Ottobre 1936.

Sono passati appena tre mesi dall’inizio della guerra civile spagnola, eppure le vittime sono già numerosissime, specie nel fronte nazionalista. La Falange Española de las Juntas de Ofensiva Nacional Sindicalista, il partito più importante del bando sollevato, ha perso in battaglia centinaia di suoi iscritti tra cui tutti i suoi fondatori: l’aviatore Julio Ruiz de Alda il 23 agosto, il filosofo e ideologo Ramiro Ledesma Ramos, fucilato nel Cárcel Modelo di Madrid sul finire del mese e l’appassionato giornalista cattolico Onésimo Redondo Ortega  già il 24 luglio. José Antonio Primo de Rivera, jefe general del partito, resterà in vita fino al 20 novembre ma incarcerato da quasi un anno.

In un frangente così disperato per il nazionalsindacalismo, una vedova falangista, precisamente la moglie di Onesimo Redondo, Mercedes Sanz-Bachiller Izquierdo, ha un’intuizione: creare un istituto civile che affianchi le famiglie degli uomini caduti per la Spagna.

Nell’autunno del 1936 a Valladolid entra allora in funzione Auxilio Social (noto con il nome di Auxilio de inverno fino al 1937), un ente parallelo della Falange Española de las JONS dedito ad assistere materialmente e moralmente gli sfollati e gli orfani e le vedove in tutte le zone interessate dal conflitto. Sebbene sia a tutti gli effetti un organo della Falange, l’ente non si limita a tutelare le famiglie dei falangisti.

Mercedes Sanz-Bachiller Izquierdo (1911 – 2007), moglie di Onesimo Redondo e fondatrice di Auxilio Social

Fedele all’assunto di servire l’intera Patria ferita, Auxilio Social assurge in breve tempo la funzione di primo servizio di assistenza sociale e civile per tutto la zona sublevada, soccorrendo feriti e familiari anche della parte repubblicana nelle aree più prossime alla linea del fronte, portando viveri di conforto e assistenza medica a chiunque ne avesse impellente bisogno.

L’impossibilità da parte del governo provvisorio del bando nazionalista di stanziare fondi che non siano destinati all’esercito, fa sì che per tutti i primi mesi della sua esistenza Auxilio Social viva di auto-sostentamento, spesso al costo di sacrifici e dure privazioni da parte di Mercedes Sanz-Bachiller e degli altri fondatori. Con il decreto franchista del 1937 che costringe la Falange a fondersi con la Comunion Tradicionalista carlista, Auxilio Social diviene ufficialmente l’ente di assistenza umanitaria del neonato partito unico Falange Española Tradicionalista y de las JONS e viene presto integrato nella Sección Femenina de Falange guidata dalla sorella di José Antonio, Pilar Primo de Rivera.

In questo periodo inizieranno molte delle campagne di assistenza sociale più note della Spagna del dopoguerra, tra cui la tradizionale distribuzione di giocattoli che, a Natale e per l’Epifania, vede la Sección Femenina e Auxilio Social distribuire in tutti gli orfanotrofi del paese, resi estremamente affollati dal tragico bilancio della guerra.

L’obiettivo di Auxilio Social non è però quello di fare mera filantropia, ma di salvare dalla miseria quante più persone possibili, specialmente i bambini. Ora ampiamente sostenuta dallo Stato, Auxilio Social istituisce colonie dell’infanzia e circoli di dopo scuola senza operare distinzione alcuna tra figli di nacionales o republicanos. Gli orfani e i figli di carcerati finiscono per abitare nelle strutture di Auxilio Social, dove dapprima sono i volontari falangisti (tra cui esponenti di primo piano del partito, come il jonsista basco Javier Martínez de Bedoya y Martínez-Carande) a improvvisarsi insegnanti, educatori e animatori per poi essere successivamente accompagnati dall’apporto professionale di pedagoghi e psicologi.

A partire dal 1939 entra in Auxilio Social don Pedro Cantero Cuadrado (che nel 1952 sarà poi ordinato vescovo di Barbarastro), a cui sarà affidata la formazione cattolica dei figli di Mercedes (come verranno anche definiti dal nome della fondatrice dell’organizzazione): don Cantero si occupa di trovare catechisti competenti che possano seguire i bambini in tutte le colonie del Paese amministrando, spesso in prima persona, tutti i sacramenti.

