Andando al sodo, dopo 3 abbondanti mesi dallo scoppio della bomba Covid-19, mi sembra che la situazione alla quale siamo giunti possa essere tratteggiata così.

Il tutto è attribuibile al Fattore 2F (Fabio Fazio). Come qualcuno ricorderà, il virologo Burioni è andato a fare il fenomeno da lui (ricordate le sue parole? “La possibilità che il coronavirus imperversi da noi sono quasi nulle”) e i nostri governanti, perennemente a corto di idee e altrettanto perennemente in cerca di consenso farlocco (ricordate? “Abbracciamo i cinesi, alla faccia di chi li vuole mettere in quarantena”), hanno pensato bene di mettersi nelle mani dei virologi, al posto di lasciar fare ai medici. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Più di 3 mesi di tutto e del contrario di tutto, con i virologi in tv e i medici a sgobbare negli ospedali trasformati in trincee, ove sono stati convogliati tutti i febbricitanti dell’intera Italia, ottenendo così un “tutto esaurito” che ha messo in serissima difficoltà l’applicazione di terapie adeguate per mancanza di indagini cliniche.

In pratica, tre mesi in cui i medici – costretti da una pressione mediatica a combattere una malattia che non hanno avuto il tempo di identificare eziologicamente – sono stati indotti a curare  l’appendicite per scoprire poi che invece si trattava di adenoidi.

Ho sempre rigettato la logica del “piove governo ladro”, però, in questo caso, la politica ha dimostrato la sua peggiore inadeguatezza dal 1945:

  • ha creato le premesse di una perniciosa confusione nella gestione sanitaria della crisi, permettendo che i virologi soppiantassero i medici e per tre mesi venissero applicate terapie sbagliate;
  • ha emesso centinaia di decreti approssimativi e contraddittori;
  • ha effettuato inopportune comparsate televisive per avanzare roboanti promesse, che ancora adesso rimangono campate per aria e per attaccare l’opposizione con accuse per la maggior parte fondate sulla menzogna e sull’imprecisione. Non mancando, peraltro, di rimediare una figura da “dietro la lavagna con il cappello da asino” dissertando sulla Pasqua.

Mi viene in mente una invereconda canzoncina della sinistra estrema di quegli anni, che solo un pirla può ricordare come “formidabili” (taccio il nome del pirla). La canzoncina diceva: “Cosa vuoi di più compagno per capire che è giunta l’ora del fucile?”.

Ebbene, l’ora del fucile è auspicabile che non giunga mai, ma l’ora di mandare a quel paese questa classe politica di inetti è scoccata.

Tanto per dare un esempio di come si gestisce una crisi di questo tipo, riporto quel che sta accadendo in Marocco, un paese che noi consideriamo terzo mondo.

Qui risiedendo, rilevo che l’epidemia è sostanzialmente sotto controllo per questi semplici motivi:

  • chi si occupa di sanità sono i medici e non i virologi;
  • chi consiglia le decisioni da adottare è un sanitario che ci mette la faccia… non davanti alla televisione, ma davanti al Sovrano;
  • chi decide il da farsi ha le idee chiare, non subisce condizionamenti e, a fronte di un’emergenza, ha la capacità di dire alla burocrazia di farsi da parte.

Riassumo in maniera concisa qual è stato il modus operandi delle autorità implicate nella crisi (forze dell’ordine e sanità):

  • l’obiettivo di primo tempo è stato quello di rallentare il contagio;
  • è quindi stato emanato un decreto che impone in maniera progressiva un isolamento sempre più rigido;
  • le forze dell’ordine hanno provveduto a realizzare il controllo del territorio;
  • i responsabili delle amministrazioni locali sono stati militarizzati;
  • i medici marocchini (quasi tutti formatisi in Francia) si sono tenuti in stretto contatto con i colleghi francesi e hanno saputo far tesoro delle esperienze che nel frattempo loro maturavano in quegli ospedali;
  • sulla base di quell’interscambio diretto e personale hanno identificato nel protocollo che in Francia era ancora in discussione, la terapia che secondo loro (da medici e non da virologi) andava bene e l’hanno applicata qui, anticipando i tempi;
  • contemporaneamente hanno fatto incetta di farmaci presso una società farmaceutica francese delocalizzata qui.

Risultato: contenimento del contagio e dei decessi in rapporto al fatto che quella marocchina è una società ad elevata coesione famigliare. Due numeri per chiarire meglio: 

  • in Marocco, paese con circa 40 milioni di abitanti, si registrano oggi poco più di 100 decessi;
  • in Italia con 65 milioni di abitanti si sono registrati 20.000 decessi.

Il governo in carica, da Giuseppi in giù, non sente la necessità di rendere qualche conto per chiarire la sua manifesta imperizia, imprudenza e negligenza?

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