Avete letto il Decreto Legge 8 aprile 2020, n. 22, il c.d. Decreto scuola? Dategli un occhio: è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale n. 93, dell’8 aprile 2020. Il paradigma del nulla di questo Governo.

Vediamo il perché:

1) Siamo oltre la metà del mese di aprile 2020 e non sappiamo ancora come si concluderà l’anno scolastico in corso e quali saranno i criteri di valutazione, poiché tutto è rimesso all’adozione “possibile” (“possono”, recita la disposizione normativa dell’art. 1) di una o più ordinanze del Ministero dell’Istruzione. Queste ad oggi non ci sono (solo ieri è iniziata la discussione del disegno di legge formale di conversione presso la Commissione parlamentare permanente Istruzione del Senato della Repubblica);

2) Queste ordinanze (sempre art. 1) dovrebbero definire le modalità e le strategie dell’eventuale integrazione e recupero degli apprendimenti, a decorrere dall’1 settembre 2020, relativi all’anno scolastico 2019/2020. Ora, a parte il fatto che non si sa se ci sarà o meno questa “integrazione”, l’art. 2 stabilisce che l’inizio del nuovo anno 2020/2021, d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni, deve necessariamente tener conto di questa possibile attività di recupero, definita quale attività didattica ordinaria. Come fa un’attività di questo tipo a “recuperare” gli apprendimenti di un intero quadrimestre? E qualora questa attività, come probabilmente avverrà, sarà molto più limitata, che cosa si recupererà? E un recupero di alcune settimane è davvero idoneo a integrare 4 mesi di scuola, o almeno una parte di essi? A me pare una grande presa per il culo verso gli alunni e le famiglie;

3) Come si svolgeranno gli esami finali della scuola secondaria di I grado e di II grado? Anche qui sono previste ordinanze il cui contenuto dipenderà dal rientro o meno in classe entro il 18 maggio 2020. Tuttavia, noi non sappiamo se le scuole potranno aprire (improbabile) con la conseguenza che, a meno di due mesi dalla fine del secondo quadrimestre, nessuno sa come si svolgeranno le prove e quali parametri di valutazione verranno adoperati, perché, anche in questo caso, tutto dipenderà dalle possibili ordinanze del Ministero dell’Istruzione;

4) Se nelle more della “discussione parlamentare” della legge di conversione vengono adottate queste ordinanze, ma poi la legge decide di disciplinare in modo diverso gli aspetti di cui sopra, sottraendo (come dovrebbe essere) questo potere al Ministero dell’Istruzione, come si dovranno comportare gli insegnanti e i dirigenti scolastici che nel frattempo hanno avviato il sistema conformemente ai provvedimenti ministeriali? Si potrebbe replicare: è un’ipotesi di scuola. Vero, ma sempre possibile, restando in capo al Parlamento il potere di non convertire il Decreto Legge o di emendarlo, o di convertirlo senza modifiche. Chi scrive Decreti Legge di questo tipo? Come si fa lasciare in sospeso questioni così importanti, la cui soluzione è demandata a ordinanze che “possono essere adottate”. Possono? Questi vanno mandati a casa il prima possibile! Una compagine governativa, tra Ministri con portafoglio e Ministri senza portafoglio, al limite dell’imbarazzante. Purtroppo, davanti a queste scelte frammentate e confusionarie, ci rimetteranno i nostri figli.

E Mattarella? Zitto. Lui è buono, ha gli occhi dolci, ci vuole bene ed è pronto a ricordare il 25 aprile…

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