Guardiamo un attimo a quella che un tempo era la nostra «quarta sponda», la Libia, o almeno quello che ne rimane dopo l’improvvida (uso un eufemismo) iniziativa unilaterale del presidente francese Sarkozy che, nel 2011, ha pensato bene di  detronizzare Ghaddafi (per nascondere le nefandezze della peggior politica estera francese), iniziativa fortemente sostenuta da un altrettanto improvvido (uso, anche in questo caso, un eufemismo) presidente italiano che risponde al nome di Napolitano… E continuo a chiedermi da dove venisse quella fregola di assecondare l’avventurismo di Sarkozy.

Tanto per rimanere sul concreto, gli elementi da prendere in considerazione sul teatro libico sono:

  • in primo luogo, la nutrita presenza di mercenari (o contractors, che dir si voglia) di matrice jihadista e tutti al soldo di Ankara;
  • la totale assenza di opzioni suscettibili di riavviare i negoziati;
  • un cessate il fuoco troppo farlocco per essere considerato tale (sono veramente tanti gli scambi di tiro di artiglieria sul ridosso sud di  Tripoli e nei pressi del porto di Abou Sitta, sede della missione della Marina Militare italiana che supporta la guardia costiera libica).

Sempre in ossequio alla concretezza, c’è da dire che se da una parte i continui tiri di artiglieria nei pressi di Tripoli e l’assenza di iniziative da parte della comunità internazionale ci devono preoccupare per gli aspetti  politici ed umanitari (vuoti che evidenziano l’insipienza della comunità internazionale), dall’altra, per quanto attiene invece alla presenza di mercenari prevalentemente dediti al jihad, la situazione ci deve preoccupare per gli aspetti attinenti alla nostra sicurezza; a quanto pare, infatti, i mercenari jihadisti, tutti ex Siria, sarebbero in numero consistente (si stima tra i 3.200 e i 4.700 elementi) e tutti organici al Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, inquadrati da ufficiali turchi (ma guarda un po’…).

La Turchia ha preso sul serio la questione libica e, in ottemperanza al detto «piatto ricco mi ci ficco», nel piatto ci è entrata anche con i piedi perché, con una Tunisia che, grazie all’affermazione di Ennahda, tifa per lei, potrebbe aspirare ad attrarre a sé anche Algeri, riconquistando così i territori che le appartenevano quando era grande, ossia prima che i francesi nel 1830 le togliessero l’Algeria e gli italiani nel 1911 la Libia.

Che la Turchia in Libia abbia intenzioni «irrevocabili » è un dato di fatto che trova la sua concretezza nello sforzo militare che sta profondendo: quei 3.200 o 4.700 mercenari (ripeto, di matrice jihadista) stanno per essere dotati di mezzi corazzati ACV-15[1], missili antiaerei tipo AWK-XXI, contraeree semoventi, cannoni a tiro rapido da 35 mm, jammer antidroni.

Dicevo che la presenza di quei mercenari non può che preoccuparci per il solo fatto che siano lì; che stiano sulle coste libiche, a un tiro di schioppo dalle nostre, e lì, una volta che sarà stato raggiunto un accordo, quei jihadisti rimarranno schierati. Sappiamo molto bene, inoltre, che sia Al Sarraj che il Gen. Haftar sono islamISTI[2], il primo contiguo alla Fratellanza Musulmana, il secondo adepto di una setta integralista, la Madkalita[3].

Rendiamoci conto che, oltre a quel considerevole numero di mercenari jihadisti, nel Sahelo Sahara insistono numerosi gruppi riconducibili alle sigle più note del jihadismo internazionale: AQMI, ISIS/DAIISH, GSPC, Gruppi ANSAR.

Rendiamoci quindi conto anche che quel nucleo di professionisti costituisce un appetitoso polo di attrazione per quei gruppi.

Avremo pertanto a ridosso dello specchio di mare a Sud delle nostre coste, una consistente forza jihadista la cui attività principale, il terrorismo, potrebbe essere facilitata dal gran numero di navi ONG suscettibili di diventare altrettanti «sorgitori»[4] per l’infiltrazione di gruppi jihadisti in Italia.


[1] Veicoli da combattimento corazzati anfibi, prodotti in Turchia e in Malesia (entrambi paesi in cui primeggia la Fratellanza Musulmana).

[2]  Con il suffisso “ISTI” intendo coloro i quali sono musulmani militanti, il primo gradino della scalata verso il jihad.

[3] La setta Madkalita appartiene alla movenza salafita, entrambe offrono accondiscendenza con i regimi in carica solo a patto che questi garantiscano loro il rispetto delle proprie consuetudini marcatamente tradizionaliste, che riguardano il vestiario, le prediche, il matrimonio, il ripudio, l’amministrazione della giustizia, etc.

[4]  Sorgitore = il mezzo aereo, anfibio o terrestre dal quale si stacca un gruppo armato per infiltrarsi in un territorio dove compiere un’azione.

Print Friendly, PDF & Email