Come è noto, la quasi totalità delle vicende belliche relative al secondo conflitto mondiale sono tuttora avvolte nelle impenetrabili nebbie della falsificazione, della mistificazione, delle verità ufficiali imposte dai vincitori di allora e di oggi. Esistono poi interi capitoli che non fanno neanche parte delle suddette categorie, tenuti ben chiusi nelle prigioni dell’oblio e della censura, a volte perché scomodi, altre perché non adattabili alla vulgata ufficiale, altre ancora per semplice ignoranza.

Per questo, nel difficile tentativo di proporre una controstoria meno romanzata e il più possibile attinente con la realtà dei fatti, provo un particolare piacere nel ripercorrere le straordinarie vicende relative all’Aereonautica Nazionale Repubblicana e agli uomini e gli equipaggi che ne furono protagonisti.

Sicuramente anche perché, ad onor del vero, nel nostro stesso ambiente l’epopea dell’aviazione della RSI è sempre rimasta in un ruolo di nicchia, troppo spesso confinata nei dibattiti tra studiosi e appassionati del genere, mentre gli innumerevoli atti di eroismo, spirito di sacrificio e dedizione alla patria avrebbero richiesto ben altra attenzione. Basti pensare all’enorme tributo di sangue pagato dai nostri aviatori in rapporto ai mezzi a disposizione e, soprattutto, di fronte all’umanamente incontrastabile superiorità nemica, per capire che l’Arma aeronautica ha come sempre risposto “Presente!”, scrivendo anche durante il crepuscolo della patria nuove ed indimenticabili pagine di eroismo ed onore.

Per comprendere pienamente l’entità del sacrificio compiuto dai nostri piloti è bene soffermarci con cura sui dati a nostra disposizione. Dalla nascita ufficiale dell’A.N.R., avvenuta tra l’ottobre ed il novembre del 1943, alla prima metà di aprile del 1945, i soli reparti da Caccia hanno sostenuto 112 combattimenti con aerei nemici, provocando il sicuro abbattimento di 239 velivoli più 115 probabili; a questi vanno aggiunti la notevole attività dei reparti aerosiluranti, con 14 azioni effettuate ed il conseguente affondamento di 13 navi mercantili, per un totale di oltre 115.000 tonnellate, di una nave da guerra nemica e di 4 velivoli abbattuti.

Al 10 aprile del ’45, inoltre, la nostra Artiglieria Contraerea (Ar.Co), anch’essa inquadrata all’interno dell’A.N.R., aveva eseguito oltre 650 azioni di fuoco, con la distruzione accertata di 156 aerei nemici e il probabile abbattimento di altri 65. Senza dimenticare le decine di azioni di sabotaggio compiute dai reparti di guastatori e paracadutisti, in particolare del Rgt. Folgore, inquadrati organicamente nell’Arma. Complessivamente, pertanto, le intrepide azioni dei nostri aviatori contro l’imponente forza aerea alleata hanno portato all’abbattimento di oltre 400 velivoli nemici a fronte di ben 569 aerei ANR perduti!

Questo immane sforzo bellico, sostenuto solo da un’immensa fede e da una grandiosa forza di volontà, ha portato al sacrificio di quasi 3100 uomini (compreso il personale incorporato nella Luftwaffe e nella Flack), caduti con onore e dignità nel disperato tentativo di ostacolare e rendere meno pesante per la popolazione il micidiale carico di morte di cui erano portatori le fortezze atlantiche. È bene ricordare agli smemorati e ai falsificatori di turno, infatti, che fu proprio grazie all’audacia e all’eroismo di questi uomini se il bilancio di morte e distruzioni provocate dai seminatori di cimiteri alleati fu meno pesante, sempre che non si voglia sostenere che le circa 64.000 vittime civili italiane delle bombe dei liberatori non fossero sufficienti!

Credo che solo la bassezza morale e civica di una repubblichetta fondata sul mito dell’odio e della guerra civile potesse relegare nel dimenticatoio della storia pagine di così alto valore, pagine di eroi, pagine di italiani. Per questo non può stupirci se le epiche imprese dei gruppi Caccia “Asso di bastoni”, “Diavoli rossi”, “Francesco Baracca”, non fanno parte a pieno titolo, e con tutti gli onori, del nostro patrimonio nazionale mentre assistiamo, anno dopo anno, alla tragica glorificazione delle “radiose” giornate di aprile, con il loro nauseante carico di morte, di crudeltà, di vigliaccheria…

Tutto normale, dunque, se un asso dell’aria come il Maggiore Adriano Visconti, protagonista di ben 72 combattimenti aerei, vincitore accertato di 26 scontri e di altri probabili 18, pluridecorato al valor militare con 6 medaglie d’argento, 2 di bronzo, 3 croci di ferro, una promozione per meriti di guerra, venga celebrato nel salone d’onore della Smithsonian Institution di Washington, quale uno dei principali eroi del cielo della Seconda guerra mondiale. mentre la sua attività non risulta in alcuna graduatoria italiana, quasi non fosse mai esistito! Ignoranza anche in questo caso?

Non credo, forse è semplicemente più conveniente stendere un velo di silenzio su un eroe autentico, pulito, ucciso vigliaccamente nella mattinata del 29 aprile con un colpo alla schiena nel cortile della caserma “Savoia Cavalleria”, dopo aver firmato un accordo di resa regolarmente controfirmato da rappresentanti della Regia Aereonautica, del C.L.N.A.I., del C.L.N. e da quattro capi locali partigiani, tra cui il futuro sindaco di Milano Aldo Aniasi.

Noi, però, abbiamo il dovere di non dimenticare, per questo la difficile opera di controinformazione e di revisionismo che tentiamo di fare anche su questa rivista assume un ruolo sempre più importante ed impegnativo. Non per nostalgismo o per spirito di parte, ma perché dalla riscoperta del loro esempio, dalla bellezza di queste figure senza tempo possa germogliare un nuovo e vivo sentimento di fierezza e di rinascita nazionale.

Onore ai caduti dell’Aereonautica Nazionale Repubblicana, eroi…con le ali!

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