Il decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19 prevede, all’art. 1, comma 2, tutta una serie di misure restrittive che possono essere aumentate o diminuite (si veda il comma 1) a seconda dell’andamento dell’epidemia causata dal virus Covid-19.

In particolare, la lett. a) stabilisce limitazioni di spostamento consentito per brevi tratti, individuali e per le seguenti ragioni:

  • lavoro;
  • motivi di salute;
  • necessità;
  • altre specifiche esigenze.

Ora, premesso che un provvedimento provvisorio avente forza di legge deve contenere (art. 15, comma 3, della legge ordinaria dello Stato 23 agosto 1988, n. 400) misure di “immediata applicazione (requisito che, pur non costituendo un parametro a se stante per valutare la legittimità costituzionale del decreto-legge, o meglio della legge di conversione, costituisce una esplicitazione di contenuti impliciti nell’art. 77, comma 2, Cost. secondo la “storica” sent. n. 22/2012 Corte cost.), è incredibile che il Governo della Repubblica non abbia indicato quali fattispecie rientrano nelle suddette categorie (“motivi di salute”, “specifiche esigenze”, etc…) la cui determinazione è rimessa all’ultima autocertificazione.

Vi rendete conto del livello di chi ci governa? Chi ha fatto questi decreti-legge? Ad emergenza finita, e dopo aver pianto e onorato i nostri morti e coloro che hanno combattuto e combattono in prima linea, qualcuno dovrà pagare per i ritardi nella gestione dell’emergenza, per i danni all’economia e si dovranno valutare anche eventuali responsabilità penali di Conte e dei suoi Ministri.

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