Troppo spesso, gli ultimi giorni dell’anno vecchio e i primissimi giorni di quello nuovo sono dedicati ai buoni propositi: ma poi, quanto velocemente ce ne dimentichiamo!

La parte più pesante di noi, quella più pigra, più comoda, spesso prende il sopravvento senza troppe difficoltà e ci fa di nuovo “accomodare” nella stessa posizione di partenza che, appena pochi giorni prima, avevamo solennemente promesso di abbandonare in vista di nuovi obiettivi e di un miglioramento della nostra persona. E invece, all’Epifania siamo sempre gli stessi.

In altre parole, siamo abbastanza maturi per avvederci del fatto che il semplice mutamento di data o il brindisi di capodanno non sono, di per sé, garanzie di quel “rinnovamento” a cui tanto aspiriamo. Ci vuol ben altro: ci vuole qualcosa che parta da noi.

Se questo vale per chiunque, è però ancor più vero per chi, come noi, vorrebbe “essere esempio” ed è ancora consapevole di non vivere nel migliore dei mondi possibili: per chi desidera Altro per sé, per i propri cari, per la propria terra. Deve essere chiaro che non ci è dato avere debolezze comuni, se vogliamo dirci veramente rivoluzionari, se vogliamo essere veramente esempio per chi crede in noi e ha bisogno di noi per rialzarsi in piedi.

Le vicende di questi anni – sempre tristemente costellati di buoni propositi – ci devono insegnare che il primo elemento su cui dobbiamo lavorare non sono i programmi, non sono le sigle, non sono nemmeno le iniziative collettive: siamo noi stessi. Lavorando su di noi, costantemente e non soltanto i primi tre o quattro giorni dell’anno, doneremo davvero materia nuova a qualsiasi progetto vorremo dedicarci, sia esso politico o personale. Spiazzeremo chi pensa di averci fiaccato semplicemente aspettando un nostro passo falso.

Così, comprendiamo che l’unica cosa che ci occorre è non essere preda di facili entusiasmi e di altrettanto facile sconforto, noia, incostanza. Che non basta essere presenti una volta per avere la coscienza a posto: che bisogna esserci sempre, giorno dopo giorno, che piova o ci sia il sole. Soprattutto quando non se ne ha voglia, quando si potrebbe stare in disparte, guardare gli altri che fanno o, peggio, limitandosi a dare buoni consigli. Noi non siamo – e non dobbiamo essere – mezzi uomini con le braccia dietro la schiena che guardano gli altri lavorare. 

È impossibile descrivere lo sconforto che provano i più costanti quando assistono al naufragare di un progetto per l’indifferenza o l’abbandono di chi dovrebbe farne parte. Di chi, magari, in un lampo di infantile ef effimero entusiasmo ha detto “sì”, ma poi si è subito distratto, ha preferito voltare le spalle e disinteressarsene, pensando “lo faranno altri”.

Non possiamo permetterci di essere incostanti, di lasciare spazio a chi ci odia e farebbe qualsiasi cosa per vederci finiti anche se fossimo i più forti, i più costanti e i migliori del mondo. Non possiamo regalare ai nostri avversari – che sono decisamente poco cavallereschi – il vantaggio di un pensiero incostante, di un agire disordinato e casuale. Il senso è: se non potete garantire di mantenere un impegno, qualunque esso sia, non assumetelo nemmeno.

Il 2020, per noi, deve partire e soprattutto concludersi nel segno degli uomini e delle donne di reale volontà, di chi c’è oggi per brindare, ma ci sarà anche domani per faticare e ci sarà dopodomani per mantenere fede ai propri impegni: costi quel che costi. Gli altri non ci servono, lasciamoli gironzolare nei centri commerciali o – ancora meglio! – regaliamoli ai nostri nemici come soprammobili.

Creare una costanza nuova, creare relazioni nuove basate su una nuova lealtà e su una continuità di intenzioni e di azioni: ecco l’impegno ambizioso che ci siamo dati come bussola per l’anno venturo. Ed è questo, riteniamo, che sarà essenziale.

Buon 2020, quindi, a chi avrà spalle abbastanza larghe per sostenerlo tutto: non solo quando vorrà, non solo quando sarà facile: dall’inizio alla fine.

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