“Unico, vero, concreto, completo maestro dell’uomo è lo Spirito universale”

Giovanni Gentile

Gentile viene spesso citato come “il filosofo del fascismo”. Colui che ratificò il Manifesto degli Intellettuali Fascisti nel 1925, a cui aderirono il premio Nobel per la letteratura Luigi Pirandello e Giuseppe Ungaretti, esponente di una “poetica rivoluzionaria” agli inizi del XX secolo.

Gentile fu la spalla “intellettuale” di Benito Mussolini, ebbe anche incarichi politici, come il dicastero della cultura, elaborò la riforma che prende il suo nome e introdusse nella realtà didattica italiana l’Esame di Stato o, come è chiamato dagli studenti, la Maturità.

In realtà, l’unico teorico del fascismo non fu Gentile, ma Mussolini, il quale peraltro scrisse un articolo, pubblicato verso gli inizi degli anni ’30, dove sosteneva che il fascismo non è pensiero bensì azione. Gentile, in ogni caso, diede un importante contributo sul piano della filosofia politica, grazie alla sua posizione di neo-hegeliano.

Richiamando alla visione dello spirito come unico creatore della realtà, Gentile definisce come sia la stessa storia o Assoluto a realizzarsi in tutto ciò che può essere percepito mediante il richiamo alle tradizioni, i valori, la morale che ha sempre guidato l’uomo nella costituzione di una società civile. Egli è un innovatore del pensiero hegeliano, ritenuto fermo ad un “Idealismo statico”, con l’autocoscienza subalterna alla realizzazione di uno spirito che produce il reale.

Gentile, invece, definisce come l’autocoscienza sia di per sé già spirito, il pensiero “pensante” che crea ogni tipo di realtà visibile all’occhio umano, senza alcuna distinzione fra soggetto ed oggetto, come invece Hegel definisce nella Fenomenologia dello Spirito (1807).

Un altro aspetto che distingue i due pensatori riguarda l’impianto logico della dialettica, che non è del pensato ma del “pensante”. Attraverso l’attualismo, Gentile definisce il concetto di “atto puro”, produttore di ogni realtà, esplicabile in ambito pratico come l’azione che ogni individuo deve eseguire per esprimersi socialmente, politicamente ed eticamente.

Infatti, proprio sul piano morale, Gentile riprende la concezione dello Stato Hegeliano, retto da un sistema etico. La libertà, concezione fondamentale inerente al singolo, viene dettata dalle norme e regole giuridiche, funzionali per poter ordinare gli individui sulla base del rapporto intersoggettivo. Questo aspetto del pensiero di Gentile, può essere individuato anche nella Destra Storica, uno dei primi gruppi politici che si costituirono all’interno delle sedi istituzionali dello stato liberale ottocentesco, orientato sul conservatorismo nazional-liberale.

Il neo-idealista Gentile ha un approccio peraltro storicista, sostenendo che il fascismo non sia un’ideologia politica, ma un momento nella storia, necessario per potersi riprendere dalle crisi generate nel dopoguerra, sia economicamente che socialmente. Benito Mussolini è dunque, secondo Gentile, l’unico vero esponente e ideologo del fascismo, colui che potrà guidare l’Italia sulla via dei reali valori, un romantico idealista lontano da ogni corruzione materialista. In questo senso, lo stesso Mussolini potrebbe anche essere interpretato come “l’Oltreuomo” di Nietzsche, nonostante vi siano notevoli differenze di fondo.

Print Friendly, PDF & Email