Supporters of Lebanon's Shiite movement Hezbollah gather near a giant poster of their leader Hassan Nasrallah during a ceremony to mark Ashura on September 20, 2018 in Beirut. - Ashura commemorates the death of Imam Hussein, grandson of the Muslim faith's prophet Mohammed, who was killed by the armies of his rival Yazid over the succession for the caliphate near Karbala in 680 AD. (Photo by ANWAR AMRO / AFP)

Apprendo che anche la Germania ha messo al bando, senza tuttavia scriverlo nel registro del terrorismo, Hezbollah, il partito islamico sci’ita libanese che è anche una milizia armata legata all’Iran e alleata della Siria ‘Alawita, anch’essa di confessione sci’ita.

Tale iniziativa, già assunta dagli Stati Uniti, seguiti a ruota da altri paesi satelliti, mi lascia molto perplesso per la giustificazione di fondo: il contrasto al jihad sci’ita.

Jihad sci’ita? E cos’è? Quando l’Iran ha manifestato l’intenzione di trasformare il mondo da cristiano, ebreo, buddista, induista, scintoista, in orbe islamico?

La principale fissazione iraniana è quella contro lo Stato di Israele, soprattutto per questioni di supremazia regionale, a maggior ragione adesso che Israele è alleato con l’Arabia Saudita, focolaio del peggior Islam sunnita e che, per volontà di supremazia sia religiosa che regionale, è il principale competitor dell’Iran.

Per chiarire che l’asserzione «contrasto al jihadismo sci’ita» è un’asserzione priva di senso, sarà bene fare una breve disamina di che cosa sia l’Islam.

Per chi non lo bazzica specificare che Hizb-Allah sia Sci’ita e che la siriana dinastia presidenziale di Bashar al Assad appartenga alla confraternita sci’ita ‘Alawita, potrebbe sembrare una questione di lana caprina, ma non è così in quanto il mondo arabo islamico è caratterizzato da una spiccata complessità. Cercherò di fare un po’ di chiarezza al riguardo.

Per i non addetti ai lavori il mondo arabo islamico si presenta con due facce:

  • la maggioritaria sunnita (penisola arabica, Egitto, Libia, Maghreb, Palestina, Sudan, Mauritania, Pakistan, Afghanistan, Turchia, alcune repubbliche ex sovietiche e la maggior parte delle comunità arabo islamiche incistate in Europa);  
  • la minoritaria sci’ita (Iran e comunità sci’ite in Iraq, Siria, Libano, Giordania). 

In realtà, il mondo arabo islamico di facce ne ha tre, vediamole:

In ambito sunnita ne contiamo due:

  • una (minoritaria), contigua alle istanze più integraliste, di derivazione wahhabita, che impersonifica la degenerazione della religione in ideologia, impresentabile per svariate ragioni e  paradigmaticamente riassunte nelle due immagini qui pubblicate, di una manifestazione islamista dalla connotazione jihadista avvenuta nell’università di Kairouan (Tunisia) nel 2013 ove si inneggia al gruppo jihadista «Jound Allah» organico al più ampio gruppo tunisino «Ansar Shari’a», distintosi nell’assalto all’ambasciata americana in Tunisi avvenuto nel 2012; nel secondo lenzuolo appare evidente l’esaltazione dell’azione di sgozzamento degli infedeli rappresentati da uomini impauriti vestiti con le ormai funestamente note tute color arancione, fatte indossare ai prigionieri prima di essere giustiziati; 
  • una (maggioritaria), che mi piace lumeggiare riportando il discorso pronunciato dall’allora principe ereditario del Marocco Moulay Hassan (poi Re Hassan II), in occasione dell’inaugurazione del monastero benedettino di «Toumliline» (Atlante marocchino anni ‘60):
Discours d’accueil de SAR Moulay Hassan Dans ce pays que Sa Majestè le Roi espere voir devenir le trait d’union entre l’orient et l’occident,……..mesdames et messieurs, vous etes chez vous. Car l’homme de bien, le croyant, l’homme honnete est partout chez lui…… Alors, ce pays qui est le votre, est surtout la maison de Dieu, elle est celle de tous les croyant, celle de tous les hommes qui ont des aspirarions egales dans un monde meilleur.

