Questo è il nostro compito: salvare ciò che rimane della civiltà europea, proteggerlo gelosamente, togliere via quello strato di corruzione e influenze materialistiche e riscoprire la genuinità e la pragmaticità del nostro essere originario, del nostro legame con la terra natia e con l’elemento divino.

Per questo, noi, riconoscendoci come élite spirituale, abbiamo il dovere di essere degli “Enea del nostro tempo”: la fuga dalla nostra “Troia in fiamme” e la sua ricostruzione deve attenersi esclusivamente al piano spirituale, deve essere la nostra “Santa Grande Guerra”, in termini evoliani.

Il cavallo di Troia del mondo moderno, con le sue controverse teorie e i suoi nuovi dèi, atto a stravolgere la più antica e sana concezione del mondo occidentale, quella avente le proprie radici nel pensiero greco e romano, è entrato nelle nostre mura, ormai ridotte a niente più che una misera staccionata di legno marcio, favorito da ingannatori, dai vari Sinone nostrani e non, i quali, spacciandosi come profeti di un mondo migliore, hanno permesso lo sprigionarsi delle forze centrifughe nascoste nel ventre della bestia immonda.

Come in ogni vera rivoluzione, è necessario rendersi conto dell’inganno perpetuato e, prima di esserne divorati, salvare ciò che abbiamo di più prezioso, la nostra coscienza e la nostra identità (i Penati, nell’epica virgiliana), fuggire da questo mondo in fiamme e cercare nuovi terreni più fertili. Noi ci riusciremo, riconoscendoci nel condottiero troiano e nel suo seguito come gli ultimi continuatori di un popolo ridotto schiavo e che è nostro compito liberare, prima o poi, perché esiguo era l’esercito di Enea e a pochi gli dèi permisero che i loro nobili sguardi vedessero l’aurora.

Così a pochi di noi, privilegiati, Dio ha permesso di poter leggere dietro le righe di questa realtà apparentemente perfetta, dalle mille contraddizioni, considerata inattaccabile e immutabile. Chi non fugge da Troia è destinato a rimanerne intrappolato, poi ucciso nel migliore dei casi, reso schiavo nel peggiore. La nostra forza venga da coloro che ci hanno preceduto e che hanno anticipato con virtù profetiche la nostra lotta, i “Laocoonte”, soprattutto quelli che hanno pagato a caro prezzo questa loro scelta.

Noi, che conserviamo il sangue dei reduci troiani nelle nostre vene, fonderemo nuove città, per poi tornare in quella nostra patria originaria e ricostruirla sulla base di quei valori ancestrali che gli eredi di quegli schiavi, che ancora pagano il fio della sconfitta passata, credevano di aver perso per sempre: dobbiamo far sbocciare il fiore della rivolta nei loro cuori, e allora la vittoria sarà inevitabile, l’alba sarà dorata.

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