Su un giornale on-line vedo la foto di due vescovi che portano, quasi in trionfo, quella che dovrebbe essere la statua “Pachamama”. Non so cosa sia e nemmeno lo voglio sapere, ma so che quelle statue lì, quando va bene, rimandano a forze ctonie (quindi invertite rispetto allo spirito) e, quando va male, rimandano a forze demoniache che richiedono sacrifici, quei sacrifici umani che tanto hanno scandalizzato i conquistadores, che pure non erano degli angioletti.

Non sono un iconoclasta e rispetto qualsiasi uomo che, con i riti che gli sono propri, si rivolge al mistero che ci circonda dalla nascita alla morte e oltre. Ma la statua «Pachamama» portata in chiesa in trionfo proprio no. Bene hanno fatto coloro i quali le hanno trafugate e riportate nel loro ambiente naturale, non la chiesa ma la riva di un fiume, un fiume di madre terra, la casa di quell’idolo.

Quello che quei vescovi, e il loro capo, Bergoglio, avevano e hanno l’obbligo di portare in trionfo non sono quelle statue – che non sono compatibili con la nostra cultura, tradizione e spiritualità – ma una di quelle croci infrante dall’odio per i cristiani in giro per il mondo, non ultime le croci che i laicisti vogliono rimuovere dalle classi delle scuole, dalle aule dei tribunali dalle stanze degli ospedali.

Porti in trionfo, il Papa, Asia Bibi, ossia una martire dell’odio contro il cristianesimo ed i cristiani.

Se vi sta a cuore la pace del mondo, cari vescovi, portate quotidianamente in trionfo Gesù Cristo e tutte le statue della Vergine Maria e dei Santi, che qualsiasi artista o artigiano ha realizzato nello sforzo di cercare di rappresentare quel mistero di vita da voi tanto negletto, altro che Pachamama.  

Guardateli, se questi sono Vescovi …