Esagramma 25 – Û uang

ORDINE

Tempo di Ordine, inizio felice, fortuna e vantaggi; sfortunato l’ingiusto, svantaggioso avere un luogo ove recarsi.

In ogni caos c’è un cosmo,

in ogni disordine un ordine segreto.

– Carl Gustav Jung

Û uang (L’Ordine) ricorda ai custodi della Tradizione perenne – ossia a coloro che non si rassegnano alla dissoluzione morale e spirituale imperante – che il vero Ordine, quello che promana dall’equilibrio della Natura (il Tao degli antichi), rappresenta ancor oggi l’unica loro barriera difensiva, il bastione che li tutela e che forse – un giorno remoto – consentirà loro, in virtù della sua imperitura solidità, di contrattaccare vittoriosamente.

Oggi, il vero “sovversivo” è colui che solleva il vessillo dell’Ordine spirituale ed etico di fronte all’orda barbarica della Dissoluzione, del relativismo e del nichilismo; non è il giovane che occupa e “autogestisce” in allegra e lasciva compagnia i licei classici più prestigiosi dell’Urbe, ignaro di ripetere pedissequamente e ormai stancamente rituali moderni privi di bagliore rischiarante, ma è colui che, magari nel chiuso stantio di una biblioteca, oppure nel tepore accogliente del suo studio domestico, si accinge ad aprire per la prima volta le pagine dell’I Ching, per consentire alla sua sfavillante aura di sapienza di inondarne il cuore.

Esistono ancora, ne siamo certi, “cavalieri dell’Assoluto” che non si rassegnano al vuoto, a quel Nulla imminente così  magistralmente illustrato dal personaggio di Gmork ne La storia infinita di Michael Ende: un lupo mannaro incaricato di azzannare l’ultimo eroe, Atreiu, prima che il Nulla divori ogni cosa. Il Nulla avanza, come profetizzato dai crudeli aforismi di Nietzsche, ma i pochi guerrieri silenziosi e nascosti che gli resistono, anche se in solitudine, sono confortati dalla certezza che l’Ordine prevarrà nuovamente sul Caos demolitore e nichilista, perché in esso vi è un supremo Equilibrio di forze, quali la Chiarezza (trigramma superiore C’iên, Cielo, il Luminoso per eccellenza, azione  vigorosa  nella giustizia) e il Moto (Tcèn, Tuono, l’inizio della primavera, rinascita di tutti i viventi).

Movimento nella chiarezza, in direzione della luce e della purezza celeste: tale è il sentiero dell’Ordine percorso dagli antichi Re, secondo il commento di Confucio: “gli esseri si associano nell’ordine”, come i Re saggi del passato ancestrale si uniformavano alle stagioni, quindi alla Legge della Natura.

Seguire il Tao è garanzia di successo, anche quando nessuno vi si conforma più: né le forze della politica, ridotte a cameriere della plutocrazia occidentale, né quelle “intellettuali”; assistiamo allo spettacolo osceno di schiere di retori petulanti nei salotti televisivi, una pseudo-intelligencija  serva del conformismo liberale, che non ha più nulla da dire se non la ripetizione dei peggiori clichés quali il progresso ad ogni costo, la retorica post-illuminista dei “diritti umani” sciorinata a sproposito, il rifiuto di qualsiasi bagliore di Trascendenza.

Non è certamente tra costoro che potremo trovare i costruttori di un rinnovato Ordine primordiale iscritto per sempre nel seno della Natura, ma anche nei reconditi recessi del cuore umano – il quale ad esso aspira anche quando ne è ignaro ed inconsapevole – poiché tale Ordine ha sempre costituito (e tuttora costituisce) la sorgente vitale imprescindibile di ogni sforzo di elevazione individuale o collettiva (in Occidente, Platone lo ha chiarito con sublime maestria).

L’esagramma 25 dichiara che chi non si conforma alla Giustizia immanente, cosmico-storica, è destinato ad avere insuccesso (“sfortunato ciò che non è giusto”); al tempo stesso, le linee mutanti del segno avvertono dei pericoli che incorre l’uomo retto, onesto e sincero, quando si trova a convivere con compagni di strada spesso sprovvisti di tali qualità morali. Ad esempio, la terza linea, con l’espressione enigmatica “un viaggiatore viene catturato”, allude all’esperienza dolorosa di chi, pur percorrendo il retto cammino, viaggi lungo strade non perfettamente conosciute e in ore pericolose: è probabile che si facciano brutti incontri.

Il Libro dei Mutamenti, qui come altrove, raccomanda sempre cautela e prudenza soprattutto ai giusti: a volte, la lealtà e la sincerità verso persone indegne di fiducia si rivelano controproducenti, ma questo non significa che si debba rinunciare ad esse. La soluzione consiste piuttosto nell’agire sempre senza eccessi, persino nel Bene.