosa trovare collegamenti persino con l’antifascismo, quasi che chi inquina sia necessariamente una nuova camicia nera.

Sorvolando sull’aspetto storico e sulle politiche ambientali dei regimi autoritari del passato, compito che lasciamo comunque agli storici di professione, mettiamo ora in funzione il cervello ed analizziamo la questione in maniera obiettiva. È innegabile che l’uomo abbia avuto influenze negative sull’ambiente, complice l’inevitabile ignoranza in materia soprattutto durante le rivoluzioni industriali (causate dalla mancanza di studi e tecnologie necessari per un’attenta analisi) e, al giorno d’oggi, la corruzione e la malafede di un certo capitalismo. Le emissioni di gas e polveri hanno danneggiato sia il pianeta che la nostra salute e non serve essere complottisti o fanatici ecologisti per non accorgersene.

In tutto questo, la bramosia di denaro e di potere, sia da parte del capitalismo occidentale che del comunismo, ha giocato un ruolo chiave. È inutile che ora si vada davanti alle Nazioni Unite a protestare, come è inutile scendere nelle piazze a strillare senza dare l’esempio o proporre soluzioni fattibili. Eppure basterebbe davvero poco per salvare il nostro mondo e tutte le Patrie che lo abitano.

Fare la raccolta differenziata, usare i mezzi pubblici il più possibile o anche mezzi non motorizzati, acquistare prodotti nazionali preferibilmente a km 0, boicottare le aziende che delocalizzano in Paesi dove l’ossigeno è sostituito dal monossido, stare attenti ai consumi domestici, sono piccoli accorgimenti che fanno bene all’aria che respiriamo, alla salute e soprattutto alle nostre tasche. D’altro canto, chi ci governa deve intraprendere politiche serie di educazione civica (invece che propinarci le solite solfe progressiste e la propaganda europea) e consentire al popolo di fare la sua parte fornendo i mezzi adeguati, così come deve investire su energie pulite fin dove il rendimento della tecnologia disponibile lo consente (poiché purtroppo, allo stato attuale, le rinnovabili non riescono a coprire il fabbisogno industriale e con questo dobbiamo fare i conti).

Chiudere il centro storico alla vecchia utilitaria del pensionato che non ha disponibilità di acquistare una nuova auto è come dare una goccia d’acqua ad un assetato, non allevia certo la sofferenza. Però, anche se a pensar male si fa peccato, non possiamo non avere paura che le manifestazioni in atto siano uno strumento di qualcuno che sfrutta coloro che, sicuramente in buona fede, chiedono un futuro pulito. Chi ci impone il bollo auto più alto sugli Euro 3 è lo stesso che stringe la mano ai governanti di Paesi che non hanno mai avuto rispetto per l’ambiente, né tantomeno per i diritti sociali e umani dei suoi cittadini; pertanto, la cosa puzza di scusa per delocalizzare lontano, mentre in Occidente il lavoro diventa un privilegio. 

In tutto questo, il Nazionalismo gioca un ruolo fondamentale, come unico baluardo per la salvaguardia dell’ambiente e della società: amare la Nazione vuol dire anche rispettarne e difenderne il territorio, averne cura e fare del proprio meglio per non danneggiarlo e nel frattempo non pesare sui lavoratori. Da sempre infatti i movimenti nazionalisti si sono battuti contro lo sfruttamento delle risorse attuato sin dai tempi dei due blocchi e ancora oggi si chiede a gran voce che il desiderio di profitto di pochi non uccida i molti. Anche perché, come possiamo vedere, pure l’ecologia può essere motivo di crescita economica, soprattutto nella nostra bella Italia. Il colore dell’ambiente non sia solo il verde dunque, ma anche il bianco ed il rosso!