Il Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore, prof. avv. Giuseppe Conte, nella conferenza stampa di venerdì 10 aprile 2020, ha escluso che l’Italia stia trattando con l’Unione Europea l’attivazione del MES.

Al contempo, con un atteggiamento e in una circostanza non consoni, ha attaccato Matteo Salvini, segretario federale della Lega e senatore, e Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia e deputata, responsabili di aver parlato impropriamente di utilizzo di questo strumento.

Ora, e al di là dei post che non mi interessano, prima di qualunque attacco personale “l’avvocato del popolo” dovrebbe ricordare che la legge ordinaria dello Stato 24 dicembre 2012, n. 234, la quale disciplina la partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione Europea, all’art. 5, comma 1, prevede che il Governo della Repubblica informi «tempestivamente le Camere di ogni iniziativa volta alla conclusione di accordi tra gli Stati membri dell’Unione europea che prevedano l’introduzione o il rafforzamento di regole in materia finanziaria o monetaria o comunque producano conseguenze rilevanti sulla finanza pubblica».

L’ultima informativa di fronte ai due rami del Parlamento italiano da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri è datata mercoledì 25 marzo 2020 alla Camera dei Deputati e giovedì 26 marzo 2020 al Senato della Repubblica.

Eppure, prima dell’Eurogruppo del 09 aprile 2020, che ha affondato qualunque discussione attorno ai c.d. Eurobond (nonostante gli spiragli intravisti dal Ministro dell’Economia e delle Finanze) e sui quali è nota la forte contrarietà di Germania, Olanda ed Austria, le Camere non sono state informate. “Vedremo il modo di farlo…” è la frase che si sente spesso, come l’annuncio dei famigerati decreti del Presidente del Consiglio, dei quali si annuncia il contenuto prima ancora della firma, o quando circola solo una bozza.

Da ultimo, in merito ai c.d. Eurobond o Coronabond, cioè lo strumento per mutualizzare il debito degli Stati dell’eurozona, garantito dalla Banca centrale europea, è utile ricordare come la Repubblica Federale Tedesca abbia tutto l’interesse al mantenimento dell’austerità monetaria. Infatti, più i Paesi mediterranei cadono in recessione, più i capitali fuggono in direzione della Germania. Così lo spread, il differenziale del costo del debito con la Germania, sale per i Paesi più fragili.

In questo modo, come bene è stato evidenziato dal dott. Enrico Grazzini sulla rivista MicroMega, «l’economia tedesca può avvantaggiarsi dalla speculazione finanziaria e indebitarsi a tassi negativi o irrisori». Infatti, continua l’autore, mentre prima dell’avvento dell’euro, se i capitali fuggivano verso il marco questo si rivalutava, e la corrispondente svalutazione della lira faceva sì che l’Italia rimanesse a galla grazie all’aumento dell’export, ora, invece, con la moneta unica, la pressione di mercato sui titoli del debito pubblico fa sì che i Paesi periferici dell’euro, come l’Italia, rischiano di non potersi più finanziare e di fallire, o di dovere ricorrere alle «amorevoli cure» della Troika.

In questi giorni di segregazione in casa, ho scoperto esservi due categorie di inetti: la prima, che si può ricavare dalla narrativa di Italo Svevo, è quella di chi non riesce a relazionarsi con gli altri e a vivere pienamente la propria vita; la seconda, l’incapacità di svolgere i propri compiti, di intervenire con ritardi di due settimane dopo aver dichiarato un’emergenza sanitaria ai sensi dell’art. 24 del D.lgs. n. 1/2018 (Codice della Protezione civile), di promettere soldi (rectius garanzie sui prestiti) a pioggia, è ottimamente rappresentata dal Governo Conte bis. Questa, a differenza della prima, essendo evidente di per sé, non abbisogna di spiegazioni.  Basta solo accendere la Tv o aprire i social.

Daniele Trabucco*

*Associato di Diritto Costituzionale italiano e comparato e Dottrina dello Stato presso la Libera Accademia degli Studi di Bellinzona (Svizzera)/UNIB-Centro Studi Superiore INDEF (Istituto di Neuroscienze Dinamiche «Erich Froom»). Dottore di Ricerca in Istituzioni di Diritto Pubblico

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