Ille parvulus ut vir possis esse perfectus;

Ille involutus in pannis ut tu mortis sis laqueis absolutus;

Ille in praesepibus, ut tu in altaribus;

Ille in terris ut tu in stellis.

– S. Ambrogio –

Care lettrici, cari lettori,

Mi scuserete se ho voluto usare l’originale latino, ma si tratta di una prosa così trasparente e cantata da essere aperta quasi a tutti. Nella nostra società secolarizzata molti pensano che il mistero dell’Incarnazione, celebrato dai cristiani, sia semplicemente un mito, una bella favola. Per i credenti, invece, il Natale è l’avvenimento più sublime della storia del mondo.

L’incarnazione del Figlio di Dio è la prova suprema dell’amore divino verso l’umanità, poiché rivela il mistero insondabile della Trinità e di un Dio che, per salvarci, si fa uno di noi, conferendo alla nostra esistenza dignità e grandezza.

Il momento è semplicissimo, ma il dogma è tremendo, vertiginosa teologia.

Venezia, Basilica di San Marco, Protiro dell’ingresso nord con Natività.

Ecco quindi la traduzione, che faticosamente arranca dietro lo splendore dell’originale, dello splendido testo di S. Ambrogio proposto in apertura: “Egli volle essere bambino, perché tu potessi diventare uomo perfetto; Egli fu costretto in fasce, perché tu fossi sciolto dai lacci della morte; Egli fu nella stalla per porre te sugli altari; Egli fu sulla terra per porre te nelle stelle”

Il Natale oggigiorno è ormai troppo spesso avvolto di luci sguaiate, di commerci incartati, di liturgie consumistiche intrise d’intonazioni buonistiche, di gesti tradizionali troppo superficiali e privi d’anima. Un’ipocrisia ed una quintessenza che ripugna e che deturpa in maniera ipocrita il nome del Salvatore. È questo il Natale?

A chi è colmo di cose e di parole Cristo non è necessario, è solo un ornamento delicato e persino superfluo, è forse solo un residuato di un’infanzia tenera ma ormai scolorita.

Ma Cristo è necessario per coloro che, nonostante le umane debolezze, cercano d’avere o hanno il cuore sgombro di vizi, possesso, orgoglio e sentono il bisogno d’amore d’infinito, di speranza.

S. Paolo nella seconda lettera ai Corinzi scriveva: “ da ricco che era, Egli si è fatto povero per voi, perché voi diventiate ricchi nella sua povertà”(8,9)

Il Santo Bambino Gesù. 
Melchior Paul von Deschwanden (1881)

Vorrei qui lasciar spazio allo scrittore “scandaloso” Curzio Malaparte, morto nel 1957 a 59 anni con il ritorno alla fede, che nel Natale del 1954 lanciava questo attacco veemente, che è forse opportuno riproporre per questo Natale come una sferzata alla sonnolenta cristianità:

“Vorrei che il giorno di Natale il panettone diventasse sangue dolente sotto il nostro coltello e il vino diventasse sangue e avessimo tutti per un istante l’orrore del mondo in bocca.

Vorrei che a Natale i nostri bambini ci apparissero all’improvviso come saranno domani, fra alcuni anni, se non oseremo ribellarci contro il male che ci minaccia… Vorrei che la notte di Natale in tutte le chiese del mondo un povero prete si levasse gridando: Via da questa culla, ipocriti, bugiardi, andate a casa vostra a piangere sulle culle dei vostri figli. Se il mondo soffre è anche colpa vostra, che non osate difendere la giustizia e la bontà e avete paura di essere cristiani fino in fondo. Via da questa mangiatoia ipocriti!

Questo  Santo Bambino, che è nato per salvare il mondo, ha orrore di voi.”

Allora,

Auguri! Perché questo S. Natale sia ricco di gioia e di significato.

Auguri! Perché il mondo intero possa viverlo con pienezza.

L’Emmanuele, Dio con noi, ci doni la pace, compia ogni nostra speranza, sia forza di vita e nel nostro cammino benedizione.

Buon Natale!

Alessandro prof. dott. Tamborini*

*Plenipotenziario per le politiche di tutela e promozione del patrimonio storico-artistico-demo-etno-antropologico. Cattedratico di Scienze Religiose, Storia e Simbolismo dell’Arte Antica e Medievale.

Nativitate Domini 2019

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