Io non faccio il medico e men che meno il virologo, e quindi non so valutare se questa epidemia sia davvero tale e se questo virus sia così invincibile.

Mi limito a poche constatazioni.

La prima e la più sconcertante è che non meglio di me se la cava Burioni il quale, col fiuto fino dello sciacallo, sforna un bel libro su una materia, la virologia, sulla quale ha dimostrato una competenza simile a quella dei cannibali in tema di onoranze funebri

Conte sembra un cane (nel senso di “attore poco dotato”) chiamato d’improvviso a sostituire un fuoriclasse impossibilitato: la parte non è la sua, la recitazione malamente impostata, le battute fuori tempo.

I soldi, a differenza delle autocertificazioni, non arrivano e il portavoce del governo, un miracolato che crede di aver pienamente meritato il miracolo e le cui qualità ha svelato solo al fidanzato cubano, apre bocca quando dovrebbe tenerla cucita, avendo della comunicazione governativa un concetto che stonerebbe pure nella “casa chiusa” dove ha iniziato la carriera.

In questo baillame di comunicati, di esperti nel pallone e di troppe tragedie, forse evitabili, saltano agli occhi poche, ma chiarissime verità: il governo sapeva molto prima di quando ha deciso, malamente, di muoversi.

Il capo del governo ha detto il falso su una questione fondamentale, la capacità di reazione del Paese di fronte ad una pandemia, sostenendo che si era “prontissimi”, pur non avendo, gli ospedali, neppure le dotazioni minime.

Conte non ha fatto nulla quando avrebbe dovuto; Conte non ha idea di cosa fare in futuro: sulla sua coscienza pesano i morti di prima e quelli che inevitabilmente verranno.

L’idea di mettere a disposizione degli imprenditori i prestiti delle banche, è etica come invitare un bulimico ad un banchetto, con la differenza che il bulimico morirà di indigestione, gli imprenditori di fame.

Non c’è campo nel quale il governo sia in grado di dare direttive minime: né in quello sanitario, né in quello scolastico e men che meno in quello dell’imprenditoria.

Di questioni prettamente giuridiche che riguardano i diritti dei cittadini, alcuni avvocati cominciano a parlare e spero lo facciano a voce sempre più alta. Hanno il dovere, cui non possono sottrarsi, di difenderci da proposte che di giorno in giorno si fanno più invadenti delle metastasi in un corpo morente.

Impossibile non notare lo spiegamento di forze per stanare il runner solitario o il motociclista campestre: mai nulla di tutto ciò contro la delinquenza, soprattutto quella degli immigrati. L’aiuola sotto casa non è sicura per i bianchi, i porti del sud sono sicuri per i migranti!

Le Ong tedesche preferiscono noi… eppure la Germania conta pochissimi morti: i malati li cura a casa. La Corea ed il Giappone fanno tamponi a tappeto.

Il nostro governo non prende ispirazione da nessuno dei tre e si limita a guardare con sospetto chi sostiene, ragionevolmente, che questo virus non lo sconfigge un vaccino, ma pochi e poco costosi (e qui casca l’asino?) farmaci.

I nostri concittadini, che mai hanno osato denunciare i pusher sotto casa, sono diventati sceriffi con la flessibilità di una giuntura artritica, pronti a segnalare qualsiasi cosa si muova, pure il vicino, magari infermiere, che si ritira nottetempo.

Pensavano in troppi di poter scansare questa disgrazia perché “tanto muoiono solo i vecchi”, dando dimostrazione di una crudeltà che i 100mila aborti all’anno, non permettevano di ignorare neanche prima.

Dio ha voluto che questa crudeltà fosse punita: se il presidente del Consiglio e il suo portavoce li avessimo estratti a caso tra gli alcolisti anonimi, ci sarebbe andata meglio.

La Provvidenza però non è cieca, malgrado le Messe siano sospes e, in attesa del Mes, dai balconi si potrebbe iniziare a recitare i Rosari: l’Avvocata nostra mandi a casa l’avvocaticchio e ci dia una guida seria, seppur immeritata.

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