Il Corriere della sera dello scorso 2 ottobre, ha pubblicato un interessante articolo del Prof. Ernesto Galli della Loggia, significativamente intitolato “Una sfida epocale alla Chiesa”.

In tale articolo, Ernesto Galli della Loggia – prendendo spunto dalla polemica suscitata dalla volontà di alterare, in nome dell’integrazione etnica, la ricetta dei tortellini bolognesi al fine di adattarli a chi, per motivi religiosi, non può mangiare carni suine – ragiona sull’adeguamento della Chiesa a quella che il Professore chiama “un’ideologia etica di ambito planetario, fondata sui cosiddetti “diritti umani” (ovviamente di concezione laicista) ai quali, a partire dalla seconda metà del secolo scorso, sono andati aggiungendosi il pacifismo, l’ecologismo, l’antisessismo e “quant’altro potesse essere compreso in un’indistinta prospettiva mondialistico-buonista sotto l’egida di qualche organizzazione o movimento internazionale”.

Il Professor Galli della Loggia attribuisce questo adeguamento della Chiesa al mondo (1), alla volontà di questa di non perdere una sfida che ne avrebbe mortificato la dimensione universale. In altre parole, la Chiesa si sarebbe adeguata al mondo al fine di non venir tagliata fuori dalla vita dei popoli che la mentalità mondana e laicista avrebbe plasmato nel corso degli anni.

È sotto gli occhi di tutti il cambiamento radicale che la Chiesa ha subito a partire dal Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965), un mutamento che, partendo dal piano pastorale (quello della prassi da adottare per la trasmissione agli uomini delle verità contenute nel depositum fidei), si è in qualche modo manifestato anche sul piano dottrinale, per esempio attraverso la riforma liturgica (il cambiamento della S. Messa voluto da Papa Paolo VI e attuato nel 1969) e l’obnubilamento della dottrina, cosa del tutto funzionale all’adozione di una prassi ambiguamente cattolica, quando non esplicitamente in contrasto con il deposito della Fede.  

Riesce difficile credere che l’adeguamento della Chiesa al mondo sia stato dettato, come suggerisce Galli della Loggia, dalla sola preoccupazione di non perdere la propria vocazione universale: che senso ha una Chiesa appiattita su di un mondo contraddistinto da una mentalità totalmente non cattolica? Non è questo il modo di sostenere una sfida contro chi ti vuole annientare, semmai questa è la maniera codarda di garantirsi una meschina sopravvivenza.

Cosa significhi l’adeguamento della Chiesa al mondo, il Prof. Galli della Loggia lo ha descritto nel suo articolo in poche e chiare parole. Parole che lasciano intendere con facilità, come tale adeguamento per la Chiesa non voglia dire altro che perdita della propria identità e tradimento della propria missione.

Tutto lascia intendere che l’adeguamento della Chiesa al mondo sia stato, invece, possibile in virtù della precisa volontà di assoggettarla ad esso. Addomesticare la Chiesa e renderla addirittura ancella del progetto mondialista, questo è quello che, senza tema di smentita, si evince osservando non solo l’impressionante accelerazione impressa a tale processo dal pontificato di Bergoglio, ma anche la storia che ha caratterizzato la vita della Chiesa dall’avvento al soglio pontificio di Giovanni XXIII (1958).  

Note 

(1) La parola ‘mondo’ qui sta a significare l’insieme di coloro che vivono in maniera opposta o indifferente alla volontà di Dio, così come trasmessa dal magistero certo ed infallibile della Chiesa Cattolica Apostolica e Romana.