Foto Valerio Portelli/LaPresse 21-03-2019 Roma, Italia Deputati del PD in P.zza Montecitorio con le bandiere europee Politica Nella Foto: Deputati del PD in P.zza Montecitorio con le bandiere europee Photo Valerio Portelli/LaPresse 21 March 2019 Rome, Italy Deputies of the Democratic Party in P.zza Montecitorio with European flags Politics In the pic: Deputies of the Democratic Party in P.zza Montecitorio with European flags

Sono un italiano felice di esserlo e non un europeo di questa UE, e non ho nessuna voglia di diventarlo.

Se è vero che l’Italia è incastonata nella regione geografica europea, più vero ancora è che l’Italia è una Patria, mentre l’Europa rimane solo il flatus vocis che descrive, secondo i canoni della geografia fisica, quella regione – e l’Euro e le istituzioni inventate di sana pianta (Unione Europea in testa), e l’azzurra bandiera con le stelle, e l’Inno alla gioia di Beethoven – le conferiscono solo una forma politica simile ad un corpo artificiale (tipo Frankeinstein), togliendole, però, la dignità di quella bella regione geografica che, dallo stretto di Gibilterra alla Norvegia, unisce panorami e paesaggi naturali mozzafiato che sanciscono precisi spazi per le altrettante diverse genti che la popolano. E sembrano dire: «ognuno se ne stia a casa propria», troppo differenziate l’orografia e la storia.

Oggettivamente: che cosa abbiamo a che fare noi con i paesi del nord Europa?

Ve lo dico io: niente. Niente per civiltà, storia, cultura, tradizioni, spiritualità, percezione del senso della vita. Viviamo in una regione geografica così chiamata e poco o nulla unisce il cittadino della Pianura Padana a quello della Renania o al parigino.

Qual è la ragione per la quale noi dobbiamo convivere in seno ad un organismo come l’UE, che predilige l’asse ovest-nord-ovest/nord-nord-est (Francia-Germania) in cui prevale l’auditum protestante e massonico della vita? Nessuna.

Nessuna, se non quella di costituire passivo oggetto di preda e del ludibrio di chi è convinto di detenere una superiore civiltà. Come se i tedeschi per la loro bigotta disciplina o gli olandesi per le loro leggi libertarie, o gli svedesi per il loro civismo, fossero superiori a noi per civiltà. Ma fatemi il piacere!

Paragonare il senso civico di paesi in cui convivono al massimo dai 5 milioni ai 17 milioni di abitanti con il civismo di un paese che di milioni ne conta una settantina, è come sommare le melanzane con le fragole e se ometti di valutare il trascorso storico, aggiungi anche la malafede ad un calcolo sbagliato. Ma è così che ragionano in seno all’Unione Europea.

A che cosa serve l’UE così come è strutturata?  Non serve a nulla! Proprio come attestato dall’emergenza del Covid-19, in cui i presunti fratelli, ossia gli altri paesi della UE, hanno fatto i taccagni persino con le mascherine. E che dire poi della franco-europea Lagarde, Presidente della BCE, che ha sparato una dichiarazione che puzza più di disonesta propensione finanziaria che di stupidità (non escludo un miscuglio di entrambe), e vogliamo parlare di Juncker, Dombrovskis e del francese Moscovici, quello che disse, più o meno, che la crisi finanziaria insegnerà agli italiani a votare.

Ma, d’altro canto, come si può qualificare un organismo che settimanalmente trasferisce baracca, dossier e burattini (è proprio il caso di dirlo) da Bruxelles a Strasburgo e, da lì, ancora a Bruxelles coprendo settimanalmente una distanza di 430 km all’andata e altrettanti al ritorno?

Come si può qualificare quest’entità se non come un organismo di deficienti (assumo in toto la responsabilità di questa affermazione, specificando che deficiente è inteso come colui il quale ha delle deficienze cognitive circa l’organizzazione, l’impiego del tempo e il risparmio)? Piantiamoli in asso i tiranni papaveroni di Bruxelles/Strasburgo/Bruxelles!

