Per molti aspetti la caratterizzazione che Zarathustra fa dell’uomo risulta talmente vicina noi da darci i brividi. A tratti, si direbbe che il profeta stia anticipando il nostro tempo.

Tempo delle classi medie: «Non si è più poveri o ricchi».

Della crisi della politica: «chi vuole ancora governare chi vuole ancora obbedire?».

Del politicamente corretto: «C’è ancora chi s’arrabbia, ma ci si riappacifica presto per non sciuparsi lo stomaco».

Della normalizzazione travestita da differenziazione: «Non un pastore e il suo gregge! Ognuno vuole la medesima cosa, ognuno è uguale, chi sente altrimenti, va dritto al manicomio».

Del cinismo della società dell’informazione: «La gente è sveglia e sa tutto ciò che accade; e non la smette mai di riderci su».

Dell’edonismo e della ricerca del benessere: «Hanno abbandonato le regioni dove era duro vivere; la gente ha bisogno di calore».

«Hanno la piccola gioia per il giorno e il piccolo piacere per la notte», e così via.

Gli ultimi uomini non credono più in Dio, ma non credono nemmeno nel superuomo. Sono incapaci di scagliare «la freccia del desiderio al di là dell’uomo».

Perseguono la loro piccola felicità, mentre in realtà sprofondano nel nichilismo. In un angolo della nostra coscienza ci pare di sentire la voce di Zarathustra: «Voi (post) moderni assomigliate ancora troppo agli ultimi uomini».

Print Friendly, PDF & Email