La terza faccia è quella dell’islam Sci’ita, la quale si presenta con  un’espressione che, senza volontà di offesa né di banale sdrammatizzazione, definirei  sostanzialmente «innocua» sul piano della volontà di espansione religiosa e politica. Non ha mai espresso una evidente volontà di lebensraum religioso, come, invece, ha in animo la sunnita e wahhabita Arabia Saudita.  

È un dato di fatto oggettivo: il jihadismo è sunnita, gli allegri sgozzatori di Allah, gli attentatori suicidi, i terroristi armati di AK47 o quelli che con i camion hanno falciato i passanti in suolo europeo sono tutti sunniti, wahhabiti e riconducibili alla Fratellanza Musulmana. il cui motto è: «Dio è il nostro obiettivo. Il Profeta è il nostro capo. Il Corano è la nostra legge. Il jihad è la nostra via. Morire nella via di Dio è la nostra suprema speranza».

Mai l’Iran ha dato da intendere di voler espandere la sua fede religiosa al di fuori dei suoi confini geografici costituiti da una nazione dall’antica e gloriosa civiltà, l’Iran – forse perché fin dalle origini, in seguito a un imbroglio successorio e ad una sicura sconfitta militare – è stato costretto in un angolo dalla tracotanza della crescente sunna,  lì si è appartato sviluppando una teologia propria sulla base della questua dei numerosi filosofi della tradizione persiana.

Checché ne dica la propaganda yankee, è un incontrovertibile dato di fatto: l’Iran, nazione confessionale in cui la religione di Stato è l’Islam sci’ita, mai ha tentato di esportare, con la violenza l’Islam oltre i propri confini (come invece hanno fatto e continuano a fare i sunniti wahhabiti) limitandosi ad un’alleanza con la Siria e a fornire un sostegno alla milizia libanese sci’ita Hizb-Allah.

E non è una sfumatura trascurabile il fatto che dall’avvento di Khomeini al potere, l’Iran mantenga un fecondo dialogo teologico con il Vaticano, con tanto di auguri pasquali in cui si auspica il ritorno del «Masih ‘Ayssa ibn Mariam» (Il Messia Gesù figlio di Maria).

Che l‘Iran sia un paese confessionale in cui la legge viene applicata con metodi che a noi risultano feroci è indubbio, ma questo attiene agli affari interni di un paese sovrano con il quale abbiamo la facoltà di stabilire o non stabilire rapporti, oppure calibrarli in funzione della presentabilità di quello stesso paese.

Comunque, da un punto di vista etico e morale, l’Iran non è meno presentabile dell’Arabia Saudita, del Qatar, degli EAU, del Sudan e di molti altri paesi musulmani dove viene applicata la shari’a e con i quali intratteniamo rapporti di alleanza economica, commerciale, finanziaria e militare, e dove mai è stato decretato un embargo.

Anzi, per rispetto delle minoranze religiose, gli Ayatollah sono quasi irreprensibili, soprattutto se paragonati ai loro cuginetti wahhabiti che, oltre ad imperversare nei paesi del Golfo contro ogni anche timida manifestazione religiosa che non sia islamica, cominciano a far sentire tutta la loro intolleranza anche da noi per interposta persona (ossia inducendo le comunità musulmane presenti in Europa a pretendere diritti suscettibili di indebolire la nostra civitas a favore di una civitas confessionale che è e sarà solo loro).

Pertanto, al posto di prendersela con un partito/milizia come Hezbollah, che mai ha compiuto atti jihadisti in giro per il mondo, sarebbe bene che noi europei cominciassimo a guardarci dalla Fratellanza Musulmana e dalle sue «antenne» (ONG, centri culturali, etc.) che promuovono la Da’wa[1] e il jihad in seno alle comunità islamiche incistate in Europa.


[1] Da’wa = predicazione attiva e plagiante.

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