Risultati scontati alle elezioni del 21 febbraio scorso in Iran: la Majliss (ossia la seduta dei maggiorenti, il Parlamento iraniano) rimane ovviamente nelle mani dei conservatori… altrimenti non sarebbe una “majliss”, il cui compito era ed è quello di perpetuare una stabilità soprattutto di morale e di costume.

Una stabilità di morale e di costume cara agli Ayatollah e garantita dai Pasdaran, i quali avevano già epurato dalle liste i candidati considerati troppo poco in linea con la rivoluzione islamica di Khomeini.

In certi paesi le cose vanno così, oppure non vanno, e la cosa peggiore che noi possiamo fare è applicare a quelle realtà le nostre categorie ed ergerci ad ingiusti giudici delle prassi e delle tradizioni.

Tuttavia, un dato balza agli occhi: mentre Khamenei incitava ad andare a votare definendo il voto un dovere religioso, il leader della piazza, Maryam Rajavi, invitava a boicottare le urne. Risultato: ha prevalso la lista conservatrice di Mohammad Bagher Qalibaf (ex sindaco di Teheran), il quale diventerà Presidente del Parlamento in attesa di candidarsi alle presidenziali dell’anno prossimo.

Sappiamo chi ha vinto le elezioni, ossia i conservatori, ma non sappiamo ancora ufficialmente quali siano i dati sull’affluenza; un ritardo che desta sospetti. Secondo l’agenzia Fars, alle 18.00 l’affluenza era ferma al 40%, quindi il 22% in meno rispetto alle precedenti elezioni.

Il risultato è comunque incontrovertibile: il dato di fatto, nudo e crudo, pertanto è che la Majliss è dominata dai conservatori, ma “c’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi di antico”: la diminuita legittimazione popolare, attribuibile in primis al “Consiglio dei Guardiani”[1], che ha agito in maniera troppo rigida escludendo la bellezza di 6850 candidati tra riformatori e moderati.

Un tale provvedimento non può non far sorgere la domanda: ma è mai possibile che la classe dirigente iraniana sia così stolidamente rigida?

Ribadisco che non spetta a noi giudicare, ma se vogliamo capire non possiamo prescindere dal contesto geostrategico del momento. Abbiamo il dovere di valutare i fatti più recenti, tutti suscettibili di condizionare la politica interna iraniana:

Sul piano della politica estera:

  • gli USA uccidono il Generale Souleimani, Comandante della Forza Al Qods, regista della politica estera dell’Iran e potenziale uomo forte in grado di armonizzare politica laica e ayatollah;
  • conseguente breve rappresaglia iraniana ai danni degli USA, con ricadute negative a causa dell’abbattimento per errore da parte della contraerea iraniana di un aereo civile ucraino che trasportava cittadini iraniani (episodio che ha scatenato numerose proteste da parte della popolazione iraniana);
  • definitivo ritiro dell’Iran dall’accordo sul nucleare e ripresa del braccio di ferro con Israele, Usa e Comunità Internazionale.

Sul piano della politica interna:

  • ripresa delle sanzioni da parte degli USA;
  • conseguente grave crisi economica;
  • proteste contro la crisi, la corruzione e le leggi religiose;
  • conseguente repressione che ha causato un numero non precisato di vittime (si stima circa 1500) e “desaparecidos” (si stima alcune migliaia).

Per quanto precede, non potevamo non prevedere la prevalenza dei conservatori, così come non possiamo non rilevare che, curiosamente, Iran e USA sembrano legati da un ignoto destino:

  • negli anni ‘90, Clinton Presidente, in Iran prevalsero i moderati;
  • all’inizio degli anni 2000, Bush Presidente, in Iran prevalgono i falchi (Ahmadinejjad);
  • primo decennio del 2000, Obama Presidente, prevalgono i moderati (Rouhani) e si arriva all’accordo di Vienna sul nucleare;
  • con Trump – sebbene, nonostante le sue roboanti dichiarazioni d’intenti (tutte sconfessate), risulti essere meno bellicoso di quanto lasci intendere – l’Iran, o almeno la sua classe dirigente, si è stretto a coorte su posizioni conservatrici.

[1] Organo Costituzionale non elettivo, formato da 12 membri, il cui compito è quello di selezionare i candidati in base alla loro fedeltà all’islam sciita e ai principi della rivoluzione khomeinista. La legittimità di tale organo promana dalla Costituzione e dalla Guida Suprema. Dopo la selezione assicurata dal consiglio dei Guardiani, a contendersi i 290 seggi della Majliss erano rimasti 7000 candidati (più o meno la metà).

Print Friendly, PDF & Email