La Gran Bretagna, che pur non mi sta molto simpatica, se ne è andata dicendo loro bye-bye e mi consta che non se la stia passando male; quanto a noi, per come ci hanno trattato fino ad ora e per come, a naso, mi sembra abbiano intenzione di trattarci in futuro, faremmo bene ad andarcene onorandoli con una sonora pernacchia.

Sono curioso di vedere la faccia agitata di quella banda autoreferenziale quando l’Italia, uno dei paesi fondatori, gli dirà: «Signori miei, noi abbiamo intenzione di andarcene» aggiungendo, alla Sordi: «Perché noi siamo noi e voi nun siete un cazzo!».

E sono anche curioso di vedere cosa faranno gli altri paesi, già in preda a seri dubbi sulla convenienza o meno di permanere nelle mani di chi è deficiente, come sopra specificato.

Prenda l’Italia l’iniziativa della ribellione a questa istituzione sovranazionale che non sa di nulla. È una federazione? Una confederazione? Un’associazione? Un’aggregazione? Una società per azioni? Sì, forse una società per azioni in cui noi, pur detenendo una parte consistente dei titoli, veniamo trattati come il portinaio. Quali sono gli elementi di aggregazione di questa sorta di improbabile formazione politica sovranazionale che ci soffoca? Nessun elemento aggregatore, al di fuori dei lauti stipendi e delle carriere di funzionari, direttori, dirigenti e parlamentari, tutti autoreferenziali, impegnati nella tratta Bruxelles-Strasburgo-Bruxelles.

Andiamocene, rompiamo gli indugi e annunciamo a gran voce la nostra decisione di andarcene da quest’informe organismo in cui:

  • fa premio la tenuta della partita doppia da droghiere e non la più ampia visione gestionale, sociale, economica, finanziaria e produttiva di uno Stato;
  • vige la legge del più forte, che permette la creazione di «assi di ferro» (d’acciaio sarebbe troppo), come quello tra Francia e Germania;
  • le istituzioni strategiche (come ad esempio la BCE) non sono indipendenti e rispondono a logiche dettate da sovrastrutture finanziarie che mirano a condizionare l’economia, ma anche il pensiero e la quotidianità, considerando le persone esclusivamente come clienti di un mercato.

Riscopra l’Italia l’intuito tutto italiano di un Mattei, si ponga alla testa di una regione di libero scambio alternativa a quella di questa UE, in cui la fa da padrona l’etica protestante del profitto a tutti i costi.

Rivolga, l’Italia, i suoi interessi al sud, ossia verso il Mediterraneo e promuova intese ed accordi in un’area che vada dalla Spagna al Libano e dal Trentino al Maghreb. Una realtà geografica, politica, sociale ed economica già consolidata nel passato più positivo: quello romano, medievale e rinascimentale.

Un angolo giro, con centro Roma, che da 45° procede in senso orario fino ai 280°, coinvolgendo Austria, paesi Adriatici, Grecia, Vicino e Medio Oriente, Egitto, Maghreb, Spagna. Tale realtà, basata su accordi, intese e gentlemen agreement economici, energetici, finanziari e industriali secondo la dottrina Mattei, ossia con profitto mitigato, coinvolgerebbe il sud della Francia (meglio disposto verso di noi di quanto non sia Parigi) e seguirebbero le adesioni di Giordania, Siria, Romania e Bulgaria. La Lira, la moneta del nostro boom economico, diventerebbe la valuta comune.

Al diavolo l’Europa inventata di sana pianta, risvegli l’Italia il Mediterraneo, culla di civiltà ove l’Italia è il naturale punto di fuga dei paesi circostanti. Non resti l’Italia a farsi malmenare in Europa da razzisti funzionari che la ritengono cenerentola.

La storia, come la Chiesa, è mater et magistra perché è fatta di verità; se ne tenga dunque conto. L’Europa unita immaginata dalla UE, è un incubo partorito dal peggiore prodotto della storia europea: l’Illuminismo, che ha negato Dio divinizzando l’umanità, un capovolgimento che ha prodotto nefandezze di ogni tipo spacciandole con il nome di progresso.   

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