È dai tempi della cattività avignonese che il Papa e i suoi prìncipi non sono così renitenti alla Chiesa. Al tempo di quella cattività, almeno, il Papa se ne stava zitto in attesa di tempi migliori,  che poi sono arrivati.

Di questi tempi, invece, il Papa – o quel che ne resta – e i suoi cortigiani, dalla Santa Sede di Roma, parla di tutto con gli esponenti più qualificati del mainstream cercando un compromesso al ribasso, blandendoli e condividendo con loro persino il whisky oltre che banalità come non se ne sentivano dai tempi del «quando rientrate a casa date una carezza ai vostri figli e dite loro che è il Papa che gliela dà».

Era l’11 ottobre del 1962, in apertura del Concilio Vaticano II (1962-1965). Non che quella frase pronunciata da Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli) fosse ignobile, anzi, solo che a fronte di un Concilio la banalità di quella frase cozzava contro le aspettative di un evento che si preannunciava rivoluzionario, ma che, in realtà, non aveva certamente scaldato i cuori della gente normale (la quale, forse inconsciamente, preavvertiva il disastro che ne sarebbe seguito con il post-concilio). Quella frase fu largamente strumentalizzata quando si volle esaltare la bontà di quel Papa che si voleva a tutti costi Buono, in quanto ben disposto nei confronti di quel mondo costitutivamente avverso alla Chiesa ed al cattolicesimo… Buona disposizione probabilmente non condivisa da Padre Pio.

Che pena l’assenza del ruggito papale nei confronti di uno Stato che interrompe una messa per comminare una multa al sacerdote celebrante (1).

Che pena la Via Crucis imperniata non sulla sofferenza del Cristo, che si è fatto agnello sacrificale, ma sulle riflessioni di detenuti, volontari e guardie carcerarie. Una Via Crucis improntata alla psicologia spicciola, quando invece reclama la profonda riflessione sul mistero che ci circonda dalla vita alla morte.

Con lacerante sofferenza ho già ricusato come Papa il renitente Vescovo Bergoglio, ripromettendomi di non parlarne più, ma davanti a questo suo silenzio assordante, di fronte al sacrilegio di una messa interrotta per una multa, sono più che mai risoluto: non sarà questo Papa renitente che mi allontanerà dalla Chiesa e dal mio convincimento circa la bellezza e la necessità del papato; non saranno Bergoglio e soci, che perseguono con insistenza la riduzione della Chiesa a ONG e del suo capo alla caricatura di un sindacalista la cui parola è fallibile «flatus vocis» tra i tanti di un mondo che sproloquia, ad averla vinta.

Non prevalebunt! Ne sono certo, ma quanto prima sorga un Papa! È da troppo tempo che ne siamo orfani.

Note

(1) È accaduto a Gallignano, in provincia di Cremona, la scorsa domenica 19 aprile, quando il sacerdote, don Lino Viola, è stato interrotto nel corso della celebrazione della S. Messa, da uno zelante carabiniere, che gli ha comminato una sanzione per violazione delle disposizioni che, a causa dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19, vietano, di fatto, la celebrazione della S. Messa alla presenza dei fedeli. In quella chiesa, durante la celebrazione, c’erano 13 persone distanziate a circa 4 metri l’una dall’altra.

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