Come conseguenza del vertice italo-francese svoltosi a Napoli lo scorso 27 febbraio, l’Italia starebbe ripensando il suo schieramento di truppe all’estero per concentrare le forze nell’area del Sahelo-Sahara. Finalmente! Forse ci si rende conto che quell’area sta diventando sempre più pericolosa.

Nel documento sortito dal bilaterale di Napoli si leggerebbe che “l’Italia sta valutando le modalità di un contributo”. Si può quindi ipotizzare la partecipazione delle nostre Forze Speciali in seno alla Task-Force europea denominata “Takuba”, concepita per accrescere l’operatività dell’esercito del Mali, ma inserita in seno alla più vasta operazione “Berkane”, lanciata dai francesi nel 2014 in funzione di contrasto al jihadismo e che investe un’area ben più ampia comprendente Niger, Ciad e Burkina Faso.

L‘area del Sahelo-Sahara si sta palesando per essere il più vasto campo di battaglia del jihad, sia perché si estende dal sud dell’Algeria fino al Sudan nord occidentale per una profondità che va dal punto triconfinale Libia/Tunisia/Algeria fino alla Nigeria, sia perché in quell’area adesso c’è di tutto: gruppi ISIS che hanno sbaraccato dallo Sham (Siria/Iraq), gruppi Ansar tunisini, gruppi GSPG e takfir algerini, AQMI, gruppi salafiti libici, fazioni del Polisario che hanno abbracciato il jihad, bande di contrabbandieri e predoni.

Nel 2014, quando ha dato il via all’operazione Berkane, la Francia probabilmente non si era nemmeno resa conto che stava dando un calcio ad un formicaio di marabunda e da allora l’area in questione è andata via via scaldandosi costringendo le Forze Armate francesi ad incrementare la presenza di uomini e mezzi:

  • da 4000 effettivi si è passati a 5100;
  • quanto al numero di vettori aerei (ad ala fissa e rotante) sarebbe stato raddoppiato (una trentina tra aerei ed elicotteri a disposizione);
  • i mezzi terrestri per la ricognizione e il trasporto truppe ammonterebbero a 250.

E adesso, con l’arrivo di Forze Speciali europee (sembra che siano stati interessati anche la Repubblica Ceca, la Svezia e l’Estonia), effettivi di uomini e mezzi aerei e terrestri subirà un incremento notevole. Era ora!

È possibile immaginare che i nostri Reparti Speciali d’Assalto che verranno schierati (o piuttosto ricollocati dall’Afghanistan) saranno:

  • i Reparti Incursori del IX Col Moschin, del Comsubin, del GIS e del 17° Stormo;
  • i Reparti d’Assalto destinati a fornire il Supporto Operativo, come gli Alpini Paracadutisti, il RAO e il 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti Tuscania;
  • una task-force di volo con elicotteri multiruolo NH-90 e A129D Mangusta.

E sulla carta saranno chiamati a svolgere attività di mentoring, ma possiamo immaginare che, nella realtà (quella che, professandosi pacifisti, non si può confessare alla pubblica opinione), svolgeranno azioni di Search and Destroy di covi jihadisti… finalmente!

Con una Libia incerta e per adesso, nella sua parte occidentale, nelle mani di un governo legato alla Fratellanza musulmana e condizionato da milizie salafite, e la parte orientale nelle mani di un Generale del quale sarebbe bene evitare di fidarsi, il Sahelo-Sahara con i suoi tagliagole si avvicina pericolosamente al sud dell’Europa, ossia a noi. 

Passata ormai nel dimenticatoio la bella figura che i nostri soldati hanno fatto fare all’Italia operando in Afghanistan, forse l’impegno nel Sahelo-Sahara cade a fagiolo anche per la nostra credibilità internazionale, perché siamo sicuri che le nostre truppe sapranno risollevare l’immagine dell’Italia in un momento in cui la crisi economica e quella sanitaria, nonché l’insipienza di una politica nelle mani di dilettanti, l’hanno minata non poco.

In fondo è dal 1982, data della prima missione all’estero delle nostre FF.AA., che sul piano internazionale l’Italia fa la sua porca figura grazie ai suoi militari.

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