L’intenzione di dare una dimensione eminentemente cristiana ad Auxilio Social è comunque presente nell’organizzazione sin dal primo momento della sua esistenza. Come avrà modo di dire il falangista Andres Maria Mateo nel 1937: «conciliare il nostro spirito rivoluzionario con la giustizia sociale che germoglia dalle Mani forate dai chiodi di Gesù Cristo.»

Mensa all’interno di una colonia di Auxilio Social nella città di Lorca, 1945

L’attività benefica di Auxilio Social travalica i confini spagnoli quando, sul finire degli anni ’30, apre degli sportelli nelle sedi della Falange Exterior, l’organo nazionalsindacalista predisposto a seguire le realtà simpatizzanti del partito nelle terre un tempo appartenute all’Impero.

Particolarmente rilevante l’attività condotta da Auxilio Social a Cuba per far fronte alla crescente miseria della popolazione, aggravata dalla trasformazione del paese caraibico (l’ultimo territorio rimasto fedele all’Impero spagnolo e perso nel 1898 dopo una guerra di alcuni mesi contro gli Stati Uniti d’America) in un postribolo a cielo aperto per yankee facoltosi, dove a pochi metri dai casinò di L’Havana i bambini vivono per strada senza tutele.

La presenza di Auxilio Social a Cuba è attestata sino 1941, quando il dittatore filo-americano Fulgencio Batista, un anno dopo aver sciolto violentemente la Falange Cubana, sopprime anche l’ufficio della Falange Exterior e le relative opere di assistenza condotte da Auxilio Social presso gli strati più poveri della società di L’Havana.

Nel 1940 Mercedes Sanz-Bachiller abbandona il ruolo di delegato nazionale dell’organizzazione e la direzione passa all’avvocato falangista Manuel Martínez de Tena, già presidente della Croce Rossa spagnola e rappresentante iberico per la Croce Rossa Internazionale. Deputato nelle Cortes dal 1943, si impegnerà energicamente per implementare l’efficienza di Auxilio Social organizzando corsi di formazione e perfezionamento in Germania dove operava (con funzioni simili e senz’altro maggior disponibilità di risorse) la Volkswohlfahrt.

Ad affiancarlo nel ruolo di segretario nazionale, sarà la scrittrice e giornalista Carmen de Icaza, amica di  Mercedes Sanz-Bachiller, che aveva iniziato a collaborare con Auxilio Social nel 1935, soprattutto promuovendo le iniziative dell’organizzazione attraverso il giornale Ya di cui era editorialista.

La fulgida storia di Auxilio Social si conclude nel 1976, quando, nel pieno della Transizione spagnola e in seguito al crollo del Movimiento Nacional e del suo apparato, anche l’ente assistenziale si trova tra l’incudine ed il martello. Alla fine, il Ministero de la Gobernación retto da re Juan Carlos decide di scomporre tutte le sue strutture e trasformare l’ufficio centrale nell’Instituto Nacional de la Seguridad Social tutt’ora esistente.

Nella sua quarantennale esistenza, Auxilio Social è riuscito a portare conforto e dignità alle tantissime famiglie devastate dai quattro anni di guerra civile, salvando decine di migliaia di bambini da una magra vita in orfanotrofio. Seguendo la vocazione e i talenti espressi dalle giovane menti nelle proprie strutture, Auxilio Social permetteva a tutti i suoi “figli” di condurre studi secondari e superiori, in molti casi arrivando anche a sostenere gli studi universitari, seguendoli fino alla soglia dei trent’anni.

Molti di questi bambini, sul finire degli ani ’60, saranno protagonisti della contestazione universitaria al regime: in taluni casi, all’interno del Frente de Estudiantes Sindicalistas (organo studentesco nazionalsindacalista vicino alla Falange Autentica), ma in molti altri anche in movimenti eversivi di impianto marxista e liberale. Oggigiorno, molti di quei bambini rivendicano la memoria tradita dei loro genitori morti nella guerra civile scatenata dalla sollevazione del 18 luglio o imprigionati dopo la guerra.

Eppure, quegli orfani, quei figli di repubblicani che spesso e volentieri hanno massacrato senza pietà centinaia e centinaia di falangisti, poterono studiare grazie a un progetto, Auxilio Social, fondato dalle vedove di quegli stessi falangisti che sognavano una Spagna che, usando le ultime parole di José Antonio Primo de Rivera di fronte al plotone d’esecuzione, «voleva Patria, pane e giustizia per tutti, specie per i miseri e i diseredati».

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