A compendio di qualsivoglia considerazione sul recente atto terroristico che ha ferito profondamente nella carne i 5 Arditi di terra e di mare e nello spirito i loro cari, mi sia concesso di esplicitare una riflessione di quando, giovane incursore, sulla rampa assiale del C130, prima di precipitarmi nel vuoto notturno mi rivolgevo all’«ignoto», rimettendo nelle sue mani la mia vita con una giaculatoria improvvisata lì per lì (che era comunque già un bocciolo di preghiera).

Col senno del poi, mi rammarico per tutte le volte che ho rischiato la vita rivolgendomi al Dio “sbagliato”, condizionato com’ero – anch’io come tanti giovani – da spiritualità che non sono nostre, ma che si affermano spesso seguendo in maniera banale le dinamiche sciocche della moda culturale.

Io che guardavo al cattolicesimo con indifferenza perché trovavo più interessante la spiritualità del Bahagavad Gita o le vuote parole del capitolo “della guerra e degli uomini di guerra” di Così parlò Zarathustra del nichilista Nietzsche, oppure le riflessioni sull’induismo di quell’intellettuale vuoto che era Guenon.

Solo col tempo, e con la riflessione che scaturisce dalle viscere di chi ha condiviso con i commilitoni pane, disagio, paura e morte, e dopo aver toccato con mano il coraggio di molti preti che in “terram infidelium” testimoniano il Cristo con la stessa tenacia di Don Camillo e con il coraggio del miglior soldato, ho avuto contezza della profondità spirituale della preghiera dell’Ardito: un sunto della carnale, sanguigna, ma profonda e altissima spiritualità dei nostri padri, la fede Cristiana, Cattolica e Romana. 

«Signore e sommo Iddio

tu che dai e togli la vita

sia fatta la Tua volontà.

Prima della battaglia noi, Arditi d’Italia

siamo inginocchiati al Tuo cospetto

per chiederti perdono delle nostre

miserie terrene.

Fà che le nostre armi

fermino chi profana il sacro suolo della Patria

e offende la nostra millenaria civiltà cristiana.

Concedi che la nostra Bandiera

più scura della notte, sventoli sempre vittoriosa

negli assalti e nella vita.

Aiutaci nelle avversità

e nel conservare immacolato

il giuramento fatto alla Patria.

E se un giorno il nostro sangue dovesse scorrere,

raccoglilo, o Dio onnipotente, nel Tuo calice

per la nostra redenzione eterna.

Così sia »

Malgrado si tratti di una preghiera recitata da uomini avvezzi alla battaglia e a quel che ne consegue (uso della forza financo violenta, e quasi rinuncia alla virtù cardinale della Prudenza), i segni evidenti della più vera spiritualità cristiana, in quella preghiera, ci sono tutti:

  1. «sia fatta la tua volontà»
  2. «perdono delle nostre miserie terrene»
  3. la difesa della «millenaria civiltà cristiana» oltre che della Patria 
  4. e il senso dell’eucaristia «… se un giorno il nostro sangue dovesse scorrere raccoglilo o DIO nel tuo calice … »

Ai 5 Arditi feriti sul campo dell’onore il 10 novembre scorso nel Kurdistan iracheno, onore e riconoscenza, sappiano che il loro sangue non è stato versato invano ma è stato “gittato nel solco avaro” dove germoglierà un’altra genia di Arditi